![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 SETTEMBRE 2002 |
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L'equilibrio si ristabilisce col mutare dei canoni estetici
Incontro con Gianni Vattimo uno dei protagonisti del Festival
della Filosofia di Modena
Gianni Vattimo si è impegnato in politica, dapprima nel Partito Radicale, poi in Alleanza per Torino e nella vittoriosa campagna elettorale dell'Ulivo, del quale è un convinto sostenitore, riconoscendo oggi nei Democratici di sinistra il luogo in cui condurre le sue battaglie. Inoltre, egli partecipa attualmente in qualità di Invitato permanente al direttivo nazionale del Coordinamento Omosessuale DS (CODS). Al Parlamento europeo, oltre a presenziare alle discussioni e alle votazioni in seduta plenaria, partecipa ai lavori delle commissioni in qualità di membro titolare della Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi di informazione e lo sport. E' membro supplente della Commissione per i diritti e le libertà dei cittadini, la giustizia e gli affari interni e della Delegazione interparlamentare UE-Sudafrica. Tra le sue ultime opere: "Oltre l'interpretazione", "Credere di credere", "Tecnica ed esistenza", "Le avventure della differenza" e "Dopo la cristianità". Professor Vattimo, uno dei maggiori quotidiani italiani ha pubblicato ieri un suo articolo sull'ingiustizia di essere belli e oggi lei ha discusso sul tema "bellezza e eguaglianza". Nella 'bellezza' coesistono questi due contrari? "Ho citato la passione di Socrate per Alcibiade, che il filosofo concepiva come una sua "caduta". Socrate era il saggio mentre Alcibiade era il bello, l'oggetto del desiderio. Nel loro rapporto, si riscontra la dialettica dell'amante e dell'amato descritta da Platone. Chi è privo della bellezza, la desidera. L'amato diviene così un "oggetto" del desiderio. Ma donna-oggetto e uomo-oggetto sono termini che noi utilizziamo come svalutativi. C'è un'ingiustizia di fondo: chi nasce bello e chi nasce brutto. In quanto tale, il brutto non dovrebbe pretendere l'amore del bello." Hegel, al fine di esorcizzare questa "ingiustizia", ha sostenuto che la verità della bellezza appartiene solo all'arte. Una teoria ancora valida, oggi? "Hegel si riferiva all'arte come all'atto di libera inventività dell'uomo, a una sua espressione di libertà. L'ideale di 'bellezza', tuttavia, non è unico e muta nelle varie epoche e civiltà. La bellezza greca, intesa come armonia, se imitata nell'arte contemporanea, oggi si forma in un ordine disarmonico come quello nel quale viviamo, non c'è residuo comprensibile." "Lei cita, in tal proposito, alcuni versi di Holderin: "Nur zu Zeiten... Solo a momenti l'uomo sopporta pienezza divina. Sogno di essi è, dopo, la vita" "L'arte classica è lo specchio "immaginato, irreale" di un'armonia sociale che non esiste più. La 'bellezza' muta in ogni epoca e non esiste una visione. E' varia. Sarebbe corretto parlare di "bellezze". Infatti, "bello" non è monotono, ripetuto, già noto. "Nel bello si annuncia il divino": lei lo associa, in particolare, alla religione cattolica? "Non necessariamente anche se il divino si annuncia in modo improvviso, è la grazia non prevista come "il ladro nella notte" del Vangelo. La "bellezza" è tale da essere divina e appare inattesa, ma da sempre è compagna del dubbio, dell'ingiustizia. La "giustizia" prende vita solo nella moltitudine dei canoni di bellezza, nell'eventualità di una loro cancellazione e di un loro sovvertimento. Non ha nulla a che vedere col mercato anche se questo, oggi, riflette a sua volta vari stili. E' corretto concludere che "bellezza" è oggi "libertà", "molteplicità"? "E' corretto in quanto oggi esistiamo liberi nella moltitudine di stili di vita, arte ed etica. Quando giunge "il ladro nella notte"" come lo stesso Heidegger ebbe a commentare, lo stato è quello del tormento e non della soddisfazione o della quiete del misticismo contemplativo. La nostra società può definirsi libera in virtù del sopravvento della molteplicità e della crisi che essa comporta. Oggi noi riconosciamo molteplici "bellezze" e viviamo più tormenti".