![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 OTTOBRE 2002 |
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Esce
finalmente per la Bompiani la prima traduzione integrale dei Problemi di Aristotele, introdotti,
tradotti e annotati con cura da Maria Fernanda Ferrini (Milano 2002, pagg.
612, E 13,50). Fu un'opera famosa fino
al XVII secolo, poi caduta in oblio, in quanto il pensiero scientifico di oggi
ha assunto direzioni e risultati del tutto differenti rispetto al pensiero scientifico
che in prevalenza viene espresso in questo scritto.
Si
tratta, in realtà, di un'opera enciclopedica, che raccoglié tematiche,
discussioni e caratteristiche della scuola di Aristotele. Si presentano ben 884 problemi (divisi in
trentotto sezioni), che discutono vari temi: dalla medicina alla fisiologia
alla dietetica alla musica alla botanica alla fisica e altre questioni
riguardanti varie parti del corpo, effetti del clima sulla salute, odori
piacevoli e spiacevoli, nonché questioni morali e intellettuali.
Non
si tratta, però, dell'opera composta per intero da Aristotele stesso, bensì
dell'opera originale ampliata con varie aggiunte fatte da altri autori, che
risale probabilmente al III secolo a.C. In essa confluiscono i risultati delle
ricerche della scuola peripatetica fino a Teofrasto, o poco oltre.
Molto
materiale è sicuramente originario e di Aristotele stesso. Certo materiale è
desunto da altri scritti aristotelici; talora in modo preciso, talora
sintetizzato, talora, smembrato e qualche volta anche travisato. Altro materiale viene aggiunto sulla base
delle successive acquisizioni, del Peripato (qualche volta anche non in
perfetta coerenza con il pensiero dello Stagirita). Si incontra anche qualche doppione, forse dipendente da edizioni
parallele refluite in quella definitiva pervenutaci.
Il
metodo seguito è quello di «domande e risposte», impostosi come
paradigmatico. Le domande contengono,
non solo problemi effettivi, ma anche paradossi, oppure cose mirabili o assai
curiose da spiegare. Le stesse risposte
vengono presentate talora in modo vario, talora anche come ulteriori domande.
Ricordiamo
che il termine «problema», oggi diventato comunemente usato, deve proprio ad
Aristotele e a quest'opera la sua fortuna.
Originariamente il termine significava qualcosa che ci si trova davanti
come «prominenza», «sporgenza», «ostacolo da superare». Dal significato fisico ed empirico è
passato, per traslato, a significare ostacolo intellettuale e spirituale da
superare e quindi difficoltà da risolvere.
La
Ferrini nota, a giusta ragione, quanto segue: «... proprio lo schema adottato
di domanda e risposta, anch'essa dubitativa, l'insistenza e l'indagine sulle
cause ineriscono pienamente a quest'opera nell'ambito della filosofia
aristotelica, e ne fanno un documento del tipico modo in cui si è espressa la
tendenza greca alla speculazione, e dell'atteggiamento culturale per cui in
Grecia si è visto nella curiosità e nella meraviglia lo stimolo necessario e
preliminare di ogni ricerca, stimolo che ha contribuito al raggiungimento di
quei vertici che conosciamo dai dialoghi di Platone e dall'indagine di
Aristotele».
Dal
punto di vista storico ed erudito sono certamente interessanti molte delle
risposte date ai problemi; ma dal punto di vista teoretico è particolarmente
interessante l'impianto stesso dell'opera, fondato appunto sulla domanda
intorno al «perché», che implica il nesso strutturale fondativo della causa e
dell'effetto.
Ricordiamo
che le differenze fra le ricerche in ambiti scientifici di altri popoli prima dei
Greci sono di carattere prevalentemente empirico, e hanno spesso scopi in
prevalenza pragmatici. Le conoscenze
matematiche in Egitto, per esempio, dipendevano in larga misura dalla necessità
che si era imposta agli Egiziani di ridisegnare e rimisurare i terreni dopo le
inondazioni del Nilo. Le ricerche di
carattere astronomico dei Babilonesi nascevano dall'esigenza di fare previsioni
e predizioni. E' solo nella Grecia che quelle ricerche assunsero caratteri teoretico,
in funzione appunto della sistematica ricerca delle cause che spiegavano le
cose studiate. E i Problemi di Aristotele. rispecchiano in maniera perfetta tale
mentalità squisitamente ellenica.
Ben
si può dire quindi, con la Ferini, quanto segue: «Chiedersi il
"perché" di tutto ciò che si osserva, anche di ciò che appare
semplice e ovvio, dimostrare anche ciò che potrebbe essere sufficientemente
chiaro di per sé (... ), indagare le cause di ogni cosa, ricondurre tutto
all'onnicomprensiva verità del logos, del
ragionamento corretto, è una prerogativa della civiltà greca».
Fra
le molte interessanti cose che vengono dette nei Problemi, ne ricordiamo tre particolarmente eloquenti.
Le
varie questioni di medicina hanno alla base il concetto di salute come
"giusto mezzo fra i contrari", che richiama non solo la medicina
ippocratica, ma la grande tesi che Platone fondò metafisicamente
nell'Accademia, e che anche agli uomini di oggi avrebbe qualcosa da dire.
Sugli
uomini di cultura e di grande levatura si dice che sono «tutti dei
melancolici», e che alcuni lo sono «fino al punto di ammalarsi delle malattie
dovute alla bile nera». Fra gli altri,
vengono nominati Empedocle, Platone e Socrate. Fra i melancolici viene inclusa
anche la maggior parte dei poeti, e si precisa: «Molti di essi hanno malattie
fisiche dovute a questo temperamento; altri hanno una manifesta tendenza a
soffrire».
Ecco, infine, uno dei problemi più belli sollevati: «Perché l'uomo è l'essere che più di tutti pensa una cosa e ne fa un'altra?». E' un problema oggi più che mai attuale.