RASSEGNA STAMPA

26 GENNAIO 2003
UMBERTO BOTTAZZINI
[Si diventa filosofi per prove ed errori

Non ho mai pensato, nel corso della mia «lunga vita, "voglio diventare un filosofo", e neppure "voglio studiare filosofia".  Né ho mai guardato a me stesso con soddisfazione come a un filosofo», confessava Popper una diecina d'anni fa, ricevendo il Kyoto Prize nel campo del pensiero filosofico del ventesimo secolo.  Se c'era una professione che «dopo qualche esitazione» aveva deciso di intraprendere, era stata dapprima quella di maestro di scuola (che

esercitò per qualche tempo), poi di insegnante di materie scientifiche nelle scuole secondarie.  Per questo motivo a sedici anni si era iscritto come studente "straordinario" di matematica e fisica all'Università di Vienna.

Gli anni della formazione di Popper trascorrono nella Vienna dei primo dopoguerra, un ambiente culturale tra i più vivaci e stimolanti dell'epoca.  In quegli anni cominciano a prender corpo La logica della scoperta scientifica, Miseria dello storicismo e La società aperta e i suoi nemici, volumi che «tutti e tre possono essere descritti come libri sulla teoria della conoscenza» e hanno consegnato il nome di Popper alla storia della filosofia.  Così, cominciando ad affrontare specifici problemi - il marxismo è una teoria scientifica?  Che cosa caratterizza, «rende genuina», una "qualunque" disciplina scientifica? «Perché nutro rispetto per l'astronomia e disprezzo invece l'astrologia»? - a poco a poco, ricordava Popper, «mi ero trasformato da maestro di scuola a filosofo di professione senza aver mai scelto la filosofia come materia di studio; senza aver mai cercato, di fatto, di diventare un filosofo.  Come è successo, allora?  La risposta è: sebbene "io" non abbia mai deciso di studiare filosofia, i "problemi" che avevo scelto come miei mi hanno obbligato a studiare molte cose, e tra queste la filosofia».

Con queste pagine autobiografiche di Popper si conclude la raccolta disaggi, curata da Stefano Gattei, che «Nuova Civiltà delle Macchine» ha pubblicato in occasione del centenario della nascita del grande pensatore. La varietà dei problemi che ha caratterizzato la ricerca filosofica di Popper si riflette nella varietà di questioni che vengono affrontate dagli autori dei diversi saggi, da Joseph Agassi a Dario Antiseri. a Peter Munz, a Paolo Parrini, Hermann Bondi, Franco Selleri, per non ricordarne che alcuni.  E se Hans Albert, un «vecchio antico di Karl Popper» per oltre quarant'anni, sottolinea che il razionalismo critico popperiano «combina un coerente fallibilismo con l'idea che la verità oggettiva è indispensabile per la conoscenza umana», Giulio Giorello propone nel suo saggio un'originale confronto con le posizioni di Luigi Einaudi, che in una delle sere «Prediche inutili» affermava che «la libertà vive perché vuole la discussione» e «sa solo che attraverso l'errore si giunge, per tentativi sempre ripresi e mai conclusi, alla verità».

 

«Karl R. Popper, 1902-2002: ripensando il razionalismo critico, a cura di Stefano Gattei, presentazione di Dario Antiseri, Nuova Civiltà delle Macchine, anno XX, n°l & n°2, 2002, pagg. 150 + 162, € 12,00 + 12,00.

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