RASSEGNA STAMPA

28 DICEMBRE 2002
DARIO ANTISERI
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L'intelligenza umana è davvero tutta programmabile? E l'intelligenza artificiale può raggiungere la creatività dell'essere umano? Uno studio di Francesco Lerda esplora il rapporto fra uomo e macchina

Com'è stupido il computer

Fra neuroni e algoritmi sembra ancora prevalere il parere di Pasternak: «Ciò che è formulato, ordinato, non è mai sufficiente
per abbracciare l'intera vita»

Di Dario Antiseri

Fu nel corso del Congresso tenutosi nell’estate del 1956 presso il Dartmouth College, nel New Hampshire, che venne coniato il termine di Intelligenza Artificiale. Sin dalla metà degli anni 50 diversi ricercatori si resero conto del fatto che i computer (calcolatori elettronici, elaboratori elettronici) non sono soltanto manipolatori di numeri ma possono anche gestire simboli di natura generale, realizzando operazioni non numeriche. Ed iniziarono allora vari tentativi per trasferire sulle «macchine» la capacità di eseguire operazioni «intelligenti» – tentativi che si incamminarono su due strade: 1) quella della manipolazione simbolica basata sul presupposto che l’intelligenza consista nella manipolazione di simboli secondo ben definite regole formali; 2) e quella dell’approccio connessionista o neuronale o neurale, consistente nella costruzione di dispositivi organizzati in modo da simulare, a livelli più o meno spinti, la struttura e il comportamento del cervello umano, in particolare della rete dei neuroni.
Ebbene, l’intera materia viene ora ripresa in considerazione da Francesco Lerda, per molti anni professore di Teoria delle Macchine Calcolatrici dell’Università di Torino – in un molto istruttivo volume dal titolo: Intelligenza umana e intelligenza artificiale, edito da Rubbettino. Inizialmente, ci informa Lerda, l’approccio connessionista parve molto incoraggiante, tuttavia in seguito le ricerche sull’Intelligenza Artificiale si sono sviluppate soprattutto nel contesto della manipolazione simbolica. H.A. Simon, A. Newell, M. Minsky e D.R. Hofstadter, tra altri, si sono fatti sostenitori della cosiddetta Ipotesi forte dell’intelligenza artificiale (Ifia), stando alla quale tutta l’attività mentale umana sarebbe programmabile su computer. Sennonché, non ignorando affatto i risultati ottenuti e i successi conseguiti, Lerda invita alla cautela e mette in guardia dalle soluzioni precipitose e affrettate: «Abbiamo programmi di intelligenza artificiale anche molto complessi dal punto di vista organizzativo, per quanto riguarda la capacità di memorizzazione e la velocità di elaborazione, ma sempre estremamente elementari sotto il profilo qualitativo».
Così, per esempio, «esistono diversi programmi per la dimostrazione automatica di molti teoremi di matematica e di logica, ma nessuno che abbia di per sé portato alla scoperta di un nuovo teorema». Ed ecco l’ipotesi di fondo cui Lerda ci conduce: «È certamente vero che diverse attività mentali umane, anche al di fuori dei calcoli numerici, sono di tipo algoritmico; ma non esiste alcun serio argomento scientifico che renda sia pure soltanto plausibile supporre che la stessa cosa valga per tutta l’attività della mente umana».
Simile ipotesi l’autore la corrobora tramite una serie di riflessioni su risultati matematici e logici, su teorie fisiche e psicologiche, sulla creatività in letteratura, nella musica e nelle arti figurative. Ed è proprio lo studio della natura e delle modalità di estrinsecazione della creatività – scrive Lerda – «ad evidenziare in modo eclatante le tremende difficoltà insite nei tentativi di precisare a fondo le caratteristiche operative del pensiero produttivo». E ripete con Boris Pasternak che «ciò che è formulato, ordinato, non è mai sufficiente per abbracciare l’intera vita; la vita trabocca sempre oltre il bordo di qualsiasi tazza».
Con ciò Lerda non accetta neppure i «paradigmi» di Searle, Penrose e Sperry, i quali pur sono critici nei confronti del programma dell’Ifia: «La debolezza dei paradigmi di Searle, Penrose e Sperry sta nel fatto che da un lato non si vuole rinunciare ai "processi mentali superiori" quali la coscienza, le idee, i sentimenti, le immaginazioni ecc.; d’altro canto non si fornisce alcuna pur vaga indicazione di come un ambiente puramente fisico-chimico-biologico possa dar luogo a quei processi mentali superiori».
Lerda si dichiara d’accordo con il logico russo Manin, per il quale l’algoritmo non è in grado di giustif icare l’int elligenza più di quanto la biologia sia in grado di giustificare la vita. E tuttavia, commenta amaramente il nostro autore, «si continua a rifiutare di prendere in considerazione una realtà "spirituale" distinta da quella materiale, in particolare una mente distinta dal cervello». Ma è proprio la prospettiva di una mente distinta dal cervello che Lerda fa sua e acutamente difende. La stessa prospettiva consistente nel dualismo interazionista di Popper ed Eccles, il quale ne L’io e il suo cervello afferma che «l’intero mondo di eventi mentali ha una esistenza altrettanto autonoma quanto il mondo materia-energia».

Francesco Lerda
Intelligenza umana
e intelligenza artificiale

Rubbettino
Pagine 90. Euro 7,00

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Scienze Cognitive