![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 AGOSTO 2002 |
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L'80% del mercato globale degli
organismi geneticamente modificati è prodotto dagli Usa. Gli ambientalisti accusano: diffondono
sostanze dannose
Il
vertice sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg entra nel vivo. E subito si accende la polemica. Oggetto del contendere ieri sono stati,
ancora una volta, gli ogm: gli organismi geneticamente modificati. E a scontrarsi sono stati, ancora una volta,
due torti. Quello degli ambientalisti,
che accusano gli Stati Uniti di voler diffondere per il mondo sostanze a
rischio. Quello degli Stati Uniti che
chiedono libertà di commercio per piante e cibi a loro giudizio del tutto
innocui.
Lo
scontro tra i due torti è corredato e alimentato da due notizie. La prima è che l'Unione Europea, la
Danimarca e l'Austria hanno avviato l'iter per ratificare il Protocollo sulla
Biosicurezza di Cartagena. La seconda è
che alcuni paesi africani rifiutano gli aiuti alimentari Usa, temendo che una
parte delle donazioni sia costituita da ogm.
Gli Usa giudicano irrazionale il rifiuto degli africani. Gli africani giudicano pelosa la carità
americana. Un bel groviglio. Che conviene cercare di dipanare.
Un
po' tutti gli attori in gioco hanno interesse a che il confronto si svolga sul
piano ecosanitario. Perché tutti hanno
un qualche interesse a negare che il nocciolo duro dell'intera questione è
puramente e semplicemente economico.
Negli anni '80 gli Stati Uniti hanno intuito la straordinaria portata
della nuova ingegneria genetica basata sulla tecnica del Dna ricombinante. E su quel know how hanno puntato per acquisire una posizione dominante sia
nel campo delle biotecnologie rosse (farmaci) che delle biotecnologie verdi
(agroalimentare). In quest'ultimo, in particolare, alcune
grandi aziende Usa hanno realizzato prodotti commerciali che si sono
conquistati una notevole fetta dei mercato mondiale della soia, del mais e del
cotone. Le piante sono state
geneticamente modificate per proteggerle dall'attacco di pesticidi e aumentarne
la produttività. La manipolazione
genetica usata, chiamata di prima generazione, favorisce i produttori, ma non
comporta miglioramenti per i consumatori.
Con questo kit di prodotti in mano le multinazionali hanno chiesto
libertà di commercio in tutto il mondo promettendo al inondo la soluzione dei
suoi problemi alimentari.
Contro
questo tentativo si sono schierati subito i gruppi ambientalisti. Protestando che degli ogm si sa troppo poco
e che potrebbero rappresentare un grave rischio per la salute umana e
l'ambiente. La proteste hanno ottenuto
un certo consenso di massa, soprattutto in Europa.
Nel
corso degli anni il braccio di ferro si è mantenuto su questo artificioso
livello dove tutti sperano di trarre vantaggio. Intanto le aziende Usa
continuavano a rafforzare la loro posizione dominante sul mercato mondiale,
l'Europa dichiarava una sorta di moratoria e la comunità scientifica iniziava
una serie dì indagini per valutare i rischi associati all'uso degli ogm. Queste indagini, a tutt'oggi, non hanno
prodotto alcuna seria evidenza che i prodotti ogm siano più rischiosi per la
salute umana e per l'ambiente dei normali prodotti agricoli.
Forti
di questo dato di fatto, le aziende e il governo degli Usa chiedono libertà
completa di commercio per gli ogm.
Anche a costo di rimettere mano al
faticoso compromesso raggiunto a inizio dei 2000 a Cartagena, nell'ambito dei
negoziati sul Protocollo di Biosicurezza.
Dove si stabilisce che ogni paese possa rifiutare l'importazione di un
prodotto ogm, anche in assenza di argomenti scientifici.
E
questo è quello che tentano di fare oggi gli Usa a Johannesburg: rivedere
l'accordo dì Cartagena. Ma è sul vero
rischio connesso agli ogm che gli americani tacciono. Questo rischio sì chiama monopolio. Monopolio assoluto. Un rischiò evocato nei giorni scorsi proprio
dalla Fao, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione e
agricoltura. Nel rapporto sul futuro
dell'agroalimentare la Fao si schiera a favore dello sviluppo delle moderne
biotecnologie: soprattutto di seconda generazione, quelle che offrono concreti
benefici ai consumatori. E sì dichiara
favorevole allo sviluppo delle biotecnologie nel Terzo Mondo. Ma la stessa Fao ricorda l'insostenibilità
del processo di globalizzazione che negli ultimi anni, anche grazie allo
sviluppo di ogm, ha portato due soli gruppi industriali, entrambi basati negli
Usa, la Cargitt/Monsanto e la Novartis/Adm, a controllare oltre l'80% del
mercato mondiale delle sementi e il 75% del mercato mondiale dell'agrochimica. In
questo contesto si comprende meglio la posizione dell'Europa, compresa quella
di due paesi come la Danimarca e l'Austria, con governi di destra, e la
posizione dei paesi africani, che negli ogm donati vedono un nuovo cavallo di
Troia dell'imperialismo economico. E si
comprende anche la carità pelosa degli Usa, che evidentemente vogliono
utilizzare gli ogm proprio come Ulisse il suo fraudolento cavallo.
Eppure una delle leggi fondamentali del capitalismo liberale ammonisce che i monopoli, anche e forse soprattutto i monopoli che si basano sulle tecnologie più nuove e promettenti, sono insostenibili. Da un punto di vista sociale. E alla lunga, anche da un punto di vista ambientale.