![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 16 SETTEMBRE 2002 |
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L’avventura del Genoma, le sue scoperte sullo sviluppo dell’occhio. E il
lavoro di quelle particelle che disegnano la mappa dell’intero corpo
La
scienza negli ultimi anni ci racconta cose non sempre facili da digerire. La
fisica, ad esempio, ci dice che gli elettroni possono essere qui e lì
contemporaneamente, che il tempo e lo spazio sono la stessa cosa e che la
materia è fatta qualche volta di onde, di particelle altre. E' la nostra stessa
logica, il modo con cui siamo stati abituati ad organizzare il pensiero, a
leggere il mondo che ne esce sconvolto. La natura procede infatti in modo
completamente diverso. La biologia stessa, la scienza della vita, ha una logica
- come fa notare uno dei più innovativi biologi italiani Edoardo Boncinelli -
diversa dalla nostra. Spesso difficile da accettare, come quando ci dice che
l'incredibile e meravigliosa serie dei fenomeni biologici che hanno portato
fino all'uomo si è originata per caso.
La recente messa in sequenza del Dna e le numerose scoperte del ruolo che hanno
i geni in questa o quella malattia, in questo o quel comportamento, ci hanno
spinto a parlarne con uno dei protagonisti della ricerca biologica mondiale. Walter
Gehring, direttore del Dipartimento di biologia dell'Università di Basilea
può essere infatti considerato uno dei padri fondatori della biologia
contemporanea. Ha appena ricevuto il Premio Balzan per il 2002.
E' stato proprio lui, fra le altre cose, ad individuare il gene dello sviluppo
dell’occhio e i cosiddetti geni homeo box, quei geni che organizzano il lavoro
delle altre molecole. Questi geni regolatori hanno - sorprendentemente - la
stessa funzione in specie diverse. Per far sviluppare la testa, ad esempio,
nell'uomo come nel topo o nella formica...
«Abbiamo individuato quei geni che sono responsabili per disegnare la mappa del
corpo. I geni homeo box stabiliscono come deve essere la struttura, l'anteriore
e il posteriore, dove deve andare la testa e dove la coda, dove è il tronco e
così via... E determinano anche i diversi segmenti del corpo. La maggior parte
degli organismi di più alto grado sono infatti organizzati a segmenti. Ci sono,
ad esempio, segmenti per il torace e per l'addome o per la testa e c'è una
combinazione di geni responsabile per ciascuna di queste strutture.
Il ruolo dei geni regolatori homeo box può essere mostrato facilmente facendo
sviluppare una seconda testa in un posto diverso, ad esempio in un embrione
d'animale e provare così, senza ombra di dubbio, che questi geni sono
responsabili per la formazione della testa.
E' stata un'esperienza affascinante quando abbiamo scoperto questi geni
regolatori nelle mosche. Tutti sapevamo che le mosche si sviluppano in maniera
molto diversa dagli esseri umani o dai vertebrati in generale. Nonostante ciò
abbiamo trovato gli stessi geni con la stessa identica funzione nella mosca,
negli uomini e nei vertebrati. E' esattamente lo stesso gene che fa formare una
testa, gli stessi geni che fanno formare un cervello nella testa e così via. L’altra
scoperta è stata quella del gene che controlla lo sviluppo dell’occhio in tutti
gli organismi del regno animale. Un altro gene che, come un interruttore,
controlla il lavoro di altri duemila geni».
Cosa è cambiato con la messa in sequenza
del genoma umano?
«Il miracolo è che possiamo avere uno sguardo completo su un intero genoma.
Ma è solo un primo passo. Pensate che nel nostro genoma ci sono 3 miliardi di
lettere. Se si volesse stamparlo, avere davanti ciascuna delle componenti del
Dna, significherebbe comporre un libro di un milione di pagine... e ciascuna
delle nostre cellule contiene tutte quelle informazioni che sono raccolte in un
libro di un milione di pagine...
Abbiamo appena iniziato a leggere questo libro; siamo in grado di leggere
soltanto alcune delle sue parti, possiamo ad esempio vedere quali parti sono
responsabili della formazione delle proteine. Quello che non possiamo ancora
dedurre da questa lettura è però quando e dove si è manifestato un dato gene. Oggi
sappiamo che non tutti i nostri geni si manifestano e nemmeno per tutto il
tempo. Non c'è bisogno ad esempio di emoglobine che nei globuli rossi e quindi
la manifestazione di questo gene è limitata ai globuli rossi. Questo non è
ancora possibile leggerlo nella sequenza del Dna. Deve essere fatto ancora
molto lavoro per leggere questo libro, per comprenderne realmente il senso».
Ma al di là delle tecniche di
laboratorio sempre più raffinate, dei mega-computer adoperati per individuare i
geni, che domande vengono poste a questa immensa quantità di dati?
