![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 29 GENNAIO 2003 |
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Karl
Popper ultimamente è un filosofo di moda, vuoi perché l'anno scorso è stato
celebrato da vari convegni in tutto il mondo il centenario della sua nascita,
vuoi perché, a torto o a ragione, molti illustri personaggi della nostra
contemporaneità vantano nel proprio pedigree di esserne stati allievi... Sta di
fatto che lo studioso austriaco, scomparso nel '94, con il criterio di
falsificazione ha scosso fondamenta che sembravano indistruttibili, quelle
della filosofia scientifica, oltre ad aver formulato affermazioni basilari
anche sulla società e le sue dinamiche. Nuova Civiltà delle Macchine,
l'associazione culturale forlivese che ormai da trent'anni compie un'opera di
ricerca, confronto e diffusione culturale ha deciso, in occasione di questo
centenario, di chiamare a raccolta diversi studiosi del pensiero di Popper e
riunire in due fascicoli della omonima rivista i loro saggi. Curati da Stefano
Gattei, i fascicoli (Karl R. Popper, 1902-2002: ripensando il razionalismo
critico) raccolgono contributi a trecentosessanta gradi in tutte le zone del
pensiero toccate dall'autore di La società aperta e i suoi nemici.
I saggi sono
improntati però ad un forte taglio critico delle zone d'ombra dell'elaborazione
popperiana: niente agiografie, dunque, ma un vero omaggio in questo senso al
fondatore del razionalismo critico.
A presentare
i due fascicoli venerdì 24 all'Auditorium di via Flavio Biondo a Forlì, ospiti
della Fondazione della Cassa dei Risparmi, sono stati lo stesso curatore, il
presidente dalla Fondazione Piergiuseppe Dolcini, Pantaleo Palmieri, presidente
dell'associazione, Dario Antiseri, ordinario di Metodologia delle Scienze
sociali alla Luiss di Roma e Silvano Tagliagambe, ordinario di Filosofia
della Scienza all'Università di Sassari. Sia Antiseri che Tagliagambe sono
anche condirettori della rivista Nuova Civiltà delle Macchine, della quale
hanno ricordato gli oltre vent'anni di attività e il prestigio internazionale
che le viene riconosciuto.
Dario
Antiseri ha basato il suo intervento sugli apporti al pensiero moderno da parte
di Popper: il valore dell'errore, della crepa rinvenuta dallo scienziato in una
teoria, che porta la comunità scientifica ad elaborare una teoria migliore.
Un criterio,
questo, applicabile ad ogni branca del sapere: all'ermeneutica, alla fisica,
alla biologia... campi di problemi su cui vengono elaborate congetture da
verificare e da confutare. Ma se le teorie scientifiche sono falsificabili e
fattualmente contestabili, non lo possono essere quelle filosofiche: e qui
Antiseri ha ricordato con un po' di ironia la polemica estiva sulla critica
popperiana al pensiero politico di Platone, condannato per la teoria della attribuzione
del potere al re-filosofo.
"La
polemica però è insensata e immotivata: alla domanda su chi debba comandare
infatti non c'è risposta, perché nessuno ha l'attribuzione naturale di
sovranità su altri. Il quesito razionale semmai è su chi controlla i governanti
e comunque anche l'elaborazione dell'idea di una società perfetta è negazione
della libertà: quando qualcuno prospetta un paradiso in terra, infatti, sta in
realtà preparando per gli altri un molto rispettabile inferno".
Di metodo critico ha parlato anche Silvano Tagliagambe che ha puntato la sua attenzione sul mondo della scuola italiana, reo, a suo dire "di alimentare negli studenti carenze non tanto a livello di nozioni e conoscenze, ma di capacità di applicare le stesse nozioni e conoscenze alla risoluzione di un problema, anche pratico". A Tagliagambe, che è stato ed è membro delle Commissioni tecniche del ministero dell'Istruzione, si potrebbe chiedere poi da quanti anni non entri in una vera aula scolastica e si debba basare, per valutazioni e progetti, su statistiche che, in quanto tali, alla faccia di Popper, sono opinabili a partire dalla stessa scelta dei parametri. Ma tant'è: la sua osservazione conclusiva è stata che la mente deve essere "teatro più che delle credenze soggettive, delle teorie, sottoponibili ad un controllo razionale collettivo che impegna ciascuno ad un confronto con le visioni altrui". Speriamo allora che la voce del mondo della scuola sia fra gli attori del personale "teatro" di Tagliagambe: nella pratica e non solo nella teoria.