![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 4 DICEMBRE 2002 |
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E' morto il filosofo e sociologo austriaco.
Il suo progetto possibile: salvare l'aspetto umano della vita quotidiana
Quella
che segue è la testimonianza di un incontro con Ivan Illich in occasione
della festa che organizzò per gli amici nel suo settantesimo compleanno.
Ivan
Illich parla ad un pubblico composito.
Siamo qui perché ci ha invitato ad una specie di festa dove, compiuti i
settant'anni ha voluto mettere insieme vecchi e nuovi amici. Parla, passando da una lingua all'altra,
come uno sciatore che fa dello slalom, insieme ad un giovane economista indiano
con cui sta lavorando sulle nuove
grandi corporazioni della salute. Per chi lo conosce, questa passione che lo
conduce contro le distorsioni di grandi motivi umani è di una coerenza
titanica. Con nuovi dati alla mano spiega come la salute, da
stato
positivo e sentito internamente da ciascuno e da arte di vivere, di soffrire e
di gioire, si sia trasformata in una «sanità» gestita sempre più con i metodi
aziendali dell'analisi quantitativa e con quelli statistici della teoria delle decisioni. Le persone, trasformate in «profili» sono
forzate nella libertà di scegliere tra varie opzioni per la loro salute. In quanto profili, dice Illich, giocando con
le parole, non possono fronteggiare, far «faccia» alle organizzazioni che
definiscono sempre di più cosa è stare in salute. Tra il suo pubblico c'è l'ex ministro di Indira Gandhi che si
batte con furia ancor oggi contro le corporazioni mondiali della salute (Banca
Mondiale, Organizzazione mondiale Sanità comprese) e per una medicina di base
nei villaggi asiatici.
Ma
è presente anche Niels Christie, che è la persona che ha meglio studiato il
sistema carcerario come prototipo delle nuove grandi aziende mondiali (e che
dice durante un intervento che le carceri servono a fare credere alle persone
che stanno fuori di essere più liberi di quanto in realtà non sono). C'è un gruppo di storiche europee che studia
il cambiamento nel rapporto tra il medico e le donne come pazienti - da una
situazione in cui ciò che le donne sentivano e dicevano del proprio corpo
veniva ascoltato come fonte autorevole al momento in cui si decise di
proscriverle come deliranti. Ci sono
amici russi, messicani, americani e il pubblico dei suoi studenti di Brema.
Illich continua, come ha. sempre fatto fin dai suoi primi lavori, a denunciare
la trasformazione di certe pratiche umane, l'educazione, la salute, la
differenza tra uomini e donne, il lavoro, in rituali che danno vita a
credenze. Le istituzioni scolastiche,
sanitarie, il sistema del lavoro spiegano alle persone cosa significa non avere
cultura, non avere salute, non avere un lavoro e trasformano l'arte di vivere
in una dipendenza da grandi rituali di propaganda. Così la comunicazione sostituisce la «conspiratio», il bacio che
agli inizi del cristianesimo la gente si scambiava per «mescolare il proprio
fiato», con/spirare.
Chi non conosce Illich può pensare che egli esageri, ma poi deve rendersi conto che una parte della critica alla mondializzazione che in questi giorni risorge proviene proprio dalla sua infaticabile difesa dell'immanenza, della capacità umana di non essere incasellata in ideologie del progresso ed in categorie costruite a tavolino a Washington come nei corridoi di una casa farmaceutica svizzera. Quando più tardi la discussione prosegue dinanzi ad un piatto di pasta nella sua ospitalissima casa di Brema, Ci si rende conto di quanto quest'uomo, schivo di interessi accademici e ascetico nella sua vita personale, abbia influenzato persone che oggi un po' dappertutto mettono in questione l'assetto «normale» delle cose perché vogliono salvare l'aspetto umano della nostra vita quotidiana.