![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 14 GENNAIO 2003 |
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Inciampare in un problema, tentare di risolverlo
formulando delle congetture e confutare le teorie elaborate. In questi tre
semplici passaggi Dante Antiseri, epistemologo e ordinario di Metodologia
delle Scienze sociali alla Luiss di Roma, concentra il metodo di procedere della
scienza secondo Karl Popper. Un percorso logico che Antiseri ha spiegato a
Sassari, in un’affollata aula magna della facoltà di Lingue, nel corso di un
convegno-dibattito svoltosi nelle scorse settimane per celebrare il centenario
della nascita del filosofo austriaco.
In un’epoca in cui le frontiere della medicina si aprono a scenari nuovi, tanto
entusiasmanti quanto inquietanti, ricordare l’insegnamento di Popper appare
quasi un obbligo morale. Come deve quindi comportarsi il ricercatore, il
medico, il biologo per affrontare le grandi questioni a metà strada fra
scienza, filosofia ed etica? Per Karl Popper, definito non a caso “il filosofo
della scienza”, la strada da seguire è indicata appunto da tre semplici parole:
problemi, congetture, confutazioni. Alla base del ragionamento di Popper ci
sono due punti fondamentali: la fallibilità, e l’inesistenza dell’induzione. Non
c’è teoria che possa essere infallibile: miliardi di conferme non sono
sufficienti a rendere vera un’ipotesi, ma basta un solo fatto negativo per
distruggerla.
«Quindi bisogna cercare sistematicamente le crepe che la rendono falsa», spiega
Dante Antiseri: «Prima si trova l’errore, prima il mondo scientifico deve
mettere a punto una teoria migliore. “Dobbiamo apprendere dai nostri errori”
affermava Popper». Ed è proprio su questo che deve fondarsi il moderno metodo
scientifico: mettere continuamente in discussione anche teorie ormai
consolidate e che abbiano ricevuto il consenso della comunità internazionale. Non
bisogna aver paura dell’errore, ma scatenare la creatività di ipotesi, con la
consapevolezza dei propri limiti.
Con queste premesse - osserva Antiseri - il concetto di induzione viene minato
alle basi: non può esistere un’affermazione universale fondata
sull’osservazione di casi particolari. La scienza va quindi messa in
discussione per amore della verità, «perché la pretesa di non sbagliare mai è
solo dei matti », sostiene l’epistemologo citando il medico Augusto Murri.
Dante Antiseri ha parlato senza soste, davanti a studenti e studiosi
affascinati e stimolati dalle spiegazioni e dai racconti del professore. È un
enciclopedia di citazioni, da Kant a Ferrier (il filosofo scozzese che coniò il
termine epistemologia), fino agli
illustri medici Augusto Murri e Maurizio Bufalini, autori di importanti studi
sui metodi e i fondamenti della conoscenza scientifica.
Dall’enunciazione del pensiero di Popper, il tema si allarga necessariamente
alle applicazioni politiche della sua filosofia e sul giudizio negativo che il
flosofo austriaco diede di Platone. «Da grande uomo qual era, Platone ha
commesso un grande errore» osservò Popper riferendosi alla domanda di Platone
“Chi deve comandare?” e rispondendo con quella che secondo lui sarebbe invece
la domanda giusta: “Come controllare chi comanda?”. Per Karl Popper, infatti,
«nessuno è venuto al mondo per comandare sugli altri - spiega Antiseri - e in
questo possiamo scorgere la forte influenza che le vicissitudini personali
hanno avuto sul suo pensiero filosofico». Così come molti altri grandi pensatori
e scienziati dello scorso secolo, anche Popper, ebreo, nel 1936 è costretto a
scappare dalla sua Vienna per evitare la terribile persecuzione del regime
nazista. Una vita vissuta intensamente tra scienza e filosofia, una coscienza
forte, un insegnamento di cui oggi più che mai sentiamo di non poter fare a
meno.