RASSEGNA STAMPA

8 NOVEMBRE 2002
ELISABETTA BRUNELLI
SCIENZA mai più senza diritto

Contro il far west della provetta servono regole vincolanti per tutti Convegno. A Trento Francesco D'Agostino, esperto in bioetica

La fecondazione assistita e il coma che si protrae anche per anni pongono questioni delicate e assolutamente nuove. "Il diritto - afferma Francesco D'Agostino, presidente del Comitato nazionale per la bioetica e ordinario di Filosofia del diritto all'Università Tor Vergata di Roma - deve prendere atto di queste situazioni e impegnarsi a gestirle secondo giustizia". E, poi, c'è la frontiera delle biotecnologie che suscita incertezze e paura. "Mere mere ragioni di reddito - si chiede il docente - giustificano un abbassamento della soglia di precauzione ragionevole?"

Professor D'Agostino, partiamo dal titolo della conferenza. "Dalla bioetica al biodiritto". La bioetica è ormai una realtà? E il biodiritto?

La bioetica è una realtà consolidata, in specie nell'opinione pubblica occidentale. Non si può dire lo stesso per il biodiritto. Ma non esiste problema bioetico che non abbia vistose ricadute giuridiche. Il biodiritto deve, quindi, crearsi un suo spazio.

Quali sono le maggiori difficoltà di elaborare delle norme in questo campo?

La bioetica è caratterizzata da un irriducibile pluralismo ed è auspicabile che resti sempre così. Il biodiritto, invece, richiede che si giunga a decisioni stabili e condivise. La difficoltà è questa: passare da un ventaglio di legittime opinioni bioetiche a norme valide e vincolanti per tutti.

Lei come si pone di fronte al cosiddetto far west della provetta?

È uno scandalo giuridico perché rende impossibile una soluzione giusta ed equa oggettiva di molti casi obiettivamente tormentosi. Fino a quando non ci sarà una legge sarà, ad esempio, sempre aperta la possibilità di disconoscimento da parte di un cosiddetto "padre sociale" di un bimbo nato, con il suo assenso, dalla fecondazione eterologa della moglie. Solo la legge è in grado di evitare questi casi di palese iniquità.

Di fronte a temi che hanno a che fare con l'inizio e la fine della vita umana, quale dovrebbe essere il ruolo del giurista? E quello del legislatore?

Il giurista non può prescindere dalla norma positiva emanata dal legislatore. Ma non può e non deve lavorare sulle norme varate dal legislatore interpretandole in chiave politica.

Ma qual è il rapporto fra giurista e legislatore?

La domanda è difficilissima. La bioetica ci pone di fronte a questioni radicalmente nuove, che chiedono regolamentazioni nuove: basti pensare alle mille problematiche che sorgono con la fecondazione assistita o a quella realtà, anch'essa tragicamente inedita fino a pochi anni fa, che è il coma vegetativo persistente. Il diritto deve prendere atto di queste situazioni e impegnarsi a gestirle secondo giustizia.

Organismi geneticamente modificati, gli ogm. Fra gli oscurantisti e i progressisti, c'è un'ampia fascia di persone che chiede prudenza, che chiede alla scienza quale possa essere l'impatto delle nuove tecnologie sull'uomo e sull'ambiente. In che modo consentire la ricerca tutelando l'istanza di prudenza?

L'unica istanza bioetica in materia (ma esistono innumerevoli istanze scientifiche e politiche) è il rispetto del "principio di precauzione". Se noi avessimo la certezza dell'innocuità di questi organismi, dovremmo chiudere il discorso etico. Ma resterebbe aperto il discorso biopolitico.

Cosa significa?

Significa che promuovere l'uso di ogm implica una scelta di tipo strettamente politico, perché ha inevitabili ricadute sulla politica dell'alimentazione.

Ma cosa s'intende per principio di precauzione?

Il principio di precauzione è ancora altamente controverso: percepiamo intuitivamente tutti di cosa si tratta, ma è ben difficile stabilirne i confini. Per fare un banale esempio, l'assunzione di qualsiasi farmaco implica un bilanciamento fra il rischio che si corre e il beneficio che se ne vuole conseguire. Intuitivamente valutiamo sempre, in ogni nostra scelta, la qualità dell'eventuale rischio che essa implica e se vale la pena rischiare. È evidente che quando è in gioco la salute fisica, i parametri del principio di precauzione devono essere molto rigidi. Ma la coltivazione di ogm non è finalizzata alla nostra salute fisica. Chi produce un pomodoro transgenico, lo fa perché - ad esempio - resiste meglio al freddo o ai parassiti e quindi garantisce un miglior reddito a chi lo produce. Ma mere ragioni di reddito giustificano un abbassamento della soglia di precauzione ragionevole?
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