![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 AGOSTO 2002 |
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Su "Nature" una ricerca
australiana che può mettere in crisi Einstein e l'immagine dell'universo
Giunge
dall'Australia una notizia sconvolgente: la velocità della luce sarebbe
cambiata negli ultimi 12 miliardi di anni.
La materia interposta tra noi e sorgenti luminose più distanti pare assorba
i fotoni (quanti di luce) che l'attraversano più di quanto non faccia la materia attuale. Non posso né smentire né avallare la notizia. I dettagli apparsi
su Nature non permettono ancora una valutazione attendibile.
In
ogni caso i fisici teorici hanno immaginato da tempo l'universo in cui una o
più costanti fondamentali della fisica sono cambiate. Tra di queste la più famosa, per via di Einstein, ma non unica
tra le costanti è la velocità della luce pari a circa 300000 km al
secondo. Non è chiaro cosa si intenda
nei comunicati per variazione della sua velocità, senza una teoria precisa in
cui appaia detta costante l'asserzione è vuota di significato, potrebbe anche
voler dire che gli orologi o i metri usati per misurarla si sono guastati.
Il
modello standard delle particelle elementari descrive abbastanza bene il
comportamento della materia, sia di quella di cui siamo fatti, sia sotto
condizioni estreme quali si osservano nei grandi acceleratori: se le costanti
della fisica cambiassero in un tempo molto breve i fenomeni elettromagnetici
subirebbero in ogni caso uno sconquasso epocale e fatale per l'umanità. Ma per nostra fortuna gli eventi di cui si
parla riguardano epoche remote.
Di
grande interesse e con conseguenze più facilmente visualizzabili è l'ipotesi
alternativa fatta dagli scienziati australiani: e cioè di un cambiamento della
carica dell'elettrone. Se il valore
della carica elettronica - finora considerato una costante - invece aumentasse,
le orbite percorse dagli elettroni si stringerebbero a ridosso del nucleo, gli
atomi diventerebbero più piccoli. La materia sarebbe più densa e assorbirebbe
ed emetterebbe luce con modalità e colori molto diversi. L'energia sviluppata dalle reazioni chimiche
aumenterebbe, cambierebbe la forma delle molecole e cesserebbe quella mirabile
geometria delle componenti del DNA che permette alla vita di esistere, sarebbe
forse un universo interessante ma senza astronomi che possano osservarlo. I
nuclei più pesanti, tra cui l'uranio che contiene molti protoni che si
respingono, diventerebbero instabili sotto fissione e non esisterebbero in
natura. Cambierebbe la velocità delle
reazioni nucleari e come conseguenza la luminosità del Sole ma anche le sue
dimensioni. Guai a toccare il Sole!
Se
la carica dell'elettrone può cambiare potranno seguirne l'esempio le altre
costanti universali, meno note ma pure cruciali nel permettere o no l'esistenza
della vita.
Una
delle costanti meno note a chi non è del mestiere è quella che regola il
decadimento beta ossia la disintegrazione del neutrone in un protone, un
elettrone e un neutrino teorizzata per la prima volta da Enrico Fermi. Un lieve variazione non avrebbe conseguenze
immediate sul comportamento della materia di cui siamo fatti o anche degli
oggetti di cui ci serviamo ma cambierebbe drasticamente la velocità delle
reazioni nucleari nell'interno del Sole e la sua luminosità con conseguenze
ambientali fatali per la vita sulla terra. Ma anche la costante gravitazionale
di Newton non scherza, una sua piccola variazione avrebbe un effetto
sconvolgente non solo sul Sole ma anche sui pianeti.
Da
queste osservazioni è nato il cosiddetto principio antropico secondo cui le
costanti universali delle fisica debbono avere il valore attuale perché ogni
altro valore sarebbe incompatibile con l'esistenza dell'uomo. A questo principio sono stati attribuiti a
volte significati mistici e sconvolgenti e la capacità di fissare a priori le
costanti della fisica. Non sono così
entusiasta del principio, al momento attuale sembra confermare tutto quello che
si misura e si osserva ma non è altrettanto utile nella costruzione di nuove
teorie. Se la notizia riportata su
Nature verrà confermata da altre fioriranno le ipotesi più strampalate sulle epoche
cosmologiche remote e sulle civiltà che potrebbero avere ospitato.
Se
la variazione delle costanti universali per quanto lieve sia sarà confermato
getterà dubbi e luci impreviste sull'istante stesso del Big Bang, l'esplosione
epocale da cui avrebbe avuto origine il nostro universo. La modellistica cosmologica continua a
suddividere i primi istanti della storia del cosmo in capitoli dalla durata
evanescente in cui sono verificati sconvolgimenti inimmaginabili. Non lasciamoci ingannare dalle frazioni di
secondo, quello che conta non è il tempo segnato dagli orologi ma quello
scandito dagli avvenimenti che si susseguono a ritmo inconcepibile. Non conta l'attimo di tempo trascorso bensì
cosa è accaduto in quel lasso di tempo.
La storia dell'universo è ancora tutta da scrivere, le sorprese non sono finite.