![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 FEBBRAIO 2003 |
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Platone
e Aristotele, lotta per il copyright
Scontro fra titani Ma un libro a più mani svela che
i due filosofi sono vicini più di quanto si crede
Nelle Vite dei filosofi Diogene Laerzio racconta che,
quando Aristotele lasciò l'Accademia, Platone si lasciò scappare una
risentita affermazione: «Mi ha preso a calci, come i puledri la madre che
li generò». Un episodio per il quale non si può accertare il confine tra
veridicità e aneddotica. Certo è che molte furono le differenze tra lo
Stagirita e il maestro ateniese. Una lotta tra titani, le cui controversie
su metafisica, fisica, estetica, teoria delle idee e del Bene, del piacere,
della politica avrebbero dato materia di discussione ai filosofi di ogni
epoca. Compresi quelli di oggi, come dimostra la presente raccolta di
saggi, firmati da studiosi di primo piano nel campo dell'antichistica, come
Enrico Berti, massimo esperto di Aristotele. Lo sforzo dei 16 autori porta
alla messa a fuoco della trama di discussione all'interno della prima
Accademia platonica, evidenziando come lo "strappo" di Aristotele
fosse in realtà nutrito di rimandi e agganci all'opera del filosofo del
mito della caverna. «Un rapporto di concordia discors per sua natura
aperto a diverse e anche opposte interpretazioni», nota il curatore. Si
tratta, insomma, come recita il sottotitolo del volume di «Convergenze e
divergenze» tra i due monumenti del pensiero. Visti, però, nella loro
dinamica. Ad esempio l'argentino-francese Nestor Luis Cordero evidenzia
come la critica spietata di Aristotele al Sofista riprenda molto da
questo. Anzi, Aristotele è «buon discepolo» del suo maestro, quando
utilizza i passi di chi vuol confutare, ma non lo cita nei punti in cui
concorda. Ai tempi, ironizza lo studioso, non c'era il copyright. Se
un concetto «è sbagliato, merita di essere criticato perché non fa avanzare
il pensiero e in questo caso nulla impedirebbe di citare l'autore del
"passo falso"». Non il contrario, l'idea buona è patrimonio della
filosofia. Così si spiegherebbe la celebre formula «Io sono amico di
Platone (dunque posso criticarlo), ma la mia più grande amica è la verità
(dunque, quando Platone dice qualcosa che accetto, non lo menziono)». Del
laboratorio interno all'Accademia, con Aristotele che critica Platone da
posizioni che nel frattempo lo stesso, anziano, ha rivisto anche per
influsso dell'allievo, sono testimonianza i due saggi sulla politica di
Mario Vegetti e Silvia Gastaldi. Il primo soprattutto evidenzia come il II
libro della Politica aristotelica - nonostante le innegabili
differenze «antropologiche» - sia l'«episodio conclusivo» di una strategia
interna all'Accademia, nella quale già il vecchio Platone avrebbe rivisto
le sue opinioni sulla repubblica ideale. Livio Rossetti, infine, mette in
evidenza come la riduzione del pensiero giuridico greco al dominio di
filosofia e politologia sia errata: infatti sia nei due grandissimi che nei
peripatetici si trovano tracce di una letteratura giuridica in senso
stretto. Uno dei tanti spunti che come scintille escono dallo scontro tra
giganti.
Gigantomachia
Morcelliana.
Pagine 480. Euro 32,50