RASSEGNA STAMPA

31 OTTOBRE 2002
ANDREA BRUNO MAZZOCATO
"La pillola per l'aborto, scienza contro la ragione"

Ci sono delle notizie che rischiano di scivolare nei mezzi di comunicazione suscitando poca attenzione; coperte dal rumore degli altri fatti di cronaca. Una di queste notizie è il permesso accordato, da parte del comitato etico del Piemonte, alla sperimentazione della pillola abortiva denominata RU 486. Mi unisco alla ferma presa di posizione del cardinale Severino Poletto, Arcivescovo di Torino, per richiamare l'attenzione su una decisione che credo sia onesto definire inquietante.

Non mi soffermo a denunciare la tragica gravità dell'aborto nei confronti della quale la Chiesa non si stanca di alzare la sua voce. Desidero piuttosto condividere la mia amarezza e la grande preoccupazione di fronte alla superficialità etica con cui sono affrontate e descritte simili decisioni.

Il tutto rischia di venir ridotto ad un ulteriore passo della scienza che permette di risolvere la "procedura" dell'aborto in modo più semplificato e meno fastidioso per la donna. Credo che qualunque persona, intellettualmente e moralmente onesta, non può non riconoscere che l'aborto è una questione grave dentro la società.

Al di là dei diversi orientamenti religiosi ed etici, ogni coscienza umana deve avvertire che la vita, nel suo sorgere, va accostata con assoluto rispetto affrontando ogni volta e con grande serietà tutte le problematiche implicate.

Qualunque sia la valutazione finale, il problema dell'aborto non può essere mai banalizzato considerandolo solo sul piano delle tecniche che possono procurarlo nel modo più comodo e pratico. Fa tristezza sentire addirittura voci esultanti che inneggiano alla vittoria per la nuova pillola introdotta in sperimentazione. Queste atteggiamenti banali ed incoscienti sono gravidi di conseguenze per il futuro della vita civile e sociale. Non si pongono minimamente il problema di quali effetti produciamo nelle delicate coscienze dei nostri adolescenti che si stanno aprendo e formando alla vita. Quanto influiamo nel deteriorare in loro il senso della sacralità della vita, della grandezza della sessualità come possibilità data agli uomini di essere sorgenti di altre vite?

E nelle coscienze delle donne che abortiscono quali sono le conseguenze, spesso rimosse, ma per questo non meno gravi?

Mi permetto di citare qui l'editoriale del quotidiano "Avvenire" di ieri. Il giornalista ricorda che, con il nuovo metodo, sono due le pillole usate e che sono necessari tre giorni perché l'embrione, prima sia fatto morire

e, successivamente espulso.

Poi commenta: "Tre giorni in tutto. Che non sono pochi, per vivere un'agonia. Per quanto non si voglia pensare, è inevitabile la coscienza dello spegnersi lento di quel figlio imbarcatosi come un clandestino, scoperto e respinto fuori di sé; e la sua lenta fine e forse ancora più dolorosa del bisturi, del taglio lento e brutale. Tre giorni, un tempo infinito per una separazione cui tante donne consentono con però in un angolo, una parte di anima che tace, ma non potrà dimenticare". Queste nuove frontiere della scienza e della tecnica medica non possono lasciare indifferenti; lasciando che prevalga un atteggiamento colpevole di reticenza.

Mi auguro che ci sia, da parte di chi avverte la gravità delle questioni in gioco, una reazione responsabile che apra un dibattito schietto che faccia vedere tutti i risvolti di queste nuove avventure della nostra medicina. Che ci riveli quanto, ad esempio, sono decisivi, su tutto, brutali e potenti interessi economici che sono in grado anche di pilotare l'informazione e l'opinione pubblica. Ma il dolore, oggi zittito, griderà domani.
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