![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 5 SETTEMBRE 2002 |
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E nel neocomitato largo ai giuristi Il professor Francesco D’Agostino al posto
dell’igienista Berlinguer. Meno medici e biologi
Una
bomba piazzata l’11 agosto scorso in un centro per lo studio degli
xenotrapianti in costruzione vicino a Modena mostra che la bioetica non è una
questione di pura accademia. Serve a capire che le novità della ricerca
biomedica scuotono sentimenti, opinioni e interessi importanti. Che ci si può
trovare di fronte a reazioni emotive pericolose. E che anche la più promettente
delle invenzioni – come la creazioni da animali donatori di organi per i
trapianti, nel mirino degli attentatori – deve essere valutata e spiegata a
politici e cittadini per evitare incomprensioni e abusi sia da parte dei
ricercatori che da parte dei loro avversari.
E’ con questo obiettivo che nel 1990 fu creato in Italia il primo Comitato
nazionale di bioetica (Cnb) ed è in questo clima che stanno iniziando a
lavorare i membri di nuova nomina da parte del Presidente del consiglio.
Arrivano con sei mesi di ritardo rispetto alla scadenza del mandato del gruppo
precedente — il primo gennaio 2002 – e con molte novità.
La presidenza è stata affidata a Francesco D’Agostino, professore di filosofia
del diritto all’università di Tor Vergata di Roma che sostituisce Giovanni
Berlinguer, professore di igiene del lavoro all’università "La
Sapienza", sempre a Roma. Una sostituzione, questa di un medico con un
giurista, che è già un forte segno del cambiamento di rotta del nuovo Cnb. Sia
in quantità che in qualità.
Il numero dei componenti è aumentato. Erano 40 al primo mandato e sono oggi 56.
Ventuno gli esperti che facevano parte del gruppo precedente e che sono stati
confermati. Ventidue i nuovi. Cinque i rappresentanti delle maggiori
istituzioni scientifiche nazionali. Quattro i presidenti onorari. Tre, infine,
i vicepresidenti che affiancano Francesco D’Agostino.
Un esercito di saggi, dunque, chiamati ad approfondire le possibili ricadute di
quanto avviene alle frontiere della scienza biomedica, aldilà dei miracoli e
delle catastrofi ventilate non solo sui media, ma anche in qualche sede dove si
prendono decisioni politiche e commerciali. Un ruolo non semplice, che richiede
competenze profonde ed esperti super partes di diverso credo e formazione, ma
che non sembra pienamente garantito nel nuovo Cnb.
Sono appena la metà le persone che hanno nel loro curriculum studi di biologia
e medicina. Molte di queste – anche a causa della veneranda età — lo hanno
fatto in settori che poco o nulla hanno a che vedere con la genetica, la
biologia molecolare, le neuroscienze, le biotecnologie e quant’altro pone oggi
i problemi di bioetica più nuovi e inquietanti come accade con la clonazione,
le cellule staminali o i cibi ogm.
«Abbiamo più giuristi e più donne», ha osservato il presidente D’Agostino. E
quanto alle critiche emerse su carenza di esperti e di pluralismo di idee
propone di «essere giudicato su quello che faremo e non prima di aver avviato i
lavori».
Il programma presentato dal presidente del Cnb tocca temi vecchi e nuovi. Fra
questi ultimi si apriranno i grandi capitoli della proteomica e della
farmacogenetica che, a seguito del "progetto genoma umano",
riguarderanno sempre più da vicino la personalizzazione delle cure e la
definizione dell’"identikit" sanitario di ciascuno di noi. Completi
di rischi (su privacy e assicurazioni) e vantaggi (sulla salute) mai
sperimentati finora.
Nello stesso tempo non verranno trascurati antiche questioni mai risolte e in
continua evoluzione come l’avvio di corsi di educazione sessuale nelle scuole;
l’assistenza ai morenti; la tutela dell’embrione e gli errori medici. Entrano
nell’agenda anche le medicine complementari «non per dare giudizi di
efficacia», specificano i membri del Cnb, «ma per mettere a fuoco la corretta
informazione da parte dei medici che le praticano sui rischi e sui limiti di
pratiche che non sono state studiate a fondo con i metodi della medicina
scientifica».
Il nuovo Cnb sembra dunque guardare più verso il letto dei malati che verso i
banconi dei laboratori, come dimostra anche l’inserimento nel Comitato della
presidente dell’Ordine degli infermieri. Una figura nuova, in questo ambito,
insieme al veterinario Pasqualino Santori. Scelta quanto mai tempestiva alla
luce dell’attentato di Modena e della necessità di vigilare sui nuovi rapporti
che legano gli umani agli altri animali.