RASSEGNA STAMPA

12 SETTEMBRE 2002
GIANFRANCO MOLA
Il computer impara da Internet così insegue l'intelligenza umana

Parla chat e qualcuno lo scambia per un genio

Interrogato sulle previsioni del tempo il programma consulta i siti di meteo e risponde/In Rete si può trovare quel "senso comune" così difficile da ricreare in laboratorio

SmarterChild parla via chat con chiunque ne abbia voglia, pur essendo solo un computer.  Ma non è questa la novità.  La sua particolarità sta nel fatto che risponde alle domande che gli vengono poste, attingendo al più gigantesco archivio di informazioni che il mondo abbia mani avuto: Internet.  Il " chatterbot" (sta per robot in grado di chattare), creato dalla società americana Active Buddy, è il primo esempio di applicazione del Web all'interazione uomo/macchina.  Ma soprattutto lo strumento che potrebbe dare una svolta agli studi sull'intelligenza artificiale.

Finora i tentativi di far dialogare computer e persone si sono scontrati con un ostacolo quasi insormontabile. Che non è l'uso del linguaggio, ma quello che gli uomini chiamano «esperienza». I più evoluti "chatterbot" sono in grado di trasmettere informazioni sulla base dei quesiti che gli vengono posti.  Ma a condizione che le domande (e le risposte) risiedano nella loro «memoria», cioè negli archivi di cui gli uomini li hanno dotati. Nemmeno Alice, il robot conversante che per due anni di seguito ha vinto il campionato mondiale del settore -il prestigioso Loebner Prize - si è avvicinata al superamento del Turing test. L'esame di maturità dei computer consiste nell'ingannare la maggioranza dei giurati che si trovano dall'altra parte del video, facendogli credere di avere a che fare con persone in carne e ossa: nel caso di Alice, solo un membro della giuria ha fatto confusione.  Per agevolare l'accumulazione di nozioni utili alla conversazione, i creatori di Smarterchild sono ricorsi a Internet.  Interrogato sulle previsioni del tempo a Roma, il programma consulta i siti di meteo e risponde con sicurezza (per provare, l'indirizzo è www.smarterchild.com). Certo, la tecnologia è ancora approssimativa.  In realtà, la creatura dell'ingegner Timothy Kay raccoglie informazioni su un numero molto ristretto di siti web.

Inutile provare a chiedergli notizie su Ronaldo, visto che si interessa solo di sport americani.  E anche quanto a comprensione del linguaggio, SmarterChild spesso lascia a desiderare: le frasi senza senso con cui talvolta risponde lasciano di stucco l'interlocutore.  Ma è indubbio che la strada imboccata può essere feconda.  E rilanciare gli studi sulla comunicazione tra uomini e computer che avevano subito una brusca frenata: «Internet comincia a rendere di nuovo possibili esperimenti del genere», ha spiegato al "Washington Post" Michael Keams, professore di Computer science in Pennsylvania ed ex direttore dei laboratori sull'intelligenza artificiale della At&T.

Non è l'unica via possibile, s'intende.  Mentre alcuni scienziati cominciano a pensare a Internet come alla memoria virtuale delle «macchine pensanti», altri si muovono nello stesso senso, per lo stesso obiettivo, ma con un metodo diverso.  Il Web, sostengono, non è tanto un archivio di nozioni quanto il luogo di incontro di milioni di persone.  E allora si può utilizzare la loro esperienza per dotare i computer di quel «senso comune» così difficile da ricreare in laboratorio.  Mindpixel e Open Mind sono due progetti che vanno in questa direzione.  L'ipotesi è che il «senso comune» sia costituito da milioni di concetti-base intuitivi per l'uomo ma non per la macchina.  Così il giovane canadese Chris McKinstry ha pensato di chiamare a raccolta i cybernauti, invitandoli a fornire le unità minime di memoria (mind-pixel, come le ha definite), che avrebbero formato il cervello del suo Gac (General artificial consciousness).  In due anni e mezzo ha raccolto un milione di affermazioni tipo «Il cielo è blu/vero» o «Di notte c'è il sole/falso».  Simile il percorso di Open Mind, che nasce in seno al Mit di Boston e che chiede invece ai navigatori di fornire concetti logici come «una settimana dura più di un giorno».  Ancora troppo poco per parlare di coscienza e intelligenza, come qualcuno già si azzarda a fare.  Ma insomma, per ora ci si può accontentare.
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