RASSEGNA STAMPA

23 OTTOBRE 2002
SILVIO CAPRA
Quegli embrioni in freezer

La ricerca, lo Stato e il diritto all'informazione

La ricerca scientifica, i confini della biogenetica, il ruolo dello Stato, i diritti e i doveri del mondo dell'informazione. Sono stati i temi del settimo appuntamento di "Socrate al Caffè", domenica mattina al Caffè Demetrio in Strada Nuova. Folto e qualificato il pubblico nella saletta al primo piano, gentilmente messa a disposizione dal titolare Fabio Sforza. Bellissima e profonda la conversazione, che ha avuto per protagonista il professor Carlo Alberto Redi, direttore del laboratorio di genetica dello sviluppo dell'Università.

Il filosofo Salvatore Veca nella consueta veste di "pilota" delle idee. Ancora una conferma, l'ennesima, della bontà della formula di "Socrate al Caffè". Ecco tutti gli interventi, in un rapido excursus. Comincia Redi (il cui intervento pubblichiamo sotto).

I pilastri della riflessione: cultura e salute. Il problema della brevettabilità delle sequenze del Dna e le differenze tra l'approccio Usa e quello europeo. La questione della clonazione: per Redi, i mass media hanno in genere "un ruolo distorcente". Il professore critica anche l'ex-ministro della sanità Rosi Bindi per avere "bloccato la ricerca", sostiene l'utilità e l'intrinseca accettabilità delle tecniche biogenetiche a scopo terapeutico. Infine l'appello allo Stato: "Si riappropri del ruolo di finanziatore della ricerca". Ma punta il dito soprattutto sull'informazione. E rileva un "silenzio assordante" da parte del mondo del diritto sulla questione degli Ogm, gli organismi geneticamente modificati.

Salvatore Veca riprende alcuni aspetti del discorso di Redi: "E' un problema di velocità e lentezza, di ritmo con cui possiamo avere un aumento della capacità cognitiva". Egli si dice d'accordo con Redi su un punto: "Lo Stato ha il dovere di sostenere la ricerca scientifica di base".

Il filosofo Franz Brunetti dice: "La ricerca va avanti mentre gli altri soggetti (politica, diritto, economia) devono rincorrere. Cosa può fare in questo stallo la comunità scientifica?" Redi: "Una lezione ci viene dalla Svizzera, la cui Tv pubblica promuove informazione e cultura in prima serata".

Annamaria Rognoni, medico della Fondazione Maugeri: "Come indirizzare in modo globalmente corretto l'informazione? Le razze non esistono, dice la scienza, ma le sensibilità culturali in un mondo pluralista al riguardo sono diverse". Redi: "C'è un solo modo: educare, permettere che ciascuno sviluppi la propria visione e la confronti con quelle degli altri". Chiara Bonfatti, ex-preside, domanda: "Le carenze sottolineate da Redi e Veca sono dovute all'ostruzionismo dei media o alle resistenze poste dal mondo accademico?". Redi e Veca: "Nessuno è perfetto". Il giornalista Antonello Sacchi: "Tra ricerca, medicina e società civile, chi decide e come? Una decisione a maggioranza è "ipso facto" etica?".

Redi: "La vita è vita sempre e merita rispetto a qualsiasi livello. Non gettiamo in lavandino gli embrioni conservati in freezer. Meglio farli partecipare alla vita che sta soffrendo. Non possiamo ignorare che 237.840 embrioni nella sola Inghilterra sono stati eliminati. Il problema è l'informazione". Un avventore: "I freezer vengono ancora riforniti di embrioni in Italia?" Redi: "Con la legge dovrebbero diminuire. Oggi ne abbiamo un numero spaventoso". Paolo Ammassari, ingegnere e umanista: "La ricerca di base accelera, la velocità della tecnologia cresce, ma come procede la consapevolezza della?".

Arturo Mapelli, presidente del comitato di bioetica del policlinico San Matteo, critica duramente il manifesto del Premio Nobel Rita Levi Montalcini: "È scorretto e fuorviante sostenere che l'embrione non è una persona, che la scienza deve essere libera. Libera da cosa? Il problema della continua produzione di embrioni umani conservati è enorme e preoccupa non solo i cattolici". Maria Bessi, avvocato, sottolinea l'insufficienza sui brevetti: "Come integrare giuristi e scienziati?". Interviene il poeta del Borgo, Rino Zucca: "C'è il rischio che la scienza si tiri la zappa sui piedi: lo sviluppo dei mangimi ha fatto diventare gli erbivori carnivori. Tra un bianco e un nero, nasce un nero. Non sono razzista: è obiettivamente un problema". Il direttore della Banca d'Italia di Pavia, Roberto Palmieri: "Il limite è lo scarso investimento nella ricerca". Conclude Redi: "Torniamo al problema dei problemi: bisogna investire in cultura e in ricerca, ne beneficerà anche l'economia. Giulio (Tremonti, ndr) pensaci".
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