RASSEGNA STAMPA

12 GIUGNO 2002
CASTALDA MUSACCHI
Elena Del Grosso, del Tavolo di bioetica: norme discriminatorie

"In nome della morale "cattolica" si mette a rischio la salute della donna e del feto"

La legge sulla fecondazione artificiale, in discussione al parlamento, ha diviso anche la piazza antistante Montecitorio. Da una parte il Forum delle associazioni familiari, il Movimento per la vita e il Forum degli operatori sanitari con slogan a favore della proposta 47. Dall'altra il "cartello" promosso da Prc, Pdci, parte dei Ds, Verdi, disobbedienti e il movimento delle donne che criticano fortemente la procreazione medicalmente assistita così come concepita. In piazza, ieri, anche Elena Del Grosso, genetista dell'università di Bologna, oltre che membro del tavolo di Bioetica e dell'associazione Orlando che si batte da sempre in difesa dei diritti delle donne.

Secondo te si è aperta una crociata contro la 194?

Il primo articolo di questa legge normativizza "il diritto a nascere del concepito", rimettendo in causa i fondamenti stessi del diritto moderno. Oggi (ieri, nbr), durante il dibatitto parlamentare, la stessa Dorina Bianchi, che è la relatrice di questa proposta, ha continuato a sostenere che la 194 non si toccherà. Ma si tratta di una vera ipocrisia. Se si ammette il diritto a nascere del concepito, di fatto, si dà all'embrione uno stato giuridico. E, quindi, automaticamente si nega quanto sancisce la 194. Non è un caso che, nella legislazione scorsa, quando passò alla Camera l'emendamento del leghista Cè, solo dopo qualche giorno, la Pivetti esclamò: e ora tocca alla 194.

Non ti sembra che l'impianto di questa legge metta in discussione il concetto stesso di laicità dello Stato?

Completamente, perché è una legge che si basa su un presupposto che racchiude un concetto non scientifico ma metafisico. Questa legge fa della morale una norma, dunque mette in discussione automaticamente lo stato laico. Anzi, vorrei precisare: fa della morale cattolica una legge. Cosa che è ancora più grave.

L'articolo 13 vieta l'aborto terapeutico di eventuali embrioni malformati...

Siamo di fronte a un vero rischio per la salute non solo delle donne ma anche dei concepiti. La possibilità di avere un emrbione malformato è molto alta. Vietare l'aborto di eventuali embrioni significa non avere alcun rispetto della sacralità della vita non solo della donna ma anche di chi deve nascere.

E', dunque, a serio rischio, la tutela della salute della donna e del concepito?

La terapia adottata è ad altissimo rischio. Così come è molto probabile accada che l'embrione abbia delle malformazioni. Anche nelle gravidanze normali si verifica un passaggio delicatissimo che è proprio l'attecchimento all'interno dell'utero. Vietare l'aborto dell'embrione malformato significa non considerare affatto la salute della donna e del concepito.

Si tratta di norme, inoltre, fortemente discriminatorie. Nei confronti delle donne single, lesbiche, oltre che delle coppie di fatto...

Concordo completamente. Qualsiasi donna ha diritto di decidere come e quando fare figli. Questa proposta legislativa discrimina la libertà di scelta della donna e del proprio corpo. Non dovrebbe interessare a nessuno se una donna è sposata, in coppia... tutto ciò attiene alla sua sfera privata. Che poi, dopo, il bambino abbia diritto a dei genitori, anche questa mi sembra una norma "cattolica", ma nella sua accezione negativa. Ma chi dice che questi genitori debbono essere sposati? Quante donne sole hanno allevato figli nella storia? Basta pensare a quanti orfani di guerra vi sono in giro. Quando dunque la guerra uccide, le donne debbono tenere i figli. Quando, poi, si tratta di scegliere debbono sposarsi? Ma chi lo stabilisce questo?
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