RASSEGNA STAMPA

26 SETTEMBRE 2002
FRANCA D'AGOSTINI
Maffettone, idee al servizio della democrazia
GIUSTIZIA, STATO, COMUNITÀ INTERNAZIONALE: IL DOCENTE DELLA LUISS ELETTO PRESIDENTE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI FILOSOFIA POLITICA
Sebastiano Maffettone è stato nominato presidente della Società italiana di filosofia politica, un´associazione che conta tra i suoi membri valenti studiosi come Salvatore Veca, Giacomo Marramao, Elisabetta Galeotti, Alessandro Ferrara (in tutto, un centinaio di docenti accademici, oltre a numerosi cultori).
La lunga epoca della crisi del politico non ha avuto in realtà come correlato una crisi della filosofia politica. Al contrario, sono stati creati e messi in opera nuovi strumenti teorici, un intenso dibattito è sorto negli ultimi trenta anni intorno alle tesi di autori molto noti, come John Rawls e Jürgen Habermas, ma anche di figure come Ronald Dworkin, Michael Walzer, Charles Taylor, Axel Honneth. Spesso però, soprattutto in Italia, si ha l'impressione che questo confronto si svolga in massima parte a fianco delle vicende politiche effettive, e delle elaborazioni che danno forma al main stream del dibattito culturale: che cioè l'elaborazione filosofica non riesca mai a toccare seriamente la quotidianità politica. Ed per fronteggiare questa situazione che si è costituita, poco meno di un anno fa, la Società italiana di filosofia politica. Ordinario di filosofia politica alla Luiss di Roma, Sebastiano Maffettone, che ha assunto la presidenza dopo un interim di Giuliano Marini, è noto come uno studioso che non ha mai perso di vista la dimensione dell'idealità nel lavoro teorico. L'esigenza di misurarsi con impegnative etico-pratiche è una caratteristica evidente dei suoi testi, anche i più tecnici, come quelli impegnati alla ricostruzione del pensiero di un autore (Maffettone ha lavorato sui grandi nomi della filosofia politica contemporanea, e con Dworkin ha scritto I fondamenti del liberalismo, uscito qualche anno fa da Laterza). Nel suo programma, il neopresidente si è posto espressamente l'obiettivo di rendere operativo quel «repertorio di idealità», come lui stesso dice, che è stato accumulato e perfezionato in questi anni dal lavoro dei filosofi italiani della politica. Maffettone molto lucidamente vede la malattia della filosofia italiana nella commistione tra politica e filosofia politica, una contaminazione che ha snaturato e impoverito la teoria, e svuotato la prassi politica. Si tratta dunque di promuovere una riflessione autonoma (leggasi: libera dagli interessi di parte), ma capace di legarsi agli obiettivi concreti della prassi politico-sociale. Si tratta, in altre parole, di rompere il vizioso legame tra filosofia e interessi politici, per riallacciare il rapporto legittimo tra filosofia e quotidianità politica. Concretamente, occorre secondo Maffettone operare in tre direzioni: anzitutto, promuovendo una maggiore informazione, ossia rendendo prontamente e facilmente disponibili i risultati dell'elaborazione teorica; in secondo luogo, favorendo un «allargamento della disciplina», ossia il passaggio (ormai obbligato) dal paradigma dello Stato a quello della «comunità internazionale», e calibrando l'ottica della giustizia con l'ottica dei diritti umani (esiste alla Sapienza, promossa dallo stesso Maffettone, una nuova cattedra di «Filosofia politica e diritti umani»). Infine, occorre «fertilizzare» il campo della filosofia politica incoraggiando o potenziando i rapporti con altri campi problematici: con la scienza politica, con la filosofia del diritto e con la storia delle dottrine politiche, ma anche con la filosofia generale, l'ontologia e la teoria della conoscenza.
inizio pagina
vedi anche
Filosofia (e) politica