RASSEGNA STAMPA

28 LUGLIO 2002
PAOLO ROSSI
La ragione critica è aperta a tutti

Esprimersi con chiarezza era per lui il primo dovere di un intellettuale

«L'astronomia, la medicina, la giurisprudenza, la fisica, oscillano ogni giorno  e vedono crollare i loro fondamenti. Ramo ha rovesciato la filosofia di Aristotele, Copernico l'astronomia di Tolomeo, Paracelso la medicina di Galeno». Così, con l'aria di affermare ovvie verità, recita un testo filosofico della metà del Seicento. La domanda «chi è mai questo Ramo che ha sconfitto Aristotele?» è del tutto giustificata.  Oggi Pierre de la Ramée o Ramus (1515-1572) è noto solo agli specialisti di filosofia del Rinascimento.  Si potrebbe tentare un elenco di filosofi che sono stati celeberrimi nel corso della loro vita e che sono stati presto dimenticati, che non vengono più letti e discussi dai filosofi, ai quali i filosofi non fanno più riferimento, ai quali, anzi, è quasi di cattivo gusto (o è almeno segno di sprovvedutezza e di ingenuità) fare riferimento.  Anche in filosofia ci sono cose paragonabili agli indici di ascolto.  L'indice di ascolto di Popper, oggi, presso i filosofi, è particolarmente basso.  Non solo in Italia.  Un solo esempio: nell'estate del 1995, a un anno dalla morte, uscì sul «Times Litterary Supplement» un articolo feroce, ferocemente intitolato «Open society, closed thinker».

Karl Raimund Popper era nato nel 1902 nella Grande Vienna.  Fu vicino al socialismo negli Anni venti, lavorò presso la clinica di consulenza per l'infanzia di Alfred Adler.  Fra il 1930 e il 1936 insegnò matematica e fisica nelle scuole medie.  Non fu mai membro del Circolo di Vienna, ma ebbe rapporti con molti dei suoi componenti.  Era di origine ebraica e, dopo l'occupazione nazista emigrò in Nuova Zelanda.  Alla fine della guerra, nel 1946, accettò un lettorato di logica e di metodologia alla London School of Economics dove divenne prima professore ordinario e più tardi capo del Dipartimento di Filosofia. I più celebri, fra i suoi molti allievi, sono stati Paul K. Feyerabend e Imre Lakatos.  Ebbe, dopo gli anni Cinquanta, una grandissima quantità di riconoscimenti, fino alla nomina a Baronetto nel 1965.  Fu insieme (evento davvero raro) membro della British Academy e della Royal Society.

Popper scrisse e pubblicò molto, i suoi libri furono tradotti in molte lingue, su di lui esiste un'enorme bibliografia.  Alla diffusione delle idee di Popper e alla discussione delle sue tesi hanno dato contributi notevoli, in Italia, Dario Antiseri e Marcello Pera, ma a Popper moltissimi guardarono con attenzione, soprattutto negli anni della crisi del marxismo.  Un sapere che procede per congetture, che è di principio sempre disponibile a essere confutato, che auspica il confronto, che crede alle smentite dell'esperienza, una filosofia che pensa si possano introdurre cambiamenti nel mondo, ma non crede alla validità dei grandi, epocali racconti, una filosofia che ha un'immagine positiva e non negativa della scienza e del sapere scientifico, infine una filosofia che non offre, del presente (come era nell'uso dei Francofortesi) un'immagine apocalittica: tutto questo (dopo la fine delle grandi certezze teologico-politiche) dava risposte a domande reali, offriva valide alternative.

Forse è vero che non c'è una singola tesi filosofica di Popper che sia stata accolta dalla comunità dei filosofi.  Credo che egli sia stato il costruttore ostinato, appassionato, provocatorio di un'immagine del sapere, della scienza, della società.  Alcune delle sue pagine hanno parlato anche agli uomini e alle donne che spendono le loro vite senza aver mai letto libri di filosofia e che tuttavia sono capaci, soprattutto in circostanze drammatiche, di scelte decisive.  Anche questi non filosofi posseggono qualcosa di simile a una visione del mondo.  Questo è qualcosa che i filosofi di professione non apprezzano molto e dimenticano volentieri.
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Storia della filosofia