![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 LUGLIO 2002 |
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Popper è
stato senza dubbio uno dei pensatori più significativi del XX secolo. Nato a
Vienna nel 1902, egli sviluppò le sue prime concezioni filosofiche in quella
stessa città, in contrasto con le idee con le quali proprio era venuto a
contatto: in particolare, le idee del "Circolo di Vienna" (del quale
fu considerato oppositore ufficiale), le varie versioni del kantismo, il
marxismo, la psicanalisi e la psicologia individuale.
Il pensiero
di Popper ha influenzato soprattutto lo sviluppo della dottrina della scienza e
della filosofia sociale, ma anche la discussione pubblica riguardo a problemi
politici. Per quanto riguarda l'influenza esercitata dal pensiero filosofico su
altri ambiti della vita culturale, mi sembra che un influsso maggiore sia stato
invece esercitato da due altri filosofi, il cui pensiero si è posto in netta
opposizione a quello di Popper: Ludwig Wittgenstein e Martin Heidegger. A mio
avviso però entrambi hanno avuto, per il razionalismo necesariamente implicito
nell'Illuminismo, una rilevanza ben diversa da quella di Popper.
A
quell'epoca esistevano in Europa, a prescindere dalle diverse versioni del
kantismo, due grandi movimenti filosofici di riforma, vale a dire quello
analitico, ispirato da Bertrand Russell, e quello fenomenologico, fondato da
Edmund Husserl. Entrambi erano radicati nella tradizione del razionalismo e del
realismo europei, e avevano preso una posizione positiva nei confronti della
scienza. Ma, mentre il movimento analitico era da ascrivere all'empirismo, il
movimento fenomenologico rappresentava una nuova versione dell'apriorismo. Ora,
se il primo dei due era legato allo sviluppo della logica moderna, anche il
secondo partiva comunque dalle ricerche in campo logico. Ora, tornando ai due
movimenti sopracitati: per il primo, Ludwig Wittgenstein svolse un ruolo simile
a quello che, per il secondo, avrebbe svolto Martin Heidegger.
Già nel suo
primo libro, il Tractatus Logico-Philosophicus, Wittgenstein si era occupato
della costituzione linguistica del mondo, imprimendo così al pensiero analitico
una svolta che lo portava lontano dal realismo di Russell. In seguito, con la
sua analisi di esempi linguistici concreti, egli passò a una sorta di
pragmatismo, che ebbe come conseguenza il superamento non solo della ricerca di
tipo metafisico, ma anche di quella basata sulla teoria della conoscenza. Nel
pensiero fenomenologico fu il suo stesso fondatore, Edmund Husserl, a compiere
il passaggio verso la formulazione della questione trascendentale. Il suo
allievo e critico Martin Heidegger, con la sua opera principale Essere e tempo,
operò in questo pensiero una svolta pragmatica, legata appunto alla presunzione
di aver superato la metafisica e la teoria della conoscenza. In entrambi i casi
andò perduto quell'impulso critico che all'inizio aveva animato i due
movimenti, e il razionalismo che era legato ad essi lasciò spazio ad una
maniera di pensare inconciliabile con il pensiero scientifico.
Con Wittgenstein è entrato in conflitto lo stesso Popper. Il punto controverso delle loro enunciazioni viene espresso molto chiaramente dalla famosa scena che ebbe luogo nell'anno 1946 nel Moral Science Club di Cambridge, la quale è stata poi raccontata da varie persone in modi totalmente diversi. Come è noto, all'epoca Wittgenstein rifiutava l'idea che esistessero veri e propri problemi filosofici, mentre Popper gliene forniva esempi, dei quali però Wittgenstein metteva in discussione il carattere filosofico. (...) Con l'altro dei due filosofi, Martin Heidegger, Popper non si è mai scontrato personalmente, sebbene lo abbia occasionalmente nominato, apostrofandolo come «il rappresentante dell'irrazionalismo».