RASSEGNA STAMPA

11 GIUGNO 2002
ALBERTO LUCHETTI
Quel che cura in psicoanalisi

A Trieste, "primo focolare" della psicoanalisi italiana, si svolgerà da giovedì 13 a domenica 16 il XII congresso nazionale, centrato sui fattori terapeutici e le potenzialità trasformative messe in moto dalla cura psicoanalitica

"Hé me aquí a Tergeste", scrive Freud nello spagnolo maccheronico con cui, non ancora ventenne, corrispondeva con l'amico Silberstein, all'arrivo nella "bella Italia", nella "città bellissima di Trieste" che giace su un "Adriatico veramente bello" ed è "abitata da tutta una serie di dee italiane", impressione quest'ultima per la quale "fu preso da paura". Vi era appena giunto per incarico del suo professore di anatomia comparata, per dissezionare nella locale Stazione zoologica marina centinaia di anguille alla ricerca delle gonadi maschili che ne avrebbero definitivamente smentito il presunto (fin da Aristotele) ermafroditismo. E qualche giorno dopo aggiunge: "Dato che non è concesso sezionare gli essere umani, in fondo non ho nulla a che fare con loro". Circa trent'anni dopo, eccolo ancora in viaggio a Trieste, dove l'inaspettata possibilità di realizzare il suo desiderio di visitare Atene determina un "umore curiosamente cattivo", che rovina l'intenso piacere che quel viaggio potrebbe procurare, e una certa incredulità: "troppo bello per essere vero". Passeranno ancora trent'anni e questo episodio triestino, nonché le emozioni provate durante la successiva visita all'Acropoli ateniese, saranno infine "dissezionate", analizzate come un'esperienza di estraniazione, derealizzazione e depersonalizzazione, così da individuarvi un disturbo della memoria e una scissione dell'Io, un'"autodissezione" che si rivela essere segretamente l'ultima risorsa di fronte all'inquietante diffrangersi e sfumare dell'identità personale.

In quei sessant'anni e nello spazio tra quelle così diverse dissezioni, matura la psicoanalisi. Cioè il passaggio dalla biologia della sessualità alla sessualità infantile, fantasmatica e inconscia con la scoperta della pulsione come una "seconda natura" depositatasi nell'uomo, mediante la rimozione, per effetto del suo rapporto con l'altro dotato di un inconscio; dal cervello e dalla mente all'apparato dell'anima con una sua topica, una sua dinamica e una sua economia; dalla psicologia della coscienza (allora) e degli inconsci, della cognizione, della memoria, delle emozioni e delle motivazioni (oggi) alla metapsicologia dell'inconscio sessuale; da una concezione unitaria della persona a una scomposizione della personalità psichica in cui lo stesso Io si rivela parzialmente inconscio e scindibile, e non solo non più padrone in casa propria, ma talvolta nemmeno in grado di ricavarsi uno spazio nel proprio corpo e nel proprio psichismo, se non a prezzo di deformazioni e amputazioni; dal tempo lineare all'après coup e all'atemporalità dell'inconscio; dalla suggestione al metodo catartico e infine all'analisi, attraverso la fondazione di una situazione inaudita per l'essere umano, in cui è proposto e permesso dire tutto, attraverso il transfert e la via regia dell'interpretazione del sogno; dal trattamento fisico al trattamento dell'anima mediante quella "magia lenta" della parola, che, come notava Freud, ha potenti effetti perché l'uomo è fondamentalmente un animale linguistico, nel quale la complessità del linguaggio verbale contagia ogni forma di comunicazione e interazione.

Trieste, dunque, non è affatto nuova alla psicoanalisi; soprattutto perché proprio qui la psicoanalisi italiana ha trovato "il suo primo focolare" (come lo definisce Michel David), praticata per la prima volta da un allievo di Freud, Edoardo Weiss. E nei prossimi giorni ospiterà i membri della Società psicoanalitica italiana riuniti per il loro XII Congresso nazionale per discutere dei "Fattori terapeutici in psicoanalisi. Specificità e aspecificità nei processi trasformativi". Un tema che ha costantemente attraversato il movimento psicoanalitico, sia che lo si intenda come interrogativo sulla valenza terapeutica della psicoanalisi e sui meccanismi attraverso i quali si concretizza, e più in generale sulle sue potenzialità trasformative oggi; sia che ci si riferisca alle diverse possibilità e condizioni di applicazione a forme di malessere e a disturbi psichici specifici e variabili, quali quelli che mettono in discussione la possibilità stessa che si stabilisca una relazione e una cura, sempre più frequentemente affacciati all'orizzonte dello psicoanalista.

