RASSEGNA STAMPA

29 GIUGNO 2002
ERMANNO BENCIVENGA
Gli scienziati divisi giorno per giorno tra verità e interessi

Gli scienziati conducono esperimenti di laboratorio, partecipano a congressi internazionali, scrivono articoli su riviste specializzate, registrano brevetti, insegnano nelle università. È innegabile che tutte queste pratiche influiscano sulla direzione e sui risultati delle loro ricerche; ciò nonostante, "nell'opinione comune il mondo della scienza è ancora percepito come un complesso di leggi e categorie universali e la sua storia è vista come un progressivo e inarrestabile disvelamento delle cause di fenomeni naturali percepiti come universalmente dati e oggettivi". Il malinteso va corretto, sostiene Marco Beretta in “Storia materiale della scienza” (Bruno Mondadori, pp. 329, e 20,50), e un modo per farlo è scrivere un libro come il suo: un manuale di storia della scienza che privilegia la concreta quotidianità dello scienziato sull'astratta contemplazione della verità. Un vivace elemento di contrasto tra teoria e pratica è che, mentre la prima è (o almeno sembra, a posteriori) guidata da un'inflessibile logica interna, la seconda procede spesso casualmente, sottoposta agli stimoli più diversi e alle più strane evoluzioni. Difficilmente, dunque, la storia di una qualsiasi pratica potrà essere raccontata come un singolo apologo, dall'inizio alla fine (e magari anche con una morale); sarà assai più probabile trovarsi di fronte a numerosi percorsi in origine indipendenti che finiscono poi per intrecciarsi e dar luogo a combinazioni imprevedibili. Così accade nella storia della scienza raccontata da Beretta, che si presenta come un mosaico di sedici pezzi (o capitoli) dedicati ciascuno a un particolare tema (strumenti, scienza e arte, scienza e religione, accademie, musei, tecnologie ), in cui però capita talvolta di incontrare facce già familiari. Un paio di esempi. Il chimico tedesco Justus von Liebig compare una prima volta nel capitolo sull'università, per sottolineare come nel piccolo ateneo di Giessen egli fosse stato in grado di fare qualcosa che non sarebbe stato possibile in sedi più prestigiose e che ebbe effetti rivoluzionari sull'insegnamento scientifico: condurre le sue lezioni direttamente in laboratorio. Più avanti, in un altro capitolo, abbiamo modo di seguire la sua educazione parigina nel laboratorio privato di Gay-Lussac, e così di riflettere sul singolare processo di contaminazione che permise di trasformare un rapporto personale in un'istituzione accademica. Di Antoine Lavoisier impariamo a conoscere i sofisticati strumenti, poi lo troviamo fondatore di una fortunata rivista, e direttore dell'Académie des Sciences, e fautore di "un progetto di riforma dell'educazione pubblica che affidava un ruolo centrale all'insegnamento di materie tecniche e industriali", e parecchie altre cose ancora. Lo studente e il semplice lettore che seguano queste molteplici sollecitazioni vedranno la scienza per quello che è: un'attività, anzi più attività dominate da interessi diversi, tortuosi e magari contrastanti, in instabile equilibrio dialettico. Beretta esordisce con parole polemiche nei confronti dei "sociologi della scienza" che considerano quest'ultima "legata a doppio filo con il potere politico" e "asservita al potere". Per fortuna nel libro la polemica si perde e i sociologi non vengono più menzionati. Purtroppo però si perde anche la politica e, per quanto si parli con buon senso di responsabilità dei legami tra scienza, industria e macchina bellica, dichiarando per esempio che con la bomba atomica gli scienziati hanno "frantumato in poco meno di mezza giornata la millenaria immagine della scienza intesa come sapere neutrale e idealmente impegnato nella ricerca della verità", gli usi propagandistici della ricerca e lo sfruttamento da parte dei ricercatori di consorterie e appoggi vari allo scopo di ottenere fondi vengono perlopiù passati sotto cauto silenzio. Anche di questi, però, si dovrebbe parlare se si vuole che studenti e comuni lettori passino da un'immagine di facciata a una visione finalmente realistica.
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Cultura-Impresa scientifica