![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 10 SETTEMBRE 2002 |
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Storia di una felice esperienza di
imprenditoria scientifica che è riuscita a mettere le forze produttive al
servizio della ricerca. E' la Stazione Zoologica di Napoli che il ministro
dell'Istruzione vuole chiudere
u il primo progetto al mondo di questo
tipo e si affermò come fucina di risorse e per la sua capacità di essere
all'avanguardia
Il centro nato con uno spirito
post-industriale, sta per cadere vittima di una ingenua filosofia
pre-industriale. Quella del governo
Forse
Letizia Moratti non lo sa. Ma tra le
vittime designate della sua controversa visione del rapporto tra scienza e
mercato c'è, estremo paradosso, quella Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli
che, sul finire dell'800, fu il primo esempio di «scienza imprenditrice» al
mondo.
Un
esempio riuscito: la Stazione Zoologica fondata da Anton Dohrn si affermò, in
breve tempo, sia a livello scientifico, per la sua capacità di effettuare
ricerca di assoluta avanguardia, sia come fucina di risorse, per la sua
capacità di reperire sul mercato i fondi per il suo sostentamento. Il segreto?
Una visione non ideologica del rapporto tra scienza e mercato. Il mercato usato come strumento efficiente
per promuovere scienza.
Insomma,
l'esatto contrario del rapporto ideologico tra scienza e mercato che fa da
sfondo al progetto di ristrutturazione degli Enti pubblici di ricerca di
Letizia Moratti e del suo entourage: dove la scienza, anche quella pubblica, è
vista come strumento efficiente per promuovere il mercato.
Contro
la realizzazione di questo progetto, che non ha precedenti nella storia
dell'Occidente, sono scesi in campo migliaia di scienziati italiani. I quali
oggi alle ore 10.00 si riuniscono nel salone dei convegni del Cnr a Roma per
dare vita all'«Assemblea Generale della Ricerca», anch'essa un inedito,
probabilmente, nella storia della scienza.
Al tavolo della presidenza ci sarà Giorgio Bernardi, - lo scienziato
che dirige la Stazione Zoologica di Napoli, erede di una avveniristica visione
post-industriale del rapporto tra scienza e mercato, probabile vittima di una
retrograda visione preindustriale di quel medesimo rapporto. E allora vale la pena raccontarla la
straordinaria storia della Stazione Zoologica di Napoli. Perché ha molte cose da insegnarci.
Tutto
inizia nel 1870, quando un giovane tedesco di 30 anni, Anton Dohrn, giunge
finalmente a Napoli col suo carico di idee e la borsa vuota. L'idea principe è quella di creare nella
città partenopea qualcosa che non esiste al mondo: un centro di ricerca
scientifica che trova sul mercato le risorse per sostenersi. La ricerca scientifica che Anton Dohrn
intende promuovere è quanto di più lontano esista dal mercato: l'embriologia
degli animali marini. Eppure lui è
convinto che possa essere il mercato a fornirle le risorse necessarie. Il giovane ha scelto Napoli per tre
motivi. Primo: perché l'uomo che
Giuseppe Garibaldi aveva chiamato, dieci anni prima, a gestire la pubblica
amministrazione nel Regno delle Due Sicilia liberato dai Borboni, e che poi
Camillo Benso di Cavour aveva chiamato a Torino quale Ministro della pubblica
istruzione dell'Italia finalmente unificata, il professor Francesco De Sanctis,
aveva fatto di Napoli uno dei poli culturali più importanti nell'Europa della
seconda parte del XIX secolo. In pochi
anni, grazie a quel dotto e illuminato ministro, la città era diventata un
crogiolo di cultura. E, in particolare,
di cultura scientifica.
Secondo,
ragiona il giovane Dohrn: Napoli è una grande e popolata città. Con un mercato potenziale, anche turistico,
esteso. Qui ci sono risorse sufficienti per sostenere la mia idea.
Terzo:
Napoli ha il mare. Anton Dohrn è il
figlio di Karl August Dohrn, il più famoso entomologo di tutta la
Germania. Ed è entomologo egli stesso,
esperto di emitteri (sì, insomma, l'ordine che comprende le cimici e la
filossera). Ma da quando Anton ha letto
l'Origine delle specie che Charles Darwin ha pubblicato nel 1859 è stato come folgorato:
il futuro non è nello studio della filologia delle cimici, ma nello studio
dell'evoluzione della vita. E poiché la
vita viene dal mare, è al mare che bisogna tornare. E in particolare, poiché l'ontogenesi (l'evoluzione
dell'individuo) ricapitola la filogenesi (l'evoluzione delle specie) il futuro
è nell'embriologia degli animali marini.
Ovvero degli animali che vivono in abbondanza in quel mare Mediterraneo
che bagna le spiagge napoletane. Napoli
può diventare la capitale mondiale della biologia evolutiva. Basta creare una "stazione" di
zoologia marina e iniziare gi studi.
Per edificare la stazione serve il beneplacito delle autorità e almeno
30.000 talleri. Il beneplacito e il
permesso di edificare la sua Stazione Zoologica nella Villa Reale che affaccia
sul mare partenopeo, lì alla Riviera di Chiaia, Anton Dohrn lo ottiene dal
Comune di Napoli. I soldi li chiede a suo padre. Che giudica pazzesca l'idea e glieli rifiuta.
