![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 16 GIUGNO 2002 |
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Nato nel 1745, nei primi
anni della sua infanzia mostrava uno sviluppo mentale tardivo e arrivò alla scioltezza
di parola solo all'età di sette anni.
Andava insomma un po' meglio del protagonista di quella vecchia
canzonetta scherzosa che cominciava con «A nove anni dissi "Ba"», ma
nessuno avrebbe mai immaginato che potesse diventare l'archetipo dello sviluppo
tecnologico. Eppure con la sua pila
Alessandro Volta - perché di lui si tratta - ci viene giustamente presentato,
in un volume edito dal centro di cultura scientifica che da lui prende nome
(«Evoluzioni e rivoluzioni dell'impresa scientifica: la pila di Volta due
secoli dopo», a cura di Riccardo Galli, Centro di cultura scientifica
"A. Volta", Como 2001, pagg.
148, s.i.p.), come il creatore dell'impresa scientifica moderna.
I sette autori
dell'opera - spiega il curatore, Riccardo Galli, docente dell'università di
Bergamo e amministratore delegato del polo tecnologico Servitec - rintracciano
nell'innovazione architettata da Volta elementi e dimensioni tuttora attuali
nella scienza del terzo millennio e ne valutano l'evoluzione e le prospettive a
lungo termine, fino a uno studio dei problemi che la scienza e la tecnologia
pongono alla società del ventunesimo secolo.
Giuliano Pancaldi,
storico della scienza all'università di Bologna, ci mostra Volta come simbolo
del passaggio dal filosofo naturale settecentesco allo scienziato moderno. Per un verso il grande comasco non rinunciò
mai del tutto al meccanicismo, tentando
di spiegare i fenomeni elettrici in base ad azioni tra un fluido e i componenti
microscopici della materia; per l'altro ottenne i successi più importanti
inventando concetti (capacità, tensione) assolutamente sganciati dai modelli
interpretativi strutturali e anzi procedenti per definizioni pragmatiche
suggerite dal laboratorio.
Dall'illuminismo Volta traeva del resto la fede nell'utilità d'una
scienza traducibile in macchine. La
storia dei brevetti che hanno segnato lo sviluppo tecnologico della pila
dimostra - nota Pancaldi - un continuo andirivieni fra innovazione tecnologica
e ricerca fisico-chimica. Un tratto
messo in rilievo da Gaffi è la grande abilità con cui Volta sapeva tenere i
rapporti col potere: amico degli austriaci, poi dei francesi e poi ancora degli
austriaci dopo la restaurazione. I governi apprezzavano il lustro che da lui
traggono, ed egli aveva bisogno del loro sostegno.
Gianfranco Dioguardi,
ingegnere, imprenditore, professore d'economia e organizzazione aziendale al
politecnico di Bari, tratteggia lo sviluppo scientifico degli ultimi duecento
anni, fino a entrare nel merito dei nuovi problemi etici; egli invoca un nuovo
illuminismo, cioè un metodo di chiarificazione culturale. La sede in cui Volta annunciò al mondo la
sua invenzione - la Royal Society di Londra, collocata nel paese che stava
guidando la nascente rivoluzione industriale testimonia l'importanza scientifica
dell'internazionalità. Questo è il tema
sviluppato da Umberto Colombo, accademico dei Lincei, già presidente del
comitato di politica scientifica e tecnologica dell'Ocse. Fra l'altro egli affronta il paradosso del
calo di risorse destinate alla ricerca dopo la fine della guerra fredda, quando
anzi si sarebbe atteso uno sforzo maggiore per affrontare i tanti problemi che
affliggono il pianeta. I responsabili? Deficit pubblici crescenti, stagnazione
economica, alto tasso di disoccupazione in Europa, insieme con una comunità
scientifica che ha dato alla gente speranze e paure esagerate, e ha annunciato
ai media risultati ancora provvisori, creando confusione e incertezza.
L'interdisciplinarità della scienza moderna è discussa da Lanzavecchia, tecnologo ed epistemologo, critico nei confronti d'un certo olismo che non tiene i piedi sulla tetra. La conoscenza risulta, egli sostiene, dalla riaggregazione d'un sapere specializzatissimo e disaggregato. Giambattista Zorzoli, studioso di problemi energetici e ambientali, spiega come si sia passati dall'olismo scientifico dell'epoca di Volta all'odierna crisi nei rapporti fra scienza e società, mentre gli israeliani Monis Teubal e Gil Avnimelech illustrano le politiche d'innovazione tecnologica nel loro paese.