RASSEGNA STAMPA

7 GENNAIO 2003
SERENA ZOLI

 

 

Le sei emozioni fondamentali sono innate. Uno studio smentisce la tesi secondo cui i sentimenti sarebbero il risultato dell’apprendimento

Soffre, ride e ha paura: alle radici dell’animale uomo

E’ un piccolo libro, dall’aspetto grazioso. Il che può indurre a ritenerlo di genere frivolo. E il titolo, Emozioni , si presterebbe. Invece il volumetto non rientra nella serie «Come conquistare gli uomini» o «Tutto il sesso dall’A alla Zeta». A scriverlo è un giovane ricercatore di filosofia del King’s College di Londra, che sì, nel tempo libero fa il deejay - e questo potrebbe far rinverdire i sospetti iniziali - ma in tono sia pure molto divulgativo, vale a dire comprensibile proprio da tutti, spiega che cosa sono «scientificamente» le emozioni. Dylan Evans lo fa riassumendo i risultati di varie discipline, antropologia, neuroscienze, psicologia cognitiva in primis . Più i misteriosi studi di «intelligenza artificiale». Se per buona parte del ’900 s’è ritenuto che le emozioni o sentimenti avessero un’origine culturale, dunque appresa, imparata da altri (La Rochefoucauld, nel ’600, scriveva: «Certe persone non si sarebbero mai innamorate se non avessero mai sentito parlare dell’amore»), ora, dice Evans, gli studiosi sono giunti alla conclusione che ci sono sei emozioni «fondamentali», vale a dire innate, scritte nella nostra biologia. Le proviamo per forza tutti e sono: gioia, sofferenza, rabbia, paura, sorpresa, disgusto. Anche le espressioni facciali corrispondenti ricorrono in tutte le persone e in tutti i popoli. Non esclusi, pare, gli «imperscutabili» orientali: opportuni esperimenti fatti con le sottili furbizie che la tecnologia sempre più consente avrebbero smascherato gruppi di giapponesi, evidenziando appunto la «maschera» dell’impassibilità che, in una frazione di secondo, si tirano sul volto per riflesso condizionato dalla loro primissima educazione. Il motivo addotto per questa nostra programmazione emotiva è desunto dalla teoria evoluzionistica di Darwin: quelle sei emozioni nei nostri antenati erano utili (alcune ora lo sono un po’ meno) per la sopravvivenza dei singoli e, dunque, della specie, cosa che la scienza indica quale «preoccupazione» massima della natura. Altre emozioni compaiono solo in certi popoli, dunque sono state catalogate come «culturali», sviluppate e tramandate all’interno di quelle comunità.
Naturalmente tra queste non c’è l’amore. Insieme con imbarazzo, senso di colpa, gelosia, orgoglio, l’innamoramento e la passione sono stati classificati sotto la voce «emozioni cognitive superiori». Sarebbero emerse nell’uomo in un secondo momento, quando più sviluppata era la corteccia, la parte più «nobile» o più «umana» del cervello. Sono emozioni giovani: appena 60 milioni d’anni di età rispetto ai 500 milioni delle sei fondamentali. Ed è interessante leggere quanto ancora si dibattano gli studiosi per individuare l’«utilità» di senso di colpa o imbarazzo all’interno della teoria darwiniana. Totale mistero sulle lacrime: sono proprie solo degli umani, ma Darwin le bollò subito come «non utili». I suoi seguaci non ci credono e ci si alambiccano ancora sopra.
Altro concetto fondamentale su cui insiste Dylan Evans è che i sentimenti non impicciano, anzi coadiuvano la razionalità. E si arriva al recente concetto divulgato da Goleman di «intelligenza emotiva». Meno interessanti, almeno per chi scrive, le pagine finali sul tema: quando si riuscirà a dotare di emozioni anche i computer? Più interessante apparirebbe il quesito opposto: come noi uomini dell’efficientistica modernità riusciremo a conservare i sentimenti e a non diventare simili ai (attuali) computer? Ma l’argomento non pare allo studio.
Va infine segnalato un errore di traduzione che nasce da un pregiudizio e lo rafforza. In inglese drug significa sia droga sia farmaco, tant’è che drugstore vuol dire anche farmacia. Ora tradurre «la droga Prozac», le «droghe antidepressive» al pari di «la droga Ecstasy» è scorretto sul piano medico e linguistico, nonché offensivo verso quei malati che agli psicofarmaci devono ricorrere, con ricetta medica obbligatoria. Del resto nel libro stesso si spiega che tali «droghe» non fanno effetto subito, come cocaina ed Ecstasy, ma dopo alcune settimane: appunto come qualsiasi vera terapia medica.


Il libro: «Emozioni. La scienza dei sentimenti» di Dylan Evans, editore Laterza, pagine 204, 14 ]]

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Scienze Cognitive