RASSEGNA STAMPA

9 NOVEMBRE 2002
editoriale
Pensate un po´ se Colombo avesse brevettato l´America

LA DENUNCIA DI VANDANA SHIVA, FILOSOFA AMBIENTALISTA: L´OCCIDENTE SACCHEGGIA LE RISORSE NATURALI E I SAPERI SOCIALI DEL TERZO MONDO PER TRASFORMARLI IN BUSINESS

Viviamo nella società della "comunicazione". Scambio di informazioni e condivisione del sapere ci sembrano i suoi elementi strutturali. Ancora di più con la rete, Internet e i nuovi media. Ma è un errore. L'informazione è controllata da grandi oligopoli, il pensiero critico viene emarginato dal conformismo, ma soprattutto i "saperi" e le "conoscenze" vengono sempre più "privatizzate" a fini di profitto. Software, biotecnologie, sementi, tutto il vivente, i dati personali: strategico è possedere la conoscenza, controllarla e orientarla. Ecco allora perché un problema apparentemente secondario - brevetti e copyright - assume una importanza del tutto nuova. Sta infatti nascendo una conoscenza che invece di essere più libera e meglio condivisa - come ci viene fatto credere - viene in realtà progressivamente privatizzata e ridotta a merce. Una battaglia che contrappone ad esempio copy-right a copy-left (Microsoft contro Linux), ma soprattutto monopolio a libertà, uniformità (questo produce la tecnica) a biodiversità e pluralismo. Una battaglia dove sono in gioco interessi colossali e che oggi si concentra non più sull'invenzione di macchine o molecole, come nel secolo scorso, ma sul possesso del sapere, della conoscenza e dei mezzi di comunicazione. Cosa significa infatti oggi "scoprire"? Scoperte e conoscenza sono qualcosa di individuale o sono un processo sociale continuo e continuamente condiviso, fatto di aggiunte, modifiche, integrazioni collettive? Solo la tutela del brevetto garantisce lo stimolo all'innovazione, come crediamo in Occidente? Dov'è l'equilibrio tra interesse privato e interesse sociale? E se Cristoforo Colombo avesse "brevettato" l'America? In verità, ancora prima di averla raggiunta, Colombo aveva con sé lettere di privilegio, dove già si parlava di "scoperta" e "conquista". L'America e tutte le altre terre scoperte e conquistate venivano considerate res nullius - e questo bastava a giustificarne la conquista e il possesso nella logica occidentale. Oggi accade qualcosa di simile ma di più pericoloso, che riguarda non solo le risorse ma i saperi - scrive Vandana Shiva (Il mondo sotto brevetto, traduzione di Gianni Pannofino, Feltrinelli, pp. 140, e 9,00), filosofa ed economista indiana, ambientalista, tra i massimi esperti mondiali di ecologia sociale (autrice tra l'altro di Monocolture della mente), in questo libro-denuncia, Il mondo sotto brevetto, dove la ricchissima documentazione si affianca ad una vibrante passione civile. Un libro che descrive (con una chiarezza a cui siamo disabituati) le ultime perversioni globalizzate della nostra inesaurita volontà di possesso. Oggi, scrive la Shiva, sotto la questione apparentemente astratta della "proprietà intellettuale" si sta in realtà compiendo - da parte delle grandi corporation industriali (che praticano ad esempio la biopirateria) e delle istituzioni internazionali un saccheggio preordinato delle risorse naturali e delle "conoscenze sociali".

Se così a Rio e a Johannesburg si auspicava la protezione della biodiversità, Wto e Fmi impongono ovunque le leggi occidentali sui brevetti e pratiche economiche uniformi che minacciano biodiversità e pluralismo dei saperi. L'occidente si appropria di saperi del Terzo Mondo - geni, semi, competenze tradizionali - per trasformarli in business attraverso brevetti e proprietà intellettuale: è la "nuova colonizzazione", non più delle terre ma dei saperi. Praticata da un Occidente che fin dalle enclosures - le terre recintate del XVI secolo che produssero in Inghilterra la fine delle terre comuni, la nascita del latifondo e i capitali necessari alla rivoluzione industriale - considera indissolubili libertà e proprietà. Oggi sono la biodiversità e i saperi sociali locali che vengono "recintati". Scrive la Shiva: "Il potere delle comunità risulta sempre più minacciato dalle imprese, che trasformano la vita stessa in una loro proprietà privata. Il concetto eurocentrico di proprietà considera come investimento solo quello di capitale e solo la sua remunerazione come meritevole di protezione. Le culture non occidentali riconoscono invece come investimento anche il lavoro e soprattutto la cura prestata". Se dunque trionfa la proprietà nel senso occidentale, sfiorisce la "cura" e la condivisione dei saperi. E le imprese diventano più importanti delle persone. L'Occidente sembra posseduto da una inarrestabile coazione a ripetere i propri errori e da una totale assenza di responsabilità, sopraffatto da quello che Shiva chiama il dio-denaro. Il suo libro è un rigoroso e spietato attacco alle nostre certezze ed ai nostri inarrestabili egoismi. Da leggere.
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