Barrow,
i diversi significati del nulla
John D. Barrow, uno dei matematici e cosmologi oggi più noti, ha scritto
un libro molto ricco e interessante sui diversi sensi del nulla. Titolo e
sottotitolo della traduzione italiana suonano appunto: Da zero a infinito. La
grande storia del nulla (Mondadori, 2002, pagine 367, euro 18,20). Barrow ha
anche encomiabili competenze filosofiche; ma mentre nelle sue discipline naviga
col vento in poppa, in campo filosofico gli capita di zoppicare. Pienamente
scusabile. Però la filosofia è un animale pericoloso - o, se si preferisce -,
una signora difficile. Il senso fisico e matematico, teologico e poetico, e in
generale artistico, del nulla si affiancano autonomi, alla riflessione
filosofica sul nulla, o non si deve piuttosto dire che essi sono tutti
riconducibili a quest’ultima? Barrow sta per la prima di queste due tesi. Ma ci
sta senza saper controllare perché escluda l’altra. Nelle ultime righe del suo
libro prospetta un cupo scenario: «Alla fine ci sarà uniformità, senza stelle e
senza vita, per sempre, a quanto pare. Noi non ci saremo. E forse è bene, dopo
tutto». Ma se dopo 325 pagine di storia del nulla il lettore vuol sapere che
cosa significhi quel «Noi non ci saremo», che poi è il senso decisivo (ed
eminentemente filosofico) del nulla, temo che rimanga a bocca asciutta. Ed era
prevedibile, dopo che lungo tutto il libro di Barrow si trova incautamente
sostenuta la tesi che «la filosofia greca respinse il concetto di nulla fin
dalle sue origini». Osservo: i primi pensatori greci escludono certamente che
dal nulla si generi qualcosa, ma lo escludono proprio perché per primi pensano
a fondo a quel concetto. E invece la gigantesca cattedrale di riflessioni sul
nulla e sul «non essere», che è il Sofista di Platone (insieme ad altri suoi
dialoghi come La repubblica ), non lascia quasi alcun segno nel discorso di
Barrow. Come se si volesse scrivere una storia della fisica accennando di
sfuggita a Galilei e alla teoria della relatività. Sì, a differenza della
Grecia, l’India non ha avuto difficoltà a introdurre lo zero. Ma ciò dipende
dall’incapacità dell’Oriente di spingersi fino a quell’infinita opposizione di
essere nulla che per la prima volta i Greci hanno portato alla luce e che rende
estremamente più complessa la riflessione sulle diverse forme del non essere -
zero compreso. |