![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 SETTEMBRE 2002 |
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Nel 1967, presso Gallimard, usciva una storia dell'utopia di Jean Servier, professore di etnologia a Montpellier. Non era un frigido manuale sui costruttori di Stati ideali. In esso il tema della "Città del Sole", noto per l'opera di Campanella, era presentato come un bisogno eterno dell'uomo. Elaborata sotto l'Acropoli o nelle fabbriche dell'Ottocento o nelle piazze manifestanti del secolo scorso, l'utopia interpreta un sogno perpetuo delle civiltà: quello di ritornare alla quiete delle origini, alla pace materna. Il rifiuto del presente angosciante non è una conquista di oggi, ma la molla dei movimenti millenaristi, delle eresie, sovente delle rivoluzioni. "L'utopia riempie un vuoto tra un Paradiso Perduto e una Terra Promessa", scrive Servier. Bene: ora possiamo leggere quest'opera anche in italiano (con un'attenta introduzione di Gianfranco de Turris) con tutti i tentativi del pensiero occidentale da Platone ad Aldous Huxley. Le antiutopie fanno parte del gioco, lo rendono più avvincente. Inoltre, chi scrive è felice di ritrovare, tra le pagine di Servier, Rav Jacob di Corbeil, detto "l'iniziato", ucciso nel 1192: guidava una comunità che le storie esoteriche registrano come "Gente del segreto". O il coevo Rav Samuel Bar Clonimus: consacrò un libro allo studio della dottrina segreta, la Sepher Shaked , il "Libro del mandorlo". A Spira accorsero numerosi discepoli per concretizzare i sogni che egli ricavò tra i commenti alla Legge e il "Sentiero nascosto". E poi gli altri, tanti, tutti. Da Erasmo a Tommaso Moro, da Agostino a Marx, dai giacobini francesi a Verne, questa idea ha aiutato gli uomini a vivere e i progetti ad essere più accettabili. Non a caso un libraio viennese nel 1911 segnalava 1.150 titoli dedicati al genere (la notizia è in Thierry Paquot, L'utopia , edizioni Mimesis). Ed essa resta una verità per il nostro spirito, come intuì Platone nel finale del IX libro della Repubblica , dove ricorda il "modello fissato nei cieli per chiunque voglia vederlo": è l'unico Stato della politica di cui "possiamo mai considerarci parte".