RASSEGNA STAMPA

9 GIUGNO 2002
EMILIO GERELLI
Ambiente migliore in Italia allarme nel resto del mondo

Il rapporto ignora del tutto lo scetticismo di Lomborg

Italia promossa agli esami di qualità ambientale?  Forse sì, poiché è almeno una sufficienza il voto implicito che emerge dalla severa analisi di un esaminatore competente: Legambiente («Ambiente Italia 2002», Edizioni Ambiente, Milano 2002, euro 19,80).  Ogni anno con benemerita precisione questa Associazione scruta con la sua lente i principali trend di quello che per fortuna rimane il Bel Paese.  In passato, se ne usciva spesso raccapricciati: emergenze, ritardi nel recepimento delle direttive europee, e via lamentando.  Non così, almeno in parte, per il 2001, attentamente analizzato da una squadra di esperti con la guida intelligente di Duccio Bianchi.

Intendiamoci, da buona associazione ecologista, che ha anche la missione del lamento perenne per svegliare i reprobi, Legambiente non si spreca in lodi esplicite dei progressi fatti.  Ma dall'analisi matter of fact compiuta, emergono miglioramenti.  L'Italia è fotografata in 100 aspetti strategici della situazione ecologica ed economica, riassunto con eccellenza comunicativa in una sola pagina ciascuno, con poche righe illustrative e un grafico. Il giudizio è sintetizzato in un indicatore rappresentato da un faccino: soddisfatto, indifferente, o deluso.  Ebbene, sui 100 fenomeni considerati, per 39, quindi più di un terzo, l'indicatore è un viso ridente: perciò miglioramento (contro 30 indici negativi e 31 stabili).

Spigolando tra le buone notizie: per l'energia abbiamo aumentato l'idroelettrico e le fonti rinnovabili (sole, vento), meno inquinanti; sono diminuite: la quantità di energia necessaria a produrre una unità di prodotto interno lordo (maggiore intensità energetica) e le emissioni inquinanti nell'aria. In agricoltura s'è ridotto l'uso dei fertilizzanti, mentre va forte l'agricoltura biologica e i prodotti tipici: una ricchezza made in Italy.  Nell'industria è diminuito l'inquinamento della chimica, si estende la certificazione ambientale volontaria delle imprese, e i bilanci ecologici di grandi industrie.  Nei rifiuti è aumentata la raccolta differenziata e il recupero dei materiali.

Ma non mancano i reprobi.  Principale imputato la mobilità, specie in città: su otto indicatori ambientali sette sono negativi, e uno statico: cresce la motorizzazione privata, mentre la pubblica urbana si riduce; gli effetti ambientali dei trasporti sono rilevanti; i morti per incidenti stradali restano sopra i 6mila annui, concentrati nei mesi e nei giorni di vacanza a causa dell'alta velocità. Un paradosso del piacere.

A livello globale, il Worldwatch Institute pubblica pure il suo annuo rapporto ambientale sullo stato del pianeta («State of the World 2002», Edizioni Ambiente, Milano 2002, euro 21,50), confermando il peggioramento ambientale.  Quest'anno il rapporto era atteso, poiché le precedenti edizioni erano state schiacciate dal peso di 500 pagine di critica documentata di un "ambientalista scettico", Bjorn Lomborg (qui recensito il 23 dicembre 2001).  Usando le medesime fonti statistiche del Worldwatch, egli demolisce quella che chiama la "litania" ecologista negativa del Worldwatch, e dimostra che nei 16 anni coperti dai rapporti di quest'ultimo, tutti i fenomeni di cui si lamenta il peggioramento sono invece migliorati.  Ciò che non giustifica comunque l'abbassamento della guardia ambientale.

Apriti cielo!  Sullo studioso contro corrente si sono scatenati fiumi di critiche, praticamente tutte rintuzzate dal ferratissimo Lomborg.  Tuttavia, senza rispetto del lettore, nel Worldwatch 2002 le critiche sono ignorate. Solo il pur degno prefatore italiano, se la cava accennando che Lomborg è stato criticato su due riviste prestigiose.  Vero.  Ma andava pure detto che egli ha sempre risposto convincentemente, spalleggiato da altre pubblicazioni di tutto rispetto.  L'ambientalismo ha grandissimi meriti: ha svegliato coscienze e Governi; ha talora forzato la situazione per ottimi motivi, ben sapendo che la risposta operativa sarebbe stata comunque insoddisfacente; dispone di esperti seri. E' dunque sufficientemente forte per abbandonare la ridicola pretesa di onniscienza e le tediose litanie.  Legambiente è un buon esempio.
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