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“Una censura occhiuta
e attenta” ha cercato di rendere “innocente” Friedrich Nietzsche
(1844-1900), operando una rimozione o facendo perdere le tracce delle
giovanili tesi molte polemiche nei confronti degli ebrei. Lo sostiene il
filosofo Domenico Losurdo, professore di Storia della filosofia dell’Università
di Urbino, che analizza in modo impietoso l’edizione critica delle opere
del filosofo e scrittore tedesco curata per la casa editrice Adelphi da
Giorgio Colli e Mazzino Montinari, pubblicata dal 1964 e attualmente
disponibile anche in tedesco, francese, giapponese e inglese. Tale edizione
è il caposaldo della Nietzsche-Renaissance, la rinascita di
Nietzsche.Losurdo ha da poco dato alle stampe per la casa editrice Bollati
Boringhieri (1.167 pagine, 68 euro) un monumentale libro dal titolo
Nietzsche, il ribelle aristocratico. Una biografia intellettuale e un
bilancio critico di cui ha fatto scalpore soprattutto il capitolo dedicato
alla “revisione del revisionismo”: Come si costruisce l’innocenza di
Nietzsche. Editori, traduttori e interpreti è la parte che ha suscitato
polemiche e fatto scrivere i giornali.Frutto di più di sette anni di
lavoro, il libro è già un caso e sarà presentato domani sera alle 21 a
Riccione alla presenza dell’autore. L’incontro è organizzato al Centro
della Pesa dal Comitato “Busto di Karl Marx” con l’assessorato alla Cultura
del Comune. A presentare il filosofo sarà l’assessore Francesco Cavalli.
Moderatore Luigi D’Amato, preside del Liceo Volta.“Avrei dovuto fare una
storia delle interpretazioni di Nietzsche – ha spiegato Losurdo su
Repubblica –. Ma sarebbe stata un’altra cosa. Il mio lavoro parte dal
presupposto che finora ci si è misurati poco sul piano della ricostruzione
e della contestualizzazione storica di Nietzsche. Su di lui si è fatto
spesso un lavoro arbitrario. Si è colto un aspetto ignorando
l’intero”.“Delle scelte discutibili dell’edizione Colli-Montinari – ha
dichiarato invece il professore a Corrado Ocone sul Mattino di Napoli –
parla ampiamente l’Appendice del mio libro. Per fare un esempio clamoroso:
il ‘trattamento dei malati’, che nell’originale ha un sinistro significato
eugenetico, come dimostra l’insistenza di Nietzsche sulla necessità di far
finalmente valere la ‘legge della selezione’ a danno di ‘tutto ciò che deve
perire’, diviene nella traduzione italiana un’amorevole ‘cura dei malati’!
La sorella Elisabeth è un comodo capro espiatorio per coloro che sono
comunque decisi ad immergere il filosofo in un bagno di innocenza”. Come si
sa, la sorella venne accusata di aver manipolato gli scritti e l’eredità filosofica
di Nietzsche.“Conviene allora ricordare – prosegue Losurdo – la saggia
osservazione formulata da Gadamer, nel 1986, a proposito delle pretese
avanzate dall’edizione Colli-Montinari o delle illusioni maturate attorno
ad essa: ‘è ingenuo credere che oggi, con a disposizione il vero Nietzsche,
siamo definitivamente affrancati dalle preoccupazioni che hanno tormentato
gli interpreti precedenti’”.Domenico Losurdo (Sannicandro di Bari, 1941) ha
studiato a Tübingen e ad Urbino, dove si è laureato in Filosofia con
Pasquale Salvucci, con una tesi su Karl Rosenkranz. È professore ordinario
di Filosofia della storia nell’Università di Urbino e presidente della
Internationale Gesellschaft für dialektische Philosophie- Societas
Hegeliana. Tra le sue opere La catastrofe della Germania e l’immagine di
Hegel, Milano, 1987; Hegel e la libertà dei moderni, Roma, 1992; La Seconda
Repubblica. Liberismo, federalismo, postfascismo, Bollati Boringhieri,
Torino, 1994. Uno dei principali campi di ricerca di Losurdo è costituito
dalla ricostruzione della storia politica della filosofia classica tedesca
da Kant a Marx, e del dibattito che su di essa si sviluppa in Germania
nella seconda metà dell’Ottocento e nel Novecento.
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