RASSEGNA STAMPA

23 GIUGNO 2002
DARIO ANTISERI
Sbaglio dunque sono, disse Popper

Alle radici della "società aperta" e del suo teorico austriaco

Nel suo volume "Popper Philosophy, Politics and Scientific Method" del 1998 - e che ora appare in traduzione italiana presso il Mulino - Geoffrey Stokes offre una tesi sostanzialmente controcorrente sui rapporti, nel pensiero di Popper, tra teoria della conoscenza da una parte e valori morali e politici dall'altra. La tesi ortodossa, diciamo così, considera il pensiero sociale e politico di Popper come fondato sulla sua epistemologia (falsificabilità delle teorie scientifiche, criticabilità delle idee filosofiche, inderivabilità logica dei valori dai fatti e così via). Insomma: l'interpretazione più diffusa vede La società aperta e i suoi nemici come sostanziale conseguenza politica della logica della scoperta scientifica. Ma ecco che Stokes viene a correggere e a integrare siffatta interpretazione "tutt'altro che infondata", sostenendo che essa "offre una comprensione parziale" delle relazioni concettuali rinvenibili tra le varie componenti della filosofia di Popper.

In breve, ad avviso di Stokes, le opinioni politiche di Popper "sono costitutive" del suo progetto epistemologico tecnico e ciò nel senso che "la sua epistemologia non solo contribuisce in modo strumentale al raggiungimento di valori politici, quali la libertà, ma incorpora in se stessa certi valori politici quali l'etica della critica, l'autocritica e la tolleranza". Oltre al fatto che l'epistemologia popperiana presuppone l'esistenza di istituzioni politiche liberali e democratiche, in grado di garantire libertà di pensiero ed espressione.

L'esame più atteso dell'evoluzione del pensiero di Popper a cominciare dai primi anni Venti, dei suoi contatti con i più rappresentativi esponenti della Grande Vienna, e una più scrupolosa analisi dei suoi scritti offrono indubbiamente dei supporti alla tesi proposta da Stokes, ma resta il fatto che da una prospettiva puramente teoretica è la consapevolezza della fallibilità della conoscenza umana a costituire la prima (anche se non unica) base razionale della "società aperta".

Un'etica della tolleranza priva di principi epistemologici in grado di sostenerla rischia di configurarsi come predica inutile. Ma Popper, al pari di Voltaire, ha più volte ribadito che "la tolleranza è necessaria conseguenza della convinzione di essere uomini fallibili". Principi epistemologici come principi etici: "Difatti, se io posso imparare da te e nell'interesse della ricerca della verità voglio imparare, allora io debbo non solo tollerarti, ma anche riconoscerti come sostanzialmente uguale a me".
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti