RASSEGNA STAMPA

9 GENNAIO 2003
OTTAVIO DI GRAZIA
[Con la clonazione di Eva (se fosse vera) il rischio della vita senza valore

Il proclama della setta dei Raeliani pone problemi antichi: riguardano la medicina, l'etica e l'intreccio tra scienza e potere. Il rischio di produrre una vita «modulabile artificialmente»

La presunta nascita di Eva, prima bimba clonata, è stata annunciata la settimana scorsa a Miami dalla dottoressa Brígitte Boisselier, della società Clonaid, legata alla setta dei raeliani, la quale crede che la vita sia stata creata da extraterrestri con l'ingegneria biologica La notizia, per quanto generica, ha provocato una serie di reazioni sospese tra lo scetticismo e l'ipocrisia di una parte della comunità scientifica.

Ma l'idea che un essere umano possa essere stato clonato è di una tale gravità che dovrebbe indignare tutti, indipendentemente dalle convinzioni religiose e dal credere o meno nell'importanza della clonazione a fini terapeutici.  La devastante portata delle implicazioni morali di un evento di tal genere è un dato che va interrogato e definito in tutte le sue conseguenze giacché esso appare il luogo di una partita aperta e decisiva che ci vede coinvolti tutti.  Non prenderne atto può essere rischioso quasi quanto è nefasto, e volutamente colpevole, l'atto ideologico di relativizzarlo.  Questa possibilità, al di là della sua attendibilità o veridicità va assunta come un dato per studiare l'immenso potenziale di violenza in esso contenuto.  Una lettura di questa notizia in prospettiva bioetica solleva una serie ulteriore di angoscianti questioni i cui intrecci con le strategie di potere e sapere non si possono dipanare se non con la consapevolezza della complessa trama di risvolti ancora da chiarire o non sufficientemente chiariti.

L'idea che si possa clonare un essere umano ha dietro di sé una storia molto lunga, la quale ha una sua rilevanza per le riflessioni sui problemi che riguardano la medicina, l'etica e l'intrecciò tra scienza e potere politico.  Infatti alla base di simili ipotesi c'è una radicale trasformazione della percezione comune dei valori umani che ha alla base l'irrisolta tensione tra rispetto della vita e possibilità dell'uso della tecnica nella manipolazione, selezione artificiale e soppressione della vita stessa.

Eppure esiste un vasto archivio dell'orrore che la storia ci ha consegnato e che resta impenetrabile se non proviamo veramente a comprenderlo dal punto di vista etico, dal punto di vista delle domande sul bene e sul male e le loro implicazioni.

Soprattutto quelle legate alla possibilità della realizzazione dell'incubo di una vita che sopravvive indefinitamente a quella di relazione, di un non-uomo infinitamente separabile dall'uomo e di programmare uno stato di cose in cui non vi sia spazio per quelle che il delirante programma nazista, per esempio, definiva vite «senza valore».

Rispetto a questa ipotesi non si tratta di confrontarsi con una dottrina filosofica o di una luce fatale gettata sulla natura umana eternamente votata al nulla. Si tratta della consapevolezza che alla base c'è un punto di vista che possiamo esprimere cosi: i valori di per sé non hanno più valore. Tutto è permesso.  Non c'è più alcun limite.

Certo possiamo avere sicuramente una conoscenza solo superficiale delle scienze.  Ma non si può negare che mai come oggi la scienza reca in sé una contraddizione: può produrre un mondo in cui gli scienziati non esistano più come tali e in cui ad essi non sia più permesso di lavorare secondo l'obiettività del sapere (ammesso che esista), ma secondo il senso arbitrario della biopolitica.  La posta in gioco non è né la vita né la morte, né l'uso terapeutico delle scoperte, ma la produzione di una vita modulabile artificialmente.  Questo

costituisca la prestazione decisiva del biopotere nel nostro tempo.

Ebbene, nel momento in cui si realizza questa trasformazione che ne è dell'uomo?  Si trasforma? E' sulla strada per andare al di là di se stesso? E' pronto a divenire l'uomo che non si fonda su nulla e che sta per rendersi padrone di tutto?  La vita come dono e relazione sembra svanire inesorabilmente.

Ma non sono solo in gioco i valori morali, si tratta di una questione politica di prim'ordine.  La biopolitica non ordina più forme di vita e norme giuridiche e morali, ma contiene in sé una dislocazione delle norme e dell'etica che eccede ogm forma di vita.  Ogni decisione può essere virtualmente presa.
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