![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 GIUGNO 2002 |
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Incontro del "Circolo" su "Eutanasia e
bioetica" concluso dalla rappresentazione del "Fedone"
L'uomo si appartiene o appartiene? Un dilemma, che sembra rievocare l'essere o non essere di shakespeariana memoria, posto da don Gianni Baget Bozzo alla base della discussione sull'eutanasia, sempre più frequente al mondo d'oggi, affrontata lunedì pomeriggio al teatro Vittorio Emanuele, nel corso dell'incontro organizzato da "Il Circolo di Messina" su "Eutanasia e bioetica", al quale hanno preso parte anche il presidente Paolo Magaudda, il preside della facoltà di Medicina e chirurgia, Franco Tomasello - che ha moderato i lavori - il prof. ordinario di Genetica medica a "La Sapienza", nonché direttore dell'Istituto di bioetica "Mendel" di Roma, Bruno Dallapiccola, il direttore della Scuola superiore di bioetica di Messina, Giovanni Russo e il senatore Marcello Dell'Utri, presidente nazionale de "Il Circolo". "Per la Chiesa il divieto non poggia solo sulla Bibbia - spiega Baget Bozzo - ma anche sulle leggi naturali. Ecco perché è esteso a tutti, mentre così non sarebbe se si fondasse soltanto sull'appartenenza a Dio. In questo caso, infatti, interesserebbe esclusivamente i credenti". Il suo è un fermo no, dunque, a quello che, stante l'etimologia greca, si può definire un "morire bene". "Il medico non può diventare giudice della vita o della morte - aggiunge Bozzo - e l'idea della tecnica che non ha limiti urta con il sentimento religioso dell'uomo che, invece, sa di averne. La battaglia contro l'eutanasia, infatti, ha a che fare, prima di tutto, con le convinzioni radicali dell'autocoscienza umana". Una tematica attualissima, oggigiorno, quella sull'eutanasia, spesso alla ribalta della cronaca negli ultimi tempi. Una tematica che riguarda la società, ma che investe anche la medicina. "La medicina moderna alle volte prolunga un calvario - precisa Tomasello - che non serve né alla qualità della vita, né al futuro del soggetto". E, introducendo l'intervento di Dallapiccola sui progressi della genetica tra scienza ed etica, il preside della facoltà di Medicina e chirurgia ha, inoltre, evidenziato come la bioetica debba poter comprendere le diversità morali e le diversità legate alle varie culture. "Cinquant'anni di questa storia hanno prodotto trasformazioni radicali - sottolinea di seguito Dallapiccola - e adesso ci si trova in una fase di transizione tra il genoma e il futuro post genomico. Ma sin d'ora possiamo affermare che quasi tutte le malattie dell'uomo hanno fondamento nel nostro Dna". Nel soffermarsi, poi, sull'evoluzione della ricerca biomedica, il direttore dell'Istituto di bioetica ha puntualizzato come il Dna sia "una sorta di incubo che grava sulla nostra vita e che condiziona tutte le nostre manifestazioni". Dopo aver ricordato il recente dibattito parlamentare sulla procreazione assistita, Tomasello ha presentato l'ultimo intervento in programma di don Russo. "Bisogna guardare con obiettività e serenità il dinamismo naturale e artificiale - rileva il direttore della Scuola superiore di bioetica della città dello Stretto - inerente la procreazione assistita. L'artificiale non ha nulla di diabolico e può essere un aiuto alla coppia che deve, comunque, restare protagonista dell'atto procreativo. È vero che non si devono porre limiti al progresso, ma qualcuno, da un punto di vista pubblico, esiste e non si può non tenerne conto". A concludere i lavori è stato il senatore Dell'Utri, cui è spettato il compito di introdurre l'attore Carlo Rivolta nel "Fedone", uno dei più importanti e suggestivi dialoghi di Platone che narra l'ultimo giorno di vita e di morte di Socrate, andato in scena al termine del convegno.