Maffettone,
idee al servizio della democrazia
GIUSTIZIA, STATO, COMUNITÀ INTERNAZIONALE: IL DOCENTE
DELLA LUISS ELETTO PRESIDENTE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI FILOSOFIA POLITICA
Sebastiano Maffettone è stato nominato presidente della Società italiana di
filosofia politica, un´associazione che conta tra i suoi membri valenti
studiosi come Salvatore Veca, Giacomo Marramao, Elisabetta Galeotti, Alessandro
Ferrara (in tutto, un centinaio di docenti accademici, oltre a numerosi
cultori).
La lunga epoca della crisi del politico non ha avuto in realtà come correlato
una crisi della filosofia politica. Al contrario, sono stati creati e messi in
opera nuovi strumenti teorici, un intenso dibattito è sorto negli ultimi trenta
anni intorno alle tesi di autori molto noti, come John Rawls e Jürgen Habermas,
ma anche di figure come Ronald Dworkin, Michael Walzer, Charles Taylor, Axel
Honneth. Spesso però, soprattutto in Italia, si ha l'impressione che questo
confronto si svolga in massima parte a fianco delle vicende politiche
effettive, e delle elaborazioni che danno forma al main stream del dibattito
culturale: che cioè l'elaborazione filosofica non riesca mai a toccare
seriamente la quotidianità politica. Ed per fronteggiare questa situazione che
si è costituita, poco meno di un anno fa, la Società italiana di filosofia
politica. Ordinario di filosofia politica alla Luiss di Roma, Sebastiano Maffettone,
che ha assunto la presidenza dopo un interim di Giuliano Marini, è noto come
uno studioso che non ha mai perso di vista la dimensione dell'idealità nel
lavoro teorico. L'esigenza di misurarsi con impegnative etico-pratiche è una
caratteristica evidente dei suoi testi, anche i più tecnici, come quelli
impegnati alla ricostruzione del pensiero di un autore (Maffettone ha lavorato
sui grandi nomi della filosofia politica contemporanea, e con Dworkin ha
scritto I fondamenti del liberalismo, uscito qualche anno fa da Laterza). Nel
suo programma, il neopresidente si è posto espressamente l'obiettivo di rendere
operativo quel «repertorio di idealità», come lui stesso dice, che è stato
accumulato e perfezionato in questi anni dal lavoro dei filosofi italiani della
politica. Maffettone molto lucidamente vede la malattia della filosofia
italiana nella commistione tra politica e filosofia politica, una
contaminazione che ha snaturato e impoverito la teoria, e svuotato la prassi
politica. Si tratta dunque di promuovere una riflessione autonoma (leggasi:
libera dagli interessi di parte), ma capace di legarsi agli obiettivi concreti
della prassi politico-sociale. Si tratta, in altre parole, di rompere il
vizioso legame tra filosofia e interessi politici, per riallacciare il rapporto
legittimo tra filosofia e quotidianità politica. Concretamente, occorre secondo
Maffettone operare in tre direzioni: anzitutto, promuovendo una maggiore
informazione, ossia rendendo prontamente e facilmente disponibili i risultati
dell'elaborazione teorica; in secondo luogo, favorendo un «allargamento della
disciplina», ossia il passaggio (ormai obbligato) dal paradigma dello Stato a
quello della «comunità internazionale», e calibrando l'ottica della giustizia
con l'ottica dei diritti umani (esiste alla Sapienza, promossa dallo stesso
Maffettone, una nuova cattedra di «Filosofia politica e diritti umani»).
Infine, occorre «fertilizzare» il campo della filosofia politica incoraggiando
o potenziando i rapporti con altri campi problematici: con la scienza politica,
con la filosofia del diritto e con la storia delle dottrine politiche, ma anche
con la filosofia generale, l'ontologia e la teoria della conoscenza. |