RASSEGNA STAMPA

10 GENNAIO 2003
ROMEO BASSOLI
[Scienza/Il telescopio Hubble immortala tracce del cosmo vecchie di 13 miliardi di anni
L’Universo bambino era sette volte più piccolo

UNA trentina di puntini rossi perduti in una zona buia e poco conosciuta del cielo. Sono l’ultima traccia di un Universo giovanissimo, lontano da noi nel tempo e nello spazio, molte volte più piccolo di quello in cui viviamo ora. Ci separano 13 miliardi di anni luce da questi oggetti che non sono ancora né stelle né galassie, ma un insieme caotico, esplosivo, tumultuoso e poco organizzato che sta per trasformarsi in quelle strutture del cielo che appaiono armoniose, eleganti, apparentemente eterne.
I ricercatori dell’Università dell’Arizona hanno avvistato quei lontani segnali attraverso il telescopio orbitante Hubble. Grazie al suo occhio che lavora a qualche centinaio di chilometri di altezza sulle nostre teste, libero dalle distorsioni dell’atmosfera, è stato possibile osservare per la prima volta i segni della fine di quella che gli astronomi chiamano “L’età oscura dell’Universo". Cioè quel momento di passaggio durato più o meno un miliardo di anni, in cui il cosmo si raffreddava e dava vita alle prime strutture organizzate della materia. Un momento in cui comparivano, appunto, questi primi oggetti cosmici.
«Dobbiamo pensare - commenta il direttore dell'Osservatorio astronomico di Capodimonte a Napoli, Massimo Capaccioli - a galassie molto giovani, dense di materia, più calde e luminose rispetto ad oggi (anche se a noi appaiono debolissime e fredde per via dell’enorme distanza e dell’espansione dell’Universo), caotiche e squassate da terribili esplosioni di ipernovae, cioè di stelle enormi. Insomma, una situazione parossistica, ma anche la culla di quei sistemi che popolano l’Universo attuale».
I risultati di questa scoperta sono stati presentati a Seattle, negli Stati Uniti, al congresso annuale dell’American Astronomical Society.
«La teoria prevede che 300.000 anni dopo il Big Bang l’Universo si sia espanso e raffreddato - spiega uno dei ricercatori dell’Università dell’Arizona, Haojing Yan - E’ questa l’età oscura, quella in cui il cosmo si è raffreddato abbastanza da permettere a protoni e elettroni di combinarsi tra loro per formare il primo gas stabile: l’idrogeno neutro». E’ questo gas a rendere “oscuro" l’Universo, perché comincia a bloccare la luce che fino a quel momento circolava liberamente nel piccolo universo nato dalla grande esplosione iniziale.
E’ proprio in questa lunga fase - iniziata circa 300.000 anni dopo il Big Bang - che poco a poco, tumultuosamente, si formano le prime stelle e galassie. Il problema, per gli astronomi, è che è estremamente difficile vedere quelle prime stelle perché l’onnipresente idrogeno neutro assorbiva la luce ultravioletta prodotta da questi primi oggetti.
Ma ad un certo punto, questo equilibrio si è spezzato. Le stelle e le galassie sono riuscite a cambiare la natura dell’idrogeno e a ionizzarlo. Questo gli ha impedito di intorbidare l’Universo bambino e ha permesso, poco a poco, alle prime stelle e galassie (o qualcosa che assomiglia a queste) di diventare visibili.
Puntando i loro telescopi in una zona della costellazione zodiacale della Vergine, gli astronomi sono riusciti a trovare questi primi oggetti che hanno fatto la “fuga di mezzanotte" dal buio cosmico e hanno iniziato ad illuminare l’Universo. Sono una trentina in tutto, molto rossi e con una luce che qui ci appare debolissima ma che se potessimo osservare da vicino vedremmo molto violenta.
«Per fortuna - dicono gli astronomi dell’Università dell’Arizona - quella zona del cielo in cui abbiamo puntato l’occhio di Hubble non contiene galassie luminose», che avrebbero inquinato, come le luci della città, il cielo da osservare.
Esistono altri oggetti come questi? Secondo i calcoli dei ricercatori americani, vi sono almeno 400 milioni di oggetti come questi nell’Universo. Ma sono anche convinto che i telescopi come Hubble possono per ora mostrare soltanto “la punta dell’iceberg" cosmico. Con i grandi telescopi di cui l’astronomia si doterà da qui ai prossimi dieci anni, sarà possibile vedere intere popolazioni di giovani galassie e stelle. La Nasa, da parte sua, ha già pronto un nuovo telescopio spaziale il “James Webb Space Telescope" da lanciare in orbita nel 2010. Il suo compito: “vedere" l’intera popolazione delle protogalassie. Spalancare quella porta da cui, per oggi, riusciamo a vedere solo attraverso il buco della serratura.
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