RASSEGNA STAMPA

8 NOVEMBRE 2002
CARLO AUGUSTO VIANO
Il ritorno di Max Weber sociologo odiato da liberali e marxisti

Oggi si presenta all'Istituto Goethe di Roma la nuova edizione italiana delle opere di Max Weber, che Pietro Rossi cura per le Edizioni di Comunità, dando seguito a un'impresa iniziata fin dal 1958, con la traduzione di saggi metodologici weberiani pubblicata presso Einaudi, e proseguita con le traduzioni di "Economia e società" e della "Sociologia della religione" pubblicate già da Comunità nel 1961 e 1981. Nei sei volumi della nuova edizione usciti finora sono state riprese e riviste le traduzioni delle conferenze weberiane sulle professioni del politico e dello scienziato, dei saggi metodologici e della "Sociologia della religione", mentre sono attesi altri volumi dedicati agli scritti politici, di storia economica e a "Economia e società". Max Weber è uno degli interpreti più rappresentativi del passaggio della Germania dall'età bismarckiana alla repubblica di Weimar: una Germania che cercava di innestare su una società autoritaria le novità che venivano dalle democrazie occidentali. Ma Weber visse intensamente anche i tormenti del primo Novecento, dalle crisi religiose che solcavano il protestantesimo tedesco alla liberazione sessuale e al nichilismo nietzschiano. Tuttavia egli cercò sempre di non farsi rinchiudere entro gli orizzonti ristretti della contemporaneità e di cogliere i tratti profondi che caratterizzano le società occidentali moderne, a cominciare dall'adozione delle tecniche scientifiche e razionali per il controllo della natura e della società. Con la caduta della repubblica di Weimar molti dei fermenti che avevano agito nella cultura tedesca del primo Novecento vennero meno, la Germania fu pesantemente dominata da un opprimente tradizionalismo e gli stimoli introdotti da Weber non poterono svilupparsi. L'eredità weberiana si fece sentire soprattutto negli Stati Uniti, dove erano molti gli intellettuali che cercavano in Germania gli strumenti per capire la storia del proprio Paese e per costruire una cultura originale rispetto alla tradizione anglosassone.

Weber era stato uno di quegli intellettuali europei che avevano guardato all'America come alla terra del futuro, che avevano cercato di cogliere nella società americana i segni di ciò che la società europea avrebbe potuto o dovuto attendersi. Paradossalmente ora erano gli americani che trovavano negli scritti di Weber i suggerimenti per rappresentare a se stessi il proprio futuro.

In Italia Weber non ebbe una grande fortuna perché, anche prima degli anni Trenta, era il tradizionalismo il collante che legava l'alta cultura italiana a quella tedesca. Mentre Weber si rendeva conto che, per intendere la società, occorrevano idee nuove, soprattutto dopo che l'economia aveva vissuto la rivoluzione marginalistica, in Italia Benedetto Croce ricuperava la tradizione hegeliana e si batteva per impedire l'ingresso della sociologia nella cultura italiana. Rispetto al quadro grandioso della "Sociologia della religione" la proposta crociana della religione della libertà si poneva nella prospettiva di un cristianesimo angusto e provinciale. Né le cose andarono meglio dopo la Seconda guerra mondiale, perché il marxismo non fu un terreno propizio per apprezzare i contributi di Weber.

La parte da lui assegnata all'etica protestante nella nascita del capitalismo moderno fu considerata una violazione dell'ortodossia marxiana, per la quale soltanto le strutture economiche sono cause autentiche dei fenomeni sociali, e la sua interpretazione generale della società apparve una minaccia alla fiducia che i processi storici fossero retti da leggi ferree. Introdurre in Italia le opere di Weber è stato un lavoro difficile, di cui va dato atto a Pietro Rossi.
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