[Politiche della vita all'ombra del
santo
Clonazione, legge sulla
procreazione assistita: politica e scienza nel seminario tra «laici e credenti»
promosso dalla Fondazione Italianieuropei ad Assisi
«Un fruttuoso dialogo
sulla vita umana, all'ombra di San Francesco per raggiungere credenti e non
credenti mediante sorella tv». Il «Dialogo sulla vita umana», seminario
«bioetico tra laici e credenti» promosso dalla fondazione Italianieuropei
insieme al Sacro Convento di san Francesco di Assisi e alla Giulio Einaudi
editore, ha ottenuto anche la benedizione mediatica del Maurizio Costanzo Show,
che gli ha dedicato la puntata di ieri sera, registrata nel convento di Assisi
per la prima volta aperto a «sorella tv», come ha spiegato padre Enzo Fortunato
(la chiesa, si sa, diffida della scienza ma quando serve usa la tecnologia).
Nota a margine: Nel comunicato di lancio del Costanzo Show il dialogo diventa «tra cattolici e laici». Non se
ne abbia a male Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma che aveva auspicato
l'approdo «a un sistema giuridico accettabile che non offenda i principi
fondamentali di ciascuno». Era prevedibile che l'incontro promosso dalla
fondazione riformista finisse con l'oscillare come un pendolo tra l'imminenza
della guerra all'Iraq - con Casini convinto che «sulla situazione
internazionale ci sono ricette diverse, ma qui ad Assisi evochiamo l'obiettivo
che è la pace per tutti» - e l'irrealtà della clonazione umana, portato nefasto
di una scienza-spettacolo che, ribaltando il metodo inaugurato da Galilei,
prima annuncia una possibilità e poi sperimenta. Tra il volo alto di un parterre de roi rigidamente tripartito tra scienza, fede e morale,
politica e
bisecato tra laici e credenti, l'invocazione
di terreni comuni per frenare la scienza onnipotente, i richiami alla libertà
(anche di quella ricerca così penalizzata da Moratti) e l'ossessione di
trasformare la nuova intesa in norme, codici, regole.
Che l'incontro nasca dall'auspicio «di trovare i fondamenti
di un'etica comune» è lo stesso D'Alema a spiegarlo. Dalla mappatura del genoma
umano alle cellule staminali, dalla tutela della vita alla ricerca sugli
embrioni, dalle terapie geniche alla clonazione terapeutica, sostiene il presidente
di Italianieropei, «la politica ha bisogno di raccogliere informazioni e
indicazioni dagli scienziati». Ma poi «occorre mettere a fuoco i valori comuni.
In un grande paese moderno e civile l'asprezza della dialettica può essere
tanto più libera se contemporaneamente si lavora a rafforzare il tessuto dei
valori comuni che definiscono una società».
Etica ma anche regolazione pubblica, dunque norme come nel
caso della fecondazione assistita, dove abbiamo assistito in questi anni a una
gran battaglia politica fatta proprio in nome dei valori, pattinando
disinvoltamente sul terreno scivoloso della bioetica e producendosi in
mirabolanti esercizi di integralismo neocattolico (e non solo), sbandierando la
difesa a oltranza della vita nel disconoscimento della supremazia femminile
nella riproduzione. Quando la lingua del diritto e quella dei valori «forti»,
vanno a braccetto gli esiti non possono essere che pericolose e «trasversali»
convergenze, o latitanze. E' successo proprio in un recente passato a Giuliano
Amato e a D'Alema in svariate occasioni di trincerarsi dietro una inquietante e
generica «libertà di opinione» su materie come l'interruzione della
gravidanza...
Con la sua radice greca - bios
- ormai declinata in ogni modo possibile e con svariate aggiunte (yogurth
incluso), la vita è diventata una parola di gomma buona per tutti i cambi di
stagione (politica). Un valore cattolico-laico onnicomprensivo. Agitato anche
nelle polemiche recenti (come la «rivolta» degli scienziati) fra comunità
scientifica e ceto politico proprio sulla libertà della ricerca e sui poteri
della politica nel regolarla e indirizzarla. La pietra dello scandalo è la
clonazione. Si va da Casini che guarda con orrore «a ogni forma di
manipolazione artificiale della vita», a Cinzia Caporale, del Comitato
nazionale di bioetica, che respinge «ordinanze e regolamenti» emanati da
«singoli ministri, dirigenti o comitati: per regolare la ricerca occorre nulla
di meno di una legge costituzionale, approvata a maggioramza qualificata, a
doppia lettura e sottoponibile a referendum.
