![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 DICEMBRE 2002 |
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Sulla
clonazione è una voce fuori dal coro quella dell'ex ministro della Sanità
Umberto Veronesi. Secondo il famoso
oncologo «non si può parlare di un crimine contro l'umanità e la clonazione non
infrange le leggi della natura». Le
richieste di bimbi-fotocopia non lo preoccupano: «Non ci sarà un grande
mercato, è più facile mettere al mondo una creatura con i sistemi
attuali». Sull'annuncio della setta
raeliana Veronesi dice che «anche fosse vero, ci sono moltissimi rischi». Il piccolo potrebbe quindi andare incontro a
gravi malattie e disfunzioni. Perché la
clonazione possa diventare sicura ci vorranno almeno cinquant'anni.
La
ricerca non può essere demonizzata, anche se si parla di clonazione. E' decisamente una voce fuori del coro
quella di Umberto Veronesi sulla nuova Eva.
Per l'ex ministro alla Sanità, però, prima che nasca la prima donna, o
il primo uomo, fotocopia, bisogna ancora aspettare. E l'evento, rinviato al futuro, non potrà comunque essere di
massa. Una limitazione che, secondo il
noto oncologo, dovrebbe tranquillizzare l'opinione pubblica e non frapporre
ostacoli alla scienza. Veronesi
ribadisce così un concetto che ha messo nero su bianco anche nel suo libro «Da
bambino avevo un sogno» da poco pubblicato e i cui proventi sono devoluti alla
ricerca sul cancro. «Nel mondo dell'evoluzione scientifica - spiega - si devono
affrontare tutte le novità che la ricerca ci pone sotto gli occhi e tutti i
nuovi concetti che la speculazione offre alla nostra riflessione. Bisogna farvi fronte con razionalità e
all'interno di regole etiche».
Ma queste norme da dove devono nascere?
«Da
principi filosofici di riferimento. Per
delineare i confini tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, serve l'onestà intellettuale
di riferirsi a un'etica teleologica, che si chieda qual è il fine ultimo, lo
scopo di ogni nostro comportamento.
Bisogna disegnare norme che facciano raggiungere il massimo benessere
riducendo il più possibile lo stato di sofferenza. Ed è in questa direzione che va l'innovativo tecnica di terapia
genica proposta dalla commissione presieduta dal Nobel Dulbecco, che prevede
l'inserimento del nucleo di una cellula somatica adulta in un ovocita privato
del nucleo».
Già allora questi avevano sollevato una
lunga serie di polemiche, è ragionevole pensare che altrettanto accadrebbe
ora. Basta la parola clonazione ad
accendere le polemiche.
«Queste
polemiche sono state superate dalla commissione diretta da Carlo Flamigni che
ha teorizzato l'utilizzo degli ovociti crioconservati. Clonazione è un termine che i medici e i
biologi usano abitualmente. Si clonano, infatti, virus, batteri e cellule».
Non la preoccupano le richieste di
ottenere un bambino clone? Non teme che
possa diventare il business del futuro?
«No,
perché non ci sarà un mercato. E' più
facile mettere al -mondo una creatura con i sistemi attuali. La clonazione prevede passaggi complicati
quali: l'esportazione di cellule, ovuli, alti rischi dall'attecchimento e costi
enormi. Ci sarà solo qualche richiesta
eccezionale».
Ma quali potrebbero essere i casi da
prendere in considerazione?
«Innanzitutto
quelli in cui uno dei due aspiranti genitori dovesse avere un difetto
genetico. Questa però è anche una
soluzione a cui potrebbero ricorrere le donne nubili che si rivolgono alle
banche del seme. In questo modo il
nascituro avrebbe l'intelligenza e i tratti somatici desiderati, che non
vengono invece garantiti dal donatore sconosciuto nella fecondazione
assistita».
Come giudica l'annuncio della
Clonaid? L'ondata sensazionalistica
provocata è stata enorme.
«Anche
se questo evento fosse vero non siamo sicuri che sia senza rischi. Un esempio di questi pericoli è che la
cellula adulta prelevata, come sarebbe avvenuto nel caso di Eva, s'inserisce
nell'ovulo con un Dna completo. La
cellula è vecchia ed è stata sottoposta a stimoli come raggi ultravioletti e
sostanze nocive. Il Dna è pertanto alterato da danni subiti. Queste circostanze potrebbero far nascere
bambini con qualche difetto genetico».
Insomma, è difficile avere garanzie
sulla salute del nascituro. Come
comportarsi, quindi, con gli esperimenti umani?
«Le
sperimentazioni vanno continuate con gli animali. Ci vorranno una trentina, se non addirittura una cinquantina,
d'anni prima che la clonazione possa dirsi sicura».
Vede anche altri limiti etici?
«Si tratta di un tema molto delicato ma non si può parlare, come qualcuno ha fatto, di un crimine contro l'umanità. Crimini di questo tipo per me sono Auschwitz, Hiroshima e lo sfruttamento del lavoro minorile. Non si deve intendere la clonazione come un modo di infrangere le leggi della natura, anche perché a ben vedere queste regole sono già state infrante con la pillola anticoncezionale, l'aborto, e il preservativo».