RASSEGNA STAMPA

20 SETTEMBRE 2002
EMANUELE SEVERINO
Barrow, i diversi significati del nulla
John D. Barrow, uno dei matematici e cosmologi oggi più noti, ha scritto un libro molto ricco e interessante sui diversi sensi del nulla. Titolo e sottotitolo della traduzione italiana suonano appunto: Da zero a infinito. La grande storia del nulla (Mondadori, 2002, pagine 367, euro 18,20). Barrow ha anche encomiabili competenze filosofiche; ma mentre nelle sue discipline naviga col vento in poppa, in campo filosofico gli capita di zoppicare. Pienamente scusabile. Però la filosofia è un animale pericoloso - o, se si preferisce -, una signora difficile. Il senso fisico e matematico, teologico e poetico, e in generale artistico, del nulla si affiancano autonomi, alla riflessione filosofica sul nulla, o non si deve piuttosto dire che essi sono tutti riconducibili a quest’ultima? Barrow sta per la prima di queste due tesi. Ma ci sta senza saper controllare perché escluda l’altra. Nelle ultime righe del suo libro prospetta un cupo scenario: «Alla fine ci sarà uniformità, senza stelle e senza vita, per sempre, a quanto pare. Noi non ci saremo. E forse è bene, dopo tutto». Ma se dopo 325 pagine di storia del nulla il lettore vuol sapere che cosa significhi quel «Noi non ci saremo», che poi è il senso decisivo (ed eminentemente filosofico) del nulla, temo che rimanga a bocca asciutta. Ed era prevedibile, dopo che lungo tutto il libro di Barrow si trova incautamente sostenuta la tesi che «la filosofia greca respinse il concetto di nulla fin dalle sue origini». Osservo: i primi pensatori greci escludono certamente che dal nulla si generi qualcosa, ma lo escludono proprio perché per primi pensano a fondo a quel concetto. E invece la gigantesca cattedrale di riflessioni sul nulla e sul «non essere», che è il Sofista di Platone (insieme ad altri suoi dialoghi come La repubblica ), non lascia quasi alcun segno nel discorso di Barrow. Come se si volesse scrivere una storia della fisica accennando di sfuggita a Galilei e alla teoria della relatività. Sì, a differenza della Grecia, l’India non ha avuto difficoltà a introdurre lo zero. Ma ciò dipende dall’incapacità dell’Oriente di spingersi fino a quell’infinita opposizione di essere nulla che per la prima volta i Greci hanno portato alla luce e che rende estremamente più complessa la riflessione sulle diverse forme del non essere - zero compreso.
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