RASSEGNA STAMPA

13 LUGLIO 2002
editoriale
Clonazione, Antinori pronto a dicembre
Poi il ginecologo fa marcia indietro e nega
 «Ma quale clonazione, stiamo parlando di riprogrammazione genetica». Severino Antinori fa marcia indietro e smentisce un'intervista rilasciata al quotidiano francese "Liberation" nella quale aveva parlato di «dieci trasferimenti di embrioni creati per clonazione e di aver ottenuto una gravidanza».
Insomma, secondo "Liberation", il ginecologo italiano avrebbe annunciato la nascita del primo bebè clonato per dicembre. E se da un lato Antinori smentisce il quotidiano francese, dall'altra "Liberation" conferma la veridicità dell'intervista: «Il ginecologo», ha raccontato Corinne Bensimon, la giornalista che ha raccolto l'intervista, «ha detto che ha proposto a cinquanta coppie afflitte da infertilità maschile, un programma di clonazione che preferisce chiamare "trasferimento di nucleo somatico". Ha dichiarato che c'era una gravidanza alla 15esima settimana al momento del colloquio, a inizio luglio, e che il feto aveva una buona morfologia».
Ora però Antinori ci ripensa e dice: «Nessun baby-clone. Il piccolo che nascerà a dicembre sarà frutto della riprogrammazione genetica. Sono un ricercatore serio e so quello che ho detto: non ho mai parlato di cloni. Il piccolo non è figlio di italiani e non verrà alla luce in Italia. La sua nascita fa parte di un progetto che vede impegnata un'equipe di 30-40 persone, di cui io sono solo uno dei coordinatori scientifici».
Il ginecologo afferma che si tratta di riprogrammazione genetica, in cui, «a differenza della clonazione, si usano due cellule e non una sola. Risultato, si forma un embrione che non ha solo il Dna del padre ma anche quello della madre». Antinori prende inoltre le distanze dalla setta dei Raeliani che proprio un paio di giorni fa aveva annunciato l'arrivo di 20 bimbi fotocopia.
«La riprogrammazione genetica», conclude Antinori, «sarà il futuro per questo settore. Ma quando si aggiungono notizie false a quanto c'è di vero, scatta la paura del mostro. Ora vogliamo silenzio e risponderemo solo in sede scientifica».
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