![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 25 OTTOBRE 2002 |
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TRE IDEE DI LIBERTÀ POLITICA PER LA SOCIETÀ MODERNA
Secoli di
dominio straniero, la cattiva educazione morale della Chiesa cattolica, una
monarchia come quella Savoia, accentratrice e con forti tendenze autoritarie,
infine la umiliante esperienza del regime fascista, hanno profondamente corrotto
in Italia la consapevolezza della vera libertà politica.
Eppure
proprio in Italia è nato e si è affermato un pensiero politico che ha elaborato
il concetto di libertà in maniera ricca e originale. Il liberalismo, il
repubblicanesimo, il socialismo liberale sono le tre principali espressioni di
questa tradizione.
Nell'opinione
comune sono dottrine politiche che sostengono tre interpretazioni diverse,
anche se non antitetiche, della libertà politica: il liberalismo persegue la
libertà intesa come possibilità di godere di una sfera d'azione non controllata
dallo Stato, il repubblicanesimo, affine in questo alla teoria democratica,
proclama che la vera libertà politica non consiste nel non essere sottoposti a
leggi, ma nell'essere sottoposti solo alle leggi che noi stessi ci siamo dati;
il socialismo liberale è il difensore del principio che la libertà, per non
essere vuota formula, ha bisogno della giustizia sociale e la giustizia sociale
a sua volta ha bisogno, per non essere dispotismo, della libertà.
Benché
questa descrizione degli ideali di libertà propri del liberalismo, del
repubblicanesimo e del socialismo liberale sia in parte corretta, essa non ci
permette tuttavia di vedere che le tre dottrine in questione condividono l'idea
che la vera libertà consiste nel non essere dominati, ovvero nel non essere
sottoposti alla volontà arbitraria di altri uomini, e nell'avere quindi una
mentalità libera contrapposta alla mentalità serva.
Il concetto
di libertà come libertà della mente e libertà dal dominio nasce con il pensiero
politico repubblicano di Roma antica. Nel Digesto (che raccoglie opinioni
giuridiche anteriori) la condizione del libero è definita in contrasto con
quella dello schiavo. Per schiavo si intende l'individuo che è sotto il dominio
di un altro.
Il che
significa che l'essenza della schiavitù non consiste tanto nell'essere
sottoposto a violenza o costretto con la forza quanto nell'essere in potere di
qualcuno, nell'essere sottoposto alla potestà di altri. Nulla vieta che lo
schiavo sia libero di fare molte cose e possa anche essere soddisfatto.
Ma fin
quando resta sottoposto al potere di un altro non potrà essere libero nel
significato pieno del termine e non potrà emanciparsi dalla mentalità servile.
Potrà anche fare quello che vuole (se il padrone è buono o debole) ma non avrà
la mentalità della persona libera.
Questa
concezione della libertà politica rimane viva nella storia del pensiero
politico repubblicano e ispira anche le dottrine dei più eminenti pensatori
liberali. Se lasciamo da parte, non perché sbagliata, ma perché parziale,
l'idea che la libertà liberale consiste, secondo l'insegnamento di Isaiah Berlin,
nel non essere ostacolati nel perseguire le azioni che vogliamo perseguire,
possiamo vedere facilmente che autorevoli voci del liberalismo condividono
l'ideale repubblicano della libertà.
Cito solo, a
titolo di esempio, uno dei maestri del liberalismo contemporaneo, Friedrich Hayek.
Egli sostiene infatti che la vera libertà consiste tanto nell'assenza di
impedimenti quanto nell'assenza di soggezione o sottomissione e spiega che
libertà vuol dire essere indipendenti dalla volontà arbitraria di un altro
("independence of the arbitrary will of another"), ovvero l'opposto
della condizione servile.
Per quanto
riguarda infine il socialismo liberale è sufficiente leggere Carlo Rosselli
per accorgerci che egli intende la libertà in primo luogo come libertà morale
opposta alla mentalità serva. "Il problema italiano - scrive in Socialismo
liberale - è essenzialmente problema di libertà.
Ma problema
di libertà nel suo significato integrale: cioè di autonomia spirituale, e di
emancipazione della coscienza , nella sfera individuale; e di organizzazione
della libertà nella sfera sociale, cioè nella costruzione dello Stato e nei
rapporti tra i gruppi e le classi. Senza uomini liberi, nessuna possibilità di
Stato libero. Senza coscienze emancipate, nessuna possibilità di emancipazione
di classi.
Il circolo
non è vizioso. La libertà comincia con l'educazione dell'uomo e si conchiude
col trionfo di uno Stato di liberi, in parità di diritti e di doveri, in uno
Stato in cui la libertà di ciascuno è condizione e limite della libertà di
tutti".
Nella
concezione che Rosselli aveva della libertà politica vive l'aspetto più fecondo
della dottrina di Mazzini, ovvero la convinzione che la vera liberazione
consiste nella liberazione dalla subordinazione spirituale e nella conquista
del senso del dovere.
Nelle più
belle pagine di Mazzini, scriveva Giuseppe Calogero, troviamo una lucida verità
pedagogica: "è vano ed illusorio attendersi il rifiorimento e la
rigenerazione della pianta-cittadino, se prima non sia stata rifatta,
dall'interno, la pianta-uomo, dotata della fede e della volontà cosciente di
essere se stessa, e cioè padrona del proprio destino" (Attualità educativa
e politica di Giuseppe Mazzini, pp.21-22).
Che era poi
l'idea delle menti migliori del liberalismo ottocentesco, primo fra tutti John
Stuart Mill, che, ottimo conoscitore dei classici greci e romani, sapeva che
la servitù più umiliante e più difficile da sradicare è quella che grava non
sulle azioni ma sulle menti.
Fra
liberalismo, repubblicanesimo e socialismo liberale esiste un punto di incontro
nell'idea di libertà intesa quale emancipazione dalla dipendenza, e conquista
dell'autonomia morale dell'individuo.
Essa delinea
una teoria dell'emancipazione che non consiste soltanto nella lotta contro il
tiranno che opprime con la forza le nostre azioni o nella resistenza contro lo
Stato che pretende di sottoporre a controllo la vita intera dell'individuo o
nell'opposizione ai regimi autocratici che escludono i cittadini dalla
partecipazione alla vita politica.
Il vero fine è la libertà degli individui interpretata come conquista dell'indipendenza e della maturità morale per mezzo delle buone istituzioni, delle buone leggi e dell'educazione. La saggezza antica che ci spiega che essere schiavi vuol dire essere schiavi nella mente e vivere senza senso del dovere è diventata attuale proprio nelle democrazie, soprattutto nella nostra.