![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 GIUGNO 2002 |
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In Italia sono ancora poche le torri che
producono energia dal vento, anche se il loro numero è in crescita. Ma la fonte rinnovabile più a buon mercato e
«matura» incontra degli ostacoli
Fateci caso.
Visto una volta, non si scorda. Da decenni è uno dei paesaggi
cinematografici che più «scolpiscono» il nostro immaginario. Pale che girano in enortní spazi con poca
vegetazione. E producono energia. C'è a chi piacciono e chi le trova brutte;
comunque la funzione principale è produttiva, non spettacolare, anche se, nella
realtà, anche gli Stati Uniti ne hanno prodotta poca finora di energia
eolica. Nel caso italiano l'esperienza
è recente, ridotta, ancora scarsamente «fdmata».
Oggi in Italia vi sono quasi 1500 torri per la
produzione di energia elettrica dal vento, sparse in dodici regioni. Sopra le torri, quelle grandi alte oltre 60
metri, due o tre pale intercettano il vento (che soffi almeno a 5 metri al secondo,
meglio costante e senza ostacoli),
esponendo la più vasta area possibile, collegate ad un rotore, ad un
generatore, ad un apparato di controllo e ad un sistema frenante
d'emergenza. Precisamente nel nostro
paese erano 1209 a fine 2001, per una potenza di 682 megawatt (un milione di
kilowatt per ora). Poche in assoluto,
molte in relative alle 2 che esistevano nel 1987 per una potenza di 0,3
megawatt o alle 159 che esistevano nel 1996 per una potenza di 60 megawatt. 270
megawatt sono state installate nel solo 2001.
Fuori dai film, la crescita è esponenziale, in Italia, in Europa, nel
mondo. L'eolico è una fonte rinnovabile
di energia, come l'idroelettrico, il geotermico, il solare, il fotovoltaico, le
biomasse, glì stessi rifiuti. «Rinnovabile» non significa automaticarnente e
sempre «pulita»; né esclude un qualche impatto ambientale. Finora, però, si sono privilegiate, per
svariate ragioni, fonti non rinnovabili, non pulite. Dunque è giusto auspicare che crescano il peso assoluto e la
quota relativa di fonti rinnovabili e che, in particolare, nel mondo si produca
più energia con il vento, verificando e riducendo eventuali rischi connessi
alla instaßazione, all'utilizzo, alla trasmissione, al «rinnovo».
Il totale di potenza eolica installata iii Europa è
oggi di 17 mila megawatt (pari al consumo di circa dieci milioni di famiglie),
di cui 3.500 nel 2000 e 4.500 nel 2001.
Oltre la metà degli impianti è in Germania e il governo tedesco ha
annunciato di voler portare la quota eolica sui consumi di energia
elettrica ad almeno il 25% entro il 2025. Poi ci sono Spagna e Danimarca. In Danimarca già il 15% della produzione
viene dal vento. L'Italia è
quarta. E sono in vìa di verifica oltre
400 domande di concessione per la costruzione di nuovi impianti, soprattutto
nei comuni di montagna. Nei prossimi
mesi si compiranno scelte che possono modificare a lungo (circa un ventennio)
il paesaggio di una parte ampia dell'Appennino centrale e meridionale. Chi le contesta talora esagera, quasi si
trattasse di localizzare un sito nucleare in giardino. Anche chi le sostiene deve comprendere le
ragioni delle forti polemiche che hanno cominciato a «soffiare»: firme a difesa
del paesaggio, critiche di procedura e percorso democratico, appelli al
Presidente. E' bene rifletterci su e discutere: eolico sì, ma come, quale,
dove. Sia per qualificare la politica
energetica, sia per determinare uno sviluppo sostenibile, correggendo
strozzature e distorsioni dell'attuale sistema.
Non il fiore all'occhiello di un modello che resta
«fossile», non il trasferimento integrale di energia con gestione privata o
monopolistica, non il calcolo puntiforme di costi e benefici in un contesto
(energetico, infrastrutturale, istituzionale) che sfugge. Non ce la si può cavare con la definizione
di «opere di pubblica utilità», tanto più che un decreto del centrosinistra
impone alle aziende elettriche che almeno il 2% di quanto producono o importano
venga da fonte rinnovabile, a partire da quest'anno e che l'eolico è la fonte
più matura, disponibile, a buon mercato. I programmi nazionali per l'uso di
energie rinnovabili prevedono l'Installazione di impianti per la produzione di
altri 2500 megawatt di potenza colica, in Italia, entro il 2010, un piccolo ma
significativo contributo alla riduzione dei gas serra. Serve un «piano stralcio del vento», servono
strumenti concertati di gestione pianificata, servono criteri di localizzazione
ambientale sovracomunale. Servono
ricerca, mnonitoraggio, sperimentazíoní anche per limitare l'irnpatto sul territorio
e nel tempo, con l'interramento dei cavi, una soglia massima di densità,
distanze minime, innovazioni in forme colori e disposizione, realizzazioni
anche off-shore (in mare), zone precluse.
Se ci avete fatto caso, uscite dal cinema e ragioniamo su quanto può essere grande il giardino della nota sindrome (non il mio ... )