RASSEGNA STAMPA

31 OTTOBRE 2002
editoriale
Si tradisce per natura, la fedeltà non è umana

Una ricerca stabilisce che la monogamia è un fatto culturale. In tutta Europa ma anche in Italia il test del Dna diventa una prova d'amore

Uomini e donne sono nati per essere poligami tanto che la paternità diventa un terno al lotto

Negli Usa vanno per le spicce: "Scopri se tua madre è una bugiarda", dicono i manifesti sulle autostrade. E basta collegarsi a Internet per trovare almeno cinquanta siti di società che vendono a prezzi modici kit per test genetici fai-da-te. In Francia una ricerca ha stabilito che il 30 per cento dei "figli" non ha il patrimonio genetico del padre. In Germania è diventata una moda: i laboratori sono presi d'assalto da mariti "sospettosi" che portano ad analizzare ciucci, capelli e pannolini dei pupi (usano la parola "kuckuksei", figli del cuculo, riferendosi all'uccellino che infila le uova in nidi altrui). E l'Italia si adegua. Un dubbio a posteriori, gli occhi di un colore che non convince (ricordate la bellissima Tammurriata nera? "E' nato nu criaturo niro niro, e 'a mamma 'o chiamma Ciro..."), il pretesto per uscire da un rapporto che non funziona più: anche da noi si moltiplicano le richieste per i test di paternità effettuati con l'esame del Dna.

"Negli ultimi tre anni sono raddoppiati - spiegano i genetisti - L'accesso è diventato più facile, i mezzi d'informazione ne parlano e in fondo, con una spesa di uno-due milioni, si ottiene una risposta sicura. Anche se il test, effettuato anonimamente, non ha alcun valore legale. Chi lo chiede? Soprattutto gli uomini, ma anche le donne, che magari hanno avuto rapporti con più partner nel periodo in cui sono rimaste incinte, e vogliono sapere la verità".

Già, la verità. La questione ha tali implicazioni etiche e legali e può avere effetti dirompenti a livello familiare e sociale, che sembra impossibile non sia regolamentata. Eppure è così: chiunque può strappare un capello al bambino che ritiene non suo, o rubargli una goccia di saliva all'insaputa dell'altro genitore. Risultato? Devastante: liti, accuse, divorzi, disconoscimenti, coi bambini a fare da eterne e incolpevoli vittime.

"Il fatto che non ci siano disposizioni di legge che vietano questi esami - dice Giovanni Berlinguer, presidente del Comitato di bioetica - non li rende moralmente accettabili. Noi abbiamo approvato di recente un documento sui test genetici, consentiti ad esempio a scopo terapeutico per accertare eventuali malattie o predisposizioni. Ma abbiamo detto "no" agli esami che danneggiano la persona, come quelli che possono discriminare sul lavoro o magari condizionare la stipula di una polizza assicurativa. Nel caso dei test di paternità, i figli sono le vittime". Le corna insomma sono ben più frequenti di quel che si pensa. Lo dimostra il Dna e una ricerca scientifica che afferma, in termini semplici, una verità in questo caso comoda: l'attrazione fisica di un uomo verso una donna, e viceversa, è una questione chimica. La poligamia fa parte della natura dei mammiferi, e anche degli esseri umani, la fedeltà invece è una questione culturale.

In realtà il test del Dna non basta per disconoscere un figlio. Secondo la Cassazione, l'esame ormai universalmente utilizzato per provare l'esistenza di un legame di sangue tra padre e figlio non basta perché non è prova "automatica" di adulterio. Secondo i giudici della Suprema Corte infatti, per disconoscere un figlio non basta dimostrare scientificamente l'estraneità dei suoi geni a quelli del padre, ma, prove alla mano, bisogna aver prima dimostrato l'avvenuto adulterio. Il marito che sospetti di essere stato tradito deve prima provarlo attraverso testimonianze, lettere, fotografie. L'esame genetico può essere richiesto solo in un momento successivo.
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