Se la psicoanalisi si propone - secondo una celebre definizione di Freud - innanzitutto come un metodo di indagine di processi psichici altrimenti pressoché inaccessibili, in secondo luogo come un procedimento terapeutico e infine come una serie di conoscenze che gradualmente delineano una nuova disciplina scientifica, allora fin dall'inizio è evidente come essa abbia dovuto misurarsi con le tensioni irriducibili nonché i paradossi che ne discendono: ad esempio quello tra conoscenza e terapia, tra ineludibilità di una domanda di guarigione e necessità di sospenderla per farne un motore di trasformazione. E, ancora, tra emozione e cognizione, pensiero e azione, esperienza e significato. E, naturalmente, tra coscienza e inconscio, tra rappresentazione e affetto.

Se quelle tensioni svaniscono, rischia di collassare la finestra aperta dalla psicoanalisi sul funzionamento dell'essere umano. Rischia di collassare, per esempio, se la psicoanalisi viene appiattita sulla sua dimensione terapeutica o invece la si sradica dalla sua situazione pratica e la si isola dal suo metodo specifico; se la si schiaccia su un'ermeneutica e una narratologia o al contrario su un biologismo; se la si rifonda sulla base di altre discipline ritenute più fondamentali oppure la si estende a base di ogni psicologia; se si cede al pansessualismo o viceversa alla desessualizzazione della psicoanalisi, riducendo la sessualità alla sua dimensione manifesta e comportamentale ed espungendola quindi dal livello basilare di funzionamento dello psichico, in questo modo vanificando una delle scoperte essenziali di Freud; se si comprime la relazione analitica sul "qui ed ora" e sul "tu ed io" o la si sprofonda invece in un altrove e un originario resi misticamente ineffabili.

Così, il tema congressuale mostra immediatamente la sua rilevanza concettuale e teorica. Specie oggi che, avendo le discipline limitrofe riguadagnato quegli ambiti che la psicoanalisi, supplendo ad esse, ha dissodato dischiudendoli all'indagine scientifica, si apre l'opportunità di ritrovare una più precisa definizione del campo, del metodo e dell'oggetto psicoanalitici, evitando colonizzazioni o confusioni con quelli di altrui competenza e permettendo dunque di scoprirne le reciproche, complesse articolazioni. Solo così può essere messa a fuoco la specificità di una cura psicoanalitica che le tante conoscenze acquisite in oltre un secolo di storia permettono realisticamente di proporre all'essere umano per una possibile trasformazione della sua vita, anche solo verso il raggiungimento di quella "infelicità comune" e quel "disagio della civiltà" di cui parlava Freud.

Insomma, forse oggi un fattore terapeutico essenziale della psicoanalisi - questa volta anche nel senso di cura della psicoanalisi - sta proprio in una serrata "battaglia" teorica che, dissipando equivoci, incoerenze e false tolleranze, permetta di definirne meglio il posto nel contesto delle scienze e, di conseguenza, dei "trattamenti" dei disturbi mentali, nonché tra gli strumenti di comprensione dei malesseri che attraversano la società. Perché solo stabilendo che vi sono teorie false e teorie vere (nei limiti della verificabilità e nel rispetto della falsificabilità che già Freud dava prova di conoscere bene), ipotesi plausibili o improponibili, concetti coerenti o contraddittori tra loro, è possibile quell'autentico confronto che contribuisce al progresso di una disciplina. Ricordando che la psicoanalisi mira a formulare delle verità su un oggetto, che è l'inconscio, e che, come diceva Freud, "la relazione analitica è fondata sull'amore della verità", benché lo psichismo umano non mostri una particolare inclinazione a riconoscerla.
inizio pagina
vedi anche
Il mondo dell'uomo