«Dobbiamo fare un po' il lavoro dei storici, riportare alla luce le rovine, le
tracce del passato e cominciare a indagare, a cercare risposte partendo da
oggi. La nostra storia è scritta nel genoma, ed è molto affascinante. Il genoma
è un po' come un libro di storia in cui sono state registrate e installate
tutte le mutazioni dei geni. Il problema è che ci sono state molte mutazioni
avanti e indietro nel tempo, così un gran numero di informazioni è andato
perduto.
Così come accade per gli storici che non hanno mai un'informazione completa sul
passato, ma devono ricostruirla a partire da alcuni dati, per stabilire cosa è
accaduto tra passato e presente, anche noi dobbiamo procedere partendo da
alcune cose certe e tentare di risalire al passato... E' una fase molto
eccitante perché per la prima volta possiamo tentare di rendere l'evoluzione
sperimentabile. Vorrei tentare di spingere l'evoluzione in avanti invece di
aspettare milioni di anni. Possiamo ora per la prima volta incominciare a
progettare esperimenti in modo da poter vedere realmente come le cose si
possono evolvere se noi le spingiamo ad evolversi: è una sfida affascinante. E'
il mio sogno».
A centocinquanta anni dalla
pubblicazione della “Origine delle specie" di Charles Darwin, la teoria
dell'evoluzione non solo è ancora valida, ma sembra essere l'unico
riferimento...
«E' l'unica teoria unificante in biologia e non finisco mai di stupirmi nel
vedere su quante cose Darwin avesse fondamentalmente ragione. Persino
fenomeni che sembrava molto difficile spiegare soltanto con mutazioni casuali e
la selezione naturale oggi possono esser spiegati mantenendo valide le ipotesi
di Darwin».
Sono ancora molte le cose che non
sappiamo, ad esempio come comunicano e interagiscono le cellule con l'ambiente
in cui sono immerse. Quali campi di ricerca sembrano più promettenti e quali i
principali problemi da affrontare?
«Credo che ci sarà una fase rapida in cui sarà possibile determinare il corso
delle malattie ereditarie. Alcune sono molto rare, ma altre anche molto comuni.
Grazie allo studio dello sviluppo adesso abbiamo gli strumenti teorici per
incominciare a comprenderne alcuni meccanismi.
Ero un ragazzo quando la metamorfosi di un insetto mi spinse verso la biologia.
Mio zio mi aveva spedito alcune crisalidi di farfalle; allora io ero un bambino
e mi arrivarono per posta in una scatola di scarpe. Vedo ancora davanti a me
quella scatola e quei brutti tipi di vermi, quei brutti animaletti che stavano
lì dentro. Mia madre mi diceva che sarebbero diventati farfalle, ma io non
pensavo che fossero molto belli. Poi mio zio scrisse a mia madre una lettera e
le disse di mettere la scatola con i vermi, durante l'inverno, in soffitta: in
modo che potessero stare al freddo per poi venir fuori in primavera. E così, un
giorno di primavera, andai di sopra e aprii la scatola: dentro c'era una
farfalla. In un primo momento aveva le ali chiuse in questo modo sopra la
testa, mimetizzata nel suo colore marrone, ma poi spalancò le ali e mostrò
tutti i suoi colori incredibilmente belli: e questo fece di me un biologo per
il resto della mia vita. Penso che la metamorfosi, lo sviluppo, sia ancora oggi
uno dei problemi più affascinanti. Conosciamo molto più di quanto conoscessimo
prima, ma ogni volta che troviamo qualcosa di nuovo si pongono un'infinità di
nuove domande».
L'altro problema è l'evoluzione. Ma
mentre lo sviluppo,la metamorfosi avviene ora, l'evoluzione è avvenuta nel
corso di milioni di anni. E' decisamente più difficile da studiare...
«Ma - come è stato detto - nulla ha un significato in biologia se non alla
luce dell'evoluzione. Siamo tutti organismi storici che ci siamo evoluti nel
corso di milioni di anni, siamo anche il prodotto di eventi storici avvenuti
per caso. Non siamo stati disegnati seguendo una serie di principi logici ma
siamo la conseguenza di fatti spesso casuali, che sono accaduti e basta... Gli
esseri umani non sono disegnati come li disegnerebbe un ingegnere, non sono
progettati come una macchina, ma sono il prodotto della storia...
Così non è nemmeno possibile pianificare la scienza. C'è sempre nella ricerca
una componente di creatività e la ricerca non è quella che mostrano le
pubblicazioni scientifiche, dove c'è sempre un filo rosso razionale e sembra
che tutto proceda per passi logici. Molte volte si procede invece nella
direzione sbagliata, si deve tornare indietro e ripartire daccapo...».