RASSEGNA STAMPA

20 GIUGNO 2002
editoriale
Niente provvedimenti penali per la fecondazione eterologa. Polemiche sul destino degli embrioni

 Carcere da dieci a vent'anni, multa da 600.000 a un milione di euro, nonchè interdizione perpetua dell'esercizio della professione. Sono le sanzioni previste dall'articolo 12 della legge sulla procreazione, approvato dalla Camera, per chi tenta esperimenti di clonazione umana. Le sanzioni verranno irrogate a "chiunque realizza un processo volto ad ottenere un essere umano discendente da un'unica cellula di partenza, eventualmente identico, quanto al patrimonio genetico nucleare, ad un altro essere umano in vita o morto".

È questo l'aspetto più rilevante della legge sulla procreazione assistita che ha compiuto il primo passo, ottenendo ieri il sì della Camera, dove sono stati vissuti momenti di tensione allorquando sono stati affrontati alcuni dei punti più delicati dal punto di vista della bioetica, quelli riguardanti gli esperimenti sugli embrioni, il loro destino e le tecniche di impianto. Il provvedimento, su cui un fronte cattolico ha mantenuto i punti a cui teneva, va ora al Senato, dove il fronte laico ha già annunciato di volersi organizzare per cambiare il testo.

Ieri il blocco laico ha tentato di attenuare il divieto della fecondazione eterologa, previsto in uno dei primi articoli votati nella scorsa settimana. Niccolò Ghedini (Fi), Anna Finocchiaro (Ds), Robero Villetti (Sdi) e Alessandra Mussolini (An) hanno chiesto di attenuare le sanzioni previste per chi applica l'eterologa. Ma sono solo riusciti ad ottenere l'eliminazione delle sanzioni penali (prima si parlava di carcere fino a tre anni), ma non a quelle pecuniari (da 300.000 a 600.000 euro) nè alla sospensione dall'albo da uno a 3 anni, che è il principale freno ai medici.

Incassato questo successo il fronte cattolico ne ha portato a casa un secondo, riguardante sia il blocco alla sperimentazione sugli embrioni (salvo quelli a scopi terapeutici), sia le tecniche di impianto degli embrioni nell'utero.

La legge infatti stabilisce che per ogni applicazione di tecniche di procreazione non si devono creare "un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, e comunque non superiore a tre". Uno dei problemi bioetici principali per i cattolici, infatti, riguarda il destino degli embrioni che non vengono impiantati, perchè essi vengono considerati già esseri umani.

E la "patata bollente" della questione dei 30.000 embrioni oggi conservati nei vari centri che applicano la fecondazione assistita, passerà al governo. L'esecutivo infatti ha accettato un'emendamento proposto da Giuseppe Fioroni (Margherita) che rinvia a un decreto del Ministero, il quale dovrà stabilire "le modalità di conservazione".

Per non rendere eccessivamente indigeribile la legge ai laici i cattolici hanno appoggiato l'emendamento di Alessandra Mussolini in base al quale l'aborto selettivo nelle gravidanze plurime (ottenute con la procreazione artificiale) rimane vietato, salvo i casi previsti dalla legge 194.

Non sono mancati momenti di tensioni, come quando il capogruppo della Lega, Alessandro Cè, ha richiamato all'ordine Giovanna Bianchi Clerici e Flavio Rodeghiero, che stavano votando in dissenso dal gruppo. L'aula è insorta e Luciano Violante ha chiesto con forza al presidente della Camera Casini di garantire a tutti i deputati il libero voto.
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