![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 LUGLIO 2002 |
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MA IL MINISTERO FA SAPERE: ALMENO PER AGOSTO NIENTE RIFORMA
Si
prevede, per i prossimi mesi, il gran ritorno di un'espressione logorata da un
uso sempre più ipocrita: "fuga di cervelli". Indica una pratica di
solito deplorata con alti lamenti dolentissimi da ministri e responsabili vari
della condizione in cui versa la ricerca in Italia. Il motivo del plausibile
rinnovato ricorso a quell'espressione sta in un provvedimento ministeriale per
ora solo ventilato ma da molti paventato, che sarebbe in cantiere presso il
ministero all'Istruzione, Università e Ricerca. Si tratta del piano di
ristrutturazione - ma la parola qui è un eufemismo - del Consiglio Nazionale delle
Ricerche, prossimo a essere presentato dal ministro Moratti. Secondo quelle che
per correttezza sono ancora da rubricare come "indiscrezioni" - ma di
cui chiunque lavori al Cnr è a conoscenza da qualche mese - quel piano
prevederebbe un vero e proprio smantellamento del Centro, una sua completa
trasformazione.
Ci
sarebbero, soprattutto, due novità: l'abolizione degli attuali dipartimenti;
l'istituzione di un certo numero di distretti guidati da fiduciari di nomina
governativa, ingaggiati allo scopo di procacciare fondi per la ricerca presso
sponsor privati. Sì, perché la vera innovazione sarebbe poi quella di limitare
l'apporto finanziario dello Stato al solo finanziamento delle spese fisse,
abolendo gli stanziamenti diretti. Come a dire, ricerca sì, ma solo a
condizione che si trovi sul mercato qualcuno interessato a pagarla. Con tutti i
corollari del caso sulla marginalizzazione di studi legati al principio della
pubblica utilità e il primato - anche qui - della logica dei profitti privati.
"A
ben vedere, questa prospettiva, di cui si parla da mesi, non è poi nemmeno una
novità", dice Graziella Persico, responsabile, nella sede napoletana del
Cnr, del "Progetto Cilento", uno dei più importanti progetti di
genetica delle popolazioni mai avviati. "Da tempo lo Stato paga solo gli
stipendi, e noi ricercatori siamo abituati a rivolgerci alla Telethon, alla
Comunità Europea o alla Regione Campania. Siamo autonomi, cioé, senza esserlo
però del tutto. Cionondimeno ratificare l'idea che la ricerca si metta "sul
mercato", in una logica da "vinca il migliore", mi sembra un
buon modo di affossare centri come quello napoletano, indicato da tutti come un
fiore all'occhiello della ricerca post-genomica".
"Molto perplesso" si dice anche John Guardiola, che dell'Istituto di Genetica e Biofisica di Napoli è a lungo stato direttore. "Speravamo di essere sfuggiti alle attenzioni di un ministero fin qui preso dalla distruzione dell'istruzione" dice polemico Guardiola. "Le idee di cui sentiamo parlare potrebbero produrre lo stallo totale della ricerca". Dal ministero, intanto arriva una nota di precisazione che potrebbe rasserenare gli animi. Riferisce solo di studi preliminari avviati per continuare la riforma degli enti di ricerca, tra i quali il Cnr, e di approfondimenti in corso. Si aggiunge poi che "non ci saranno da parte del ministro Letizia Moratti interventi sugli enti di ricerca, almeno per il mese di agosto". Sbagliamo nel pensare che quell'"almeno" non serva molto a tranquillizzare i ricercatori del Cnr?