Chi con la ricerca ha a che fare in laboratorio tutti i
giorni prima delle mediazioni ideologiche vede i dettagli che fanno le
differenze. Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di biologia
molecolare dell'università di Pavia, ribadisce alcuni punti fermi già ben noti
a lettrici e lettori di questo giornale. Il no alla clonazione umana è unanime
nella comunità scientifica, ma va motivato non tanto e non solo con i pericoli
per l'embrione, bensì soprattutto con i rischi per la salute della donna. E il
biologo mette ancora una volta in guardia dai ripetuti (e falsi) annunci di
«fotocopie» e replicanti umani che rischiano però di gettare in ombra una
tecnica fondamentale, quella del trasferimento nucleare. Mettere da parte la
paura, dunque, ed esaminare le reali possibilità offerte dal progresso della
scienza, senza chiudere le porte in primo luogo alla clonazione terapeutica. E
Carlo Flamigni taglia corto: «Un clone perfetto è irrealizzabile». E questo
perché le cellule umane sono plasmabili da mille fattori, e il risultato finale
è influenzato da studio, esperienze, relazioni. Insomma, biografia e non
biologia.
Angelo Vescovi, responsabile dell'istituto di ricerca
sulle cellule staminali del San Raffaele di Milano, propone un test per
scoprire le migliaia di embrioni conservati nei centri per la fecondazione
assistita e rimasti inutilizzati sono vivi o no. Le cellule staminali
embrionali, aggiunge, non sono una panacea: converrebbe concentrarsi su quelle
adulte. Massimo D'Alema è d'accordo, ma Giuliano Amato apre alla possibilità
di utilizzare le cellule degli embrioni: come per la donazione di organi, «il
genitore che dà vita con la fecondazione artificiale a embrioni sovrannumerari,
potrebbe dare il consenso a trarne cellule staminali».
Ma c'è una posta in gioco più vicina, molto più vicina ed è
la legge sulla fecondazione assistita. E' qui che il dialogo deve arrivare a
una qualche precipitazione, essendo ripresi i lavori al senato sul mostro
giuridico integralista e veteropatriarcale licenziato dalla maggioranza alla
camera. Ed è ancora il cattolico Casini a suonare sul tasto della
mediazione.Una legge urge, è bene che il lavoro fatto alla camera non vada
sprecato e che il senato lo raccolga, ma «magari emendandolo», perché «il
compito della politica deve essere quello di ricondurre entro un possibile
spazio comune anche ciò che appare divergente sul piano etico». Parole che si
prestano a interpretazioni opposte. Infatti Pedrizzi, An, le coglie al volo per
annunciare una nuova crociata parlamentare contro l'accesso alle Tra da parte
dei conviventi, e a favore dell'adottabilità degli embrioni crioconservati,
mentre Giro (Fi), si limita a sperare che il senato confermi il testo della
camera. Ma da sponda opposta Luana Zanella, Verdi, prende in parola il
presidente della Camera per ricordargli che una mediazione è possibile solo se
tutto il parlamento accetta il principio della laicità dello stato, come sin
qui non ha fatto, e se si punta a una legge che non invada le libertà personali
ma si limiti a disciplinare i centri di fecondazione. D'Alema è soddisfatto:
anche lui non ha dubbi che una legge ci voglia, la decisione politica non può
più latitare dalla bioetica ma deve avere basi scientifice e spirito laico:
«l'Italia è in ritardo, ci sono resistenze e noi abbiamo proposto questo
dialogo proprio per superare le contrapposizioni ideologiche». Auspicio
ottimistico. Rosy Bindi media a modo suo: «i cattolici rinuncino a possedere la
verità, e i non credenti accettino che la verità esiste e il punto d'incontro è
la ricerca da fare assieme per trovarla». Ma se c'è «la» verità, c'è da giurare
che le contrapposizioni resteranno invalicabili.
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