![]() RASSEGNA STAMPA | 4 GENNAIO 2003 |
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Perché
abbiamo così paura della clonazione? Se
crediamo in Dio, perché ogni creazione spetta a Lui. Ce l'hanno insegnato al catechismo. E però molti credenti ormai tollerano, e forse praticano, altre
forme ben poco divine di creazione: prelevare l'ovulo di una studentessa a
pagamento, fertilizzarlo in provetta col seme di un uomo, e poi impiantarlo
nell'utero di sua moglie, non è un processo eticamente molto più esaltante che
clonare direttamente una cellula della signora.
Ma
anche se non siamo credenti, la clonazione ci sgomenta. Perché temiamo che limiti la libertà
dell'uomo (di quello clonato, si presume).
Dice Ruggero Guarini, una persona intelligente, che lo strazio di un
eventuale clone sarebbe identico a quello raffigurato sui volti dei replicanti
di Blade Runner, nel celebre film di Ridley Scott. Confonde cioè un androide (un «automa di forma umana», dunque un
essere non umano) con un clone, che sarebbe umano quanto le gemelle Kessler,
monozigote e molto somiglianti, tecnicamente cloni, ma pur sempre due donne
distinte, integre, libere e per niente straziate (comunque sgradite a Guarini,
se non ricordiamo male. La cosa
singolare, nel dibattito etico sulla clonazione, è che persone sommamente
preoccupate della libertà dell'individuo abbiano cosi poca fiducia nella
libertà dell'individuo. Come fa uno che
crede nell'anima a credere che l'anima sia nei geni, e che dunque basti
copiarli per fare di un nuovo essere umano un essere senz'anima? Gli anti-scientisti cadono nel più triviale
errore degli scientisti: il determinismo genetico. Senza sapere che nella nostra storia evolutiva ci siamo assorbiti
i geni di tutto il creato (compresi quelli dei virus, che albergano in gran
quantità nel nostro Dna). Il mondo è
frutto di un processo senza fine di copiatura genetica, il cui risultato è
un'impressionante e feconda varietà.
Il
caso morale è dunque complesso. Molte
(ma diverse) ragioni militano contro la clonazione riproduttiva. In particolare
la mancata partecipazione del nascituro a quella lotteria dei geni organizzata
dalla Natura, che è una straordinaria garanzia di successo evolutivo. Eppure,
al momento, il più potente argomento non è etico, bensì scientifico: la
clonazione di organismi complessi non è un processo sicuro ed efficiente. Forse
non è neanche possibile nel caso dell'uomo (lasciate stare i clown realiani,
quelli vendono bufale). Se dovessimo
giudicare dai tentativi compiuti sugli animali, dovremmo anzi concludere che
con l'uomo non bisogna nemmeno provarci.
Servirebbero centinaia di uova di donna, centinaia di gravidanze,
centinaia di aborti, e se mai ci riuscissimo una sola volta avremmo di fronte
un esserino che può morire subito, o nascere vecchio e con l'artrosi, o covare
nel suo Dna una bomba genetica a orologeria che gli renderebbe la vita,
stavolta sì, straziante.
Dunque
bisogna vietare la clonazione umana a fini riproduttivi. Ma ci sono due modi per farlo, come due sono
le proposte di legge di fronte al Senato americano. La prima, del senatore Bill Frist, risponde al dettato della
«moral majority» di Bush e chiede il divieto di ogni ricerca sulla
clonazione. La seconda, bipartisan,
propone di interrompere ogni sperimentazione della tecnica di trasferimento del
nucleo entro pochi giorni. Prima cioè
che si generi un embrione, ma dopo che si sia prodotto un ammasso di cellule da
cui poter trarre quelle «staminali», potenzialmente in grado di curare malattie
degenerative oggi incurabili, come l'Alzheimer o l'infarto.
La
differenza è radicale. E chi si lancia
in abborracciate perorazioni etiche rischia di farla sparire, con grave danno
per la ricerca scientifica (altri cervelli fuggiranno, altri presidenti li
imploreranno di restare). L'Università
di Stanford ha addirittura deciso di usare due nomi diversi per le due diverse
cose. Chiamerà «Clonazione» quella
riproduttiva, e non la farà. Ma chiamerà «trasferimento del nucleo» la
cosiddetta clonazione terapeutica, e la farà.
Una piccola ipocrisia, per fermare la più grande ipocrisia alimentata
dai media.
Curiosamente, i paesi dove si consente la ricerca a fini terapeutici sono anche quelli nel quali è già stata vietata per legge la clonazione riproduttiva (come la Gran Bretagna). Mentre in paesi dove ci si interroga sull'anima come l'Italia, oggi, 6 gennaio, sarebbe legale clonare un uomo: perché la vecchia ordinanza è scaduta il 31 dicembre e non risulta reiterata da Sirchia, e la nuova legge ancora non c'è. Si troverà un'ora disponibile in Parlamento? (Senza sottrarre tempo al premierato, per carità).