RASSEGNA STAMPA

8 DICEMBRE 2002
LUCIO SALIS
I Nobel: "Attenti in Sardegna alle indagini sul Genoma"

Stoccolma. "Avrebbero dovuto dare il Nobel anche al verme". Una terribile bronchite ha quasi tolto la voce ma non la voglia di scherzare a Sydney Brenner, 75 anni, schierato con i suoi compagni di avventura Robert Horvitz (55) e John Sulston (60) davanti a cinquanta giornalisti italiani e agli studenti del Karolinska Institutet. Ma proprio nel momento in cui raggiungono i massimi vertici di gloria, gli studiosi si preoccupano, prima di tutto, dei problemi etici connessi allo sviluppo della scienza: i risultati devono essere a disposizione di tutti, sì alla ricerca sulle cellule staminali, attenti (anche in Sardegna) alle indagini sul Genoma.

Quanto al verme, cui Brenner è tanto affezionato, si chiama Caenorhabditis elegans, lungo appena un millimetro, ha consentito ai tre di far luce sulla regolazione genetica e la morte programmata delle cellule (apoptosi). Un processo non molto differente da quello riguardante l'uomo. Conoscerlo significa quindi aprire la porta alla cura di numerose malattie in cui si nota un enorme aumento dei cosiddetti "suicidi cellulari". Come Parkinson, Alzheimer, lupus heritematosus, artrite reumatoide, ictus, infarto. In altri casi (tumori) si assiste invece a un fenomeno inverso, col moltiplicarsi incontrollato di cellule malate e gravi danni per i tessuti. In pratica, l'americano Horvitz e gli inglesi Brenner e Sulston hanno aperto la strada alla comprensione dell'intero ciclo vitale della cellula, dall'ovocita fecondato all'embrione.

Per onorare gli autori dell'importante scoperta, Stoccolma offre in questi giorni un panorama inusuale, senza neve e con temperatura mite (si fa per dire, sempre intorno allo zero). Se non ci fossero dappertutto le caratteristiche lampadine alle finestre e gli alberi illuminati, non si sentirebbe neppure l'aria di Natale. Martedì Brenner, Horwitz e Sulston riceveranno il Nobel per la Medicina delle mani di re Gustavo, nella Konserthuset (sala dei concerti), un palazzotto azzurro pallido, dall'improbabile stile condominiale. Poi si sottoporranno alla marcia forzata degli onori: banchetto con mille persone nella Stadshuset (municipio), gran ballo, quindi ricevimento a corte, nella Kungliga Slotter (palazzo reale).

I vincitori del più importante riconoscimento mondiale per la Medicina sopporteranno tutto con una punta di stoicismo. D'altro canto, già al momento in cui ricevettero la notizia dimostrarono di gradire. "Era ora", commentò Brenner. E ieri Sulston ha ammesso: "Sono al culmine della mia vita". Eppure, proprio lo studioso che ha chiarito il processo di trasformazione cellulare legato ai geni, ha affermato con forza: "I risultati della nostra ricerca sul c. elegans saranno utili se saranno resi disponibili a tutti". È un impegno morale, per l'ex direttore del prestigioso "Sanger Centre" di Cabridge (Inghilterra), il concetto di "apertura della scienza". Come capo del consorzio pubblico "Uman Genome Project", è stato infatti uno dei protagonisti della battaglia sulla mappatura del Genoma umano, contro il gruppo privato guidato da Craig Venter.

Subito dopo la conferenza, a una domanda sui benefici per la popolazione legati alle ricerche in corso in Ogliastra, Sulston ha risposto: "So che in Sardegna si fanno indagini simili a quelle già eseguite in Islanda, dove però il governo locale ha stipulato un contratto piuttosto rigido con le multinazionali. In Sardegna ci sono due gruppi, uno privato e uno a partecipazione pubblica. Come sempre avviene in questi casi, stanno sollevando un gran clamore. Ma si tratta di ricerche di base che non possono apportare benefici immediati alle popolazioni sotto analisi. Io sono del parere che attività di questo tipo devono essere realizzate solo sotto stretto controllo pubblico".

I problemi etici, più che quelli scientifici, sono stati al centro dell'incontro coi Nobel. E Brenner non si è risparmiato, soprattutto quando ha definito "una sciocchezza totale" l'ultima strombazzatissima "scoperta" della vita artificiale. E Horwitz gli ha fatto eco sulla clonazione umana: "Se si tratta di clonare una persona, siamo assolutazione contrari. È completamente al di là di qualsiasi concetto etico. Diverso è il discorso se si clonano cellule da trapiantare, con benefici effetti nel trattamento di numerose malattie". Brenner si è subito associato con una battuta: "Se sognate di avere un clone da utilizzare negli anni per i pezzi di ricambio, state attenti che potrebbe essere lui a usare voi".

Non scherzava invece Brenner mentre affermava che "spesso dietro i problemi etici c'è solo politica. Quando rispettiamo l'individuo siamo sulla strada giusta, ma qualcuno ritiene che dietro una semplice raccolta di cellule ci sia una persona. Dobbiamo imparare a distinguere".

E Horvitz, di rincalzo: "L'utilizzo delle cellule staminali è essenziale per capire la biologia dello sviluppo umano e procedere al trapianto di tessuti. In molti paesi invece si pongono limiti proprio in questo campo".

Horvitz si riferiva alla polemica, in corso anche in Italia, sulla possibilità di usare gli embrioni non impiantati per lo studio delle cellule staminali: "C'è chi parla degli embrioni come fossero bambini, senza invece considerare che si tratta di grumi di cellule che non possono sopravvivere. Consentire la ricerca sulle cellule staminali significa invece capire l'origine di certe malattie, studiare nuove terapie e salvare la vita di tante persone". Parole sagge, moderate, di studiosi autorevoli, estranei alla scienza spettacolo. Ma la Svezia è ancora lontana dall'Italia.
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