La
necessità, come spesso accade, aguzza l'ingegno. Anton Dohrn decide che è possibile recuperare i soldi con un po'
di sana imprenditorialità. La Stazione
può diventare un centro di attrazione per il grande pubblico mettendo su un
Acquario, come quelli che già esistono a Berlino, ad Amburgo e a Londra. I
proventi dell'Acquario serviranno a finanziare la ricerca. Bastano 120 visitatori al giorno e il gioco
è fatto.
Ma
si tratta di un gioco affatto inedito.
Che nessuno al mondo può svolgere, con strutture adeguate, strumenti
d'avanguardia, biblioteche e cognizione di causa, proprio lì dove c'è la
materia prima per lo studio. La
Stazione, pensa ancora Dohrn, potrà vendere «tavoli di studio» ai laboratori e
ai centri di ricerca di tutta l'Europa e di tutto il mondo. Con questa ulteriore fonte di proventi e una
saggia organizzazione scientifica la Stazione può diventare il primo centro di
ricerca scientifica fondamentale al mondo in grado di autosostenersi.
Detto
fatto. Riuscito a convincere il sindaco
di Napoli, a sfondare il tradizionale muro di gomma opposto dalla burocrazia
Partenopea e a ottenere l'aiuto di scienziati (compreso quello, attivissimo, di
Charles Darwin) e artisti di mezza Europa, Anton Dohrn nel 1872 edifica
finalmente la Stazione Zoologica. Con
tanto di Acquario ricco di polpi e murene.
Che il giorno dell'inaugurazione viene visitato da 26 persone. Il giorno dopo i paganti salgono a 100. Nei giorni successivi i visitatori
diminuiscono. Gli introiti non sono
sufficienti, anche se contribuiscono a sostenere il 40% delle spese della
Stazione.
Per
fortuna Anton Dohrn ha diversificato le fonti.
L'affitto dei «tavoli di studio» porta a Napoli ricercatori stranieri
d'avanguardia e una buona quantità di quattrini. In pochi anni la Stazione
verrà finanziata, oltre che dall'Italia, da Francia, Svizzera, Belgio, Svezia,
Russia, Romania. Persino dai lontani
Stati Uniti e dal lontanissimo Giappone.
Viene visitata da artisti (Eleonora Duse), primi ministri (Crispi,
Giolitti), presidenti (Theodor Roosvelt), principi e sovrani (compreso il
kaiser, Guglielmo II, oltre naturalmente al re d'Italia). Il successo economico è la fonte di un
successo scientifico strepitoso, che a cavallo tra XIX, e XX secolo diventa
assoluta primazia mondiale nel campo della biologia evolutiva. Quando, nel 1897, la Stazione celebra i suoi
primi 25 anni, ben 2.000 scienziati (la gran parte dell'intera comunità
biologica mondiale) scrive ad Anton Dohrn: «E' impossibile concepire cosa
sarebbe oggi lo stato della scienza biologica senza l'influenza della
Stazione».
Negli
anni successivi la Stazione Zoologica di Napoli e la sua appendice di Ischia
dedicata allo studio del plancton, diventano il laboratorio internazionale
presso cui lavorano almeno un paio di decine di premi Nobel provenienti da
svariati paesi: i due terzi prima di ricevere il premio, un terzo dopo aver
ricevuto il riconoscimento della Reale Accademia di Svezia.
La
prima incrinatura nel successo trionfale della Stazione si ha nel corso della
prima guerra mondiale, quando Anton Dohrn è ormai morto (26 settembre del 1909)
e la Stazione, passata al figlio Reinhard, viene posta sotto sequestro dal
governo italiano in quanto «proprietà nemica».
Sarà poi Benedetto Croce, nel 1920, a trasformarla in Ente Morale e a
riaffidarla ai Dohrn. Ma ormai il primo, straordinario esperimento di scienza
imprenditrice è venuto a termine: così, con un gesto di ordinaria follia
burocratica. Nonostante tutto, però, la
Stazione Zoologica continua ancora oggi a essere uno dei migliori centri di
biologia marina del mondo. E il suo Acquario continua a essere visitato da
curiosi provenienti da tutto il mondo.
Perché
l'esperimento ha avuto successo? Perché la Stazione Zoologica di Napoli è
diventata, per usare le parole del sociologo Domenico De Masi, «un esempio
straordinario di organizzazione post-industriale realizzata in un'epoca
industriale e in una città che, per molti versi, era ancora pre-industriale»?
Beh,
il motivo è molto semplice.
Perché
il genio imprenditoriale di Anton Dohrn ha messo il mercato al servizio della
scienza fondamentale. Perché alla
Riviera di Ghiaia ha realizzato il centro di studi più avanzato al mondo nel
suo campo e ha venduto sul mercato, scientifico e non, le sue esclusive
utilities.
Oggi la Stazione Zoologica di Napoli rischia di essere chiusa. O, almeno, di perdere la sua originale identità per essere fagocitata da una delle 15 megastrutture che dovrebbero costituire l'ossatura del Consiglio Nazionale delle Ricerche e della ricerca pubblica italiana nell'interpretazione di Letizia Moratti e del governo Berlusconi. E' un autentico paradosso che il primo centro al mondo realizzato da uno scienziato imprenditore che ha intuito tutte le potenzialità post-industriali di mettere il mercato al servizio della scienza, cada vittima di nuova filosofia, ingenuamente pre-industriale, che vuole mettere la scienza direttamente al servizio del mercato