![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 3 DICEMBRE 2002 |
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"La questione non è aborto sì o no, ma come". Giuliana Manica, presidente del gruppo regionale Ds, taglia corto. La sperimentazione della pillola Ru486 per l´interruzione volontaria di gravidanza presso l´ospedale torinese Sant´Anna, ha riaperto una ferita sociale che i sostenitori della legge 194 speravano metabolizzata. L´incontro organizzato dalla Quercia a Palazzo Lascaris su "Scienza e libertà femminile. Conquiste, diritti e responsabilità", si presta ad un confronto. A condizione, condivisa dai relatori, di "non ripartire ancora una volta dal principio d´autodeterminazione". I dati portati dalla Manica smentiscono la credenza secondo cui "il calo degli aborti in Italia sarebbe diseguale tra nord e sud". Tra il 1999 e il 2002, sottolinea la consigliera diessina, la percentuale nazionale s´è attestata a quota -5,7%. Il Piemonte, col suo -6%, testimonia "un contesto avanzato nel quale ha potuto trovare spazio la sperimentazione tentata a Torino". "Un´iniziativa che colma un vuoto", secondo Mario Campogrande, direttore del dipartimento 1 del Sant´Anna, il reparto che prescrive la Ru486 e ne garantisce l´efficacia al 98% dei casi. Se è vero, come afferma il professore, che paesi precursori tipo la Francia, dove la pillola abortiva è regolarizzata dall´88, l´Olanda, la Germania, gli Stati Uniti allineati dal 2000, hanno registrato una drastica diminuzione delle interruzioni di gravidanza, "il ritardo italiano, pari in Europa solo a quello irlandese, è imperdonabile". Ne va del cammino fatto nel campo dell´educazione sessuale, e di quello da affrontare. Elisabetta Galeotti, docente di filosofia politica all´università di Torino ed esperta di etica pubblica, ritiene che "le italiane hanno compreso la lezione della prevenzione, tanto che il loro problema è casomai la fertilità". Nei consultori, oggi, "vanno soprattutto straniere". Le ragazze rumene, nigeriane, nordafricane, che hanno rinunciato alla maternità in un ospedale torinese, sono passate dal 17 al 32% negli ultimi cinque anni. Un dato che conferma Maurizio Mori, direttore della rivista di Bionetica, nella convinzione che "è ora di superare la subalternità bioetica dei laici ai cattolici". Informazione per prima cosa. Tipo ricordare con Mori come "nell´Enciclica del `68 Humanae Vitae la Chiesa non dice che l´embrione è considerato persona, e bolla l´aborto un peccato contro il matrimonio anziché, diversamente da quanto credono i più, contro il diritto alla vita". Oppure ragionare sulla denuncia del ginecologo del Sant´Anna Silvio Viale secondo cui "molti medici confondono la pillola del giorno dopo con quella abortiva e, accampando il diritto all´obiezione di coscienza, negano la prima commettendo invece un grave reato d´omissione di soccorso".