RASSEGNA STAMPA

27 LUGLIO 2002
JAVIER FERNANDEZ
I cento anni di Popper filosofo della libertà

Cento anni fa (il 28 luglio 1902) nasceva a Vienna Karl Raimund Popper, uno dei più influenti filosofi del secolo XX. Con la sua vasta riflessione, nata soprattutto dagli studi epistemologici, è stato il paladino della libertà come struttura di pensiero e metodo di lavoro, sia per le scienze che per le società umane. Attraverso le sue due opere fondamentali, la "Logica della scoperta scientifica" (1935) e la più nota "La società aperta e i suoi nemici" (1945), Popper si è imposto come uno dei maggiori filosofi della scienza, opponendo alle teorie più in voga nel suo tempo -il positivismo logico, il marxismo, il determinismo e la filosofia linguistica - la sua personale versione del razionalismo critico, nella tradizione kantiana. Dopo un apprendistato come ebanista - secondo lo stesso filosofo, l'esperienza pedagogica più fertile della sua vita - e il suo impegno come maestro di scuola a partire dal 1929, Popper frequentò il cosiddetto "circolo di Vienna" (Wiener Kreis), opponendosi progressivamente al positivismo logico che lo caratterizzava e sviluppando gli argomenti che costituirebbero la sua opera maggiore, la "Logica della scoperta scientifica".

In aperto contrasto con tutta la tradizione epistemologica dai tempi di Francis Bacon (1561-1626), e influenzato soprattutto dai progressi della fisica teorica nel XX secolo, Popper si oppose alla concezione tradizionale del progresso della scienza come catena di induzioni verificate, proponendo invece un modello deduttivo, basato sulla proposta di "congetture e refutazioni".

Questa visione epistemologica critica e aperta, in termini kantiani - ossia che presuppone non la conoscenza progressiva della realtà, ma la successione di teorie che per definizione devono poter essere falsificate- diventerà anche una visione politica, sopratutto tenendo conto che nel 1937 Popper, di origine ebrea, è obbligato a fuggire dall'Austria, temendo l'arrivo dei nazisti tedeschi. Dal 37 al 45 il filosofo austriaco lavora come professore di filosofia all'Università della Nuova Zelanda, e finita la guerra, nel 1946, approda in Inghilterra, dove il carattere poco ortodosso delle sue teorie lo mantengono lontano da Cambridge e Oxford e lo portano alla London School of Economics. È nel 1945 che Popper pubblica "La società aperta e i suoi nemici", la sua opera più nota: in essa il filosofo ricostruisce la genealogia del pensiero "chiuso" o "tribale" caratteristico dei totalitarismi moderni (nazismo, fascismo e comunismo) dai presocratici alle filosofie contemporane.

Popper traccia due linee storiche di sviluppo parallelo del pensiero "chiuso" e "aperto", evidenziando in Hegel e Kant i massimi esponenti moderni delle due tendenza: il primo in quanto padre dello storicismo moderno, sia di "destra" (nazionalismo e teoria delle razze) che di "sinistra" (comunismo e teoria delle classi), il secondo in quanto ultimo epigono della tradizione socratica del razionalismo critico.

Considerato a torto un difensore di posizioni di destra, principalmente per la sua dura critica del marxismo - che vedeva come uno sviluppo secondario ma particolarmente pericoloso dello storicismo hegeliano - Karl Popper è stato uno dei teorici della socialdemocrazia moderna, che definiva "ingegneria sociale riformista", in opposizione all''ingegneria utopica" dei marxisti. Ma lo stesso filosofo ammetteva, nella "Società aperta e i suoi nemici" che, posto davanti al dilemma di scegliere far libertà e giustizia, sempre avrebbe scelto la prima, giacché per lui una giustizia senza libertà civile porta inevitabilmente a un'ingiustizia senza possibilità di cambiamento.

Critico spietato della psicanalisi - alla quale negava ogni validità epistemologica, come del resto a tutte le scienze sociali - e delle filosofie linguistiche sviluppate a partire dal pensiero del suo compatriota, coetaneo e nemico Ludwig Wittgenstein, Popper (diventato Sir Karl nel 1961) continuò a partecipare al dibattito intellettuale fino alla sua morte, nel 1994. Con Wittgenstein, sfuggito come lui al nazismo, Popper si incontrò in una stanzetta dell'Università di Cambridge per la prima e unica volta, e il loro dibattito ideologico sfociò quasi in una rissa, che divenne poi uno dei momenti leggendari della storia del pensiero occidentali nel secolo scorso. Wittgenstein e Popper rappresentano due visioni radicalmente opposte nella filosofia contemporanea: i problemi di linguaggio, che per il primo erano l'essenza stessa della riflessione filosofica erano, considerati inesistenti e irrilevanti per il secondo. Lo scontro durò solo dieci minuti, ma secondo la testimonianza di alcuni presenti fu necessario separare i due studiosi, quando Wittgenstein minacciò Popper con un attizzatoio.

Presentando il pensiero di Popper nella sua biografia, Bryan Magee sostiene che per lui la filosofia nasceva dal fatto che "tutti diamo per scontate molte cose, molte delle quali hanno un carattere filosofico, e le applichiamo nella nostra vita privata, nella politica, nel lavoro e in ogni aspetto della vita: ma anche se alcune di esse sono esatte, la maggior parte tende a essere sbagliata e alcune diventano pericolose, e dunque l'esame critico delle nostre supposizioni può essere considerato il lavoro più importante che ci sia, tanto dal punto di vista intellettuale come da quello morale".
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