RASSEGNA STAMPA

5 GIUGNO 2002
ALBERTO LUCHETTI
Spazi psichici tra sogno e mito

Da domani a domenica un congresso internazionale all'università di Roma

Il sogno, come si sa, ha svolto fin dall'antichità una funzione non marginale, benché variabile, nei gruppi sociali: una funzione sacrale, oracolare o iniziatica, ma anche pragmatica di guida e mediazione con il mondo esterno. E anche per questo è strettamente legato ai miti condivisi di un gruppo e di una cultura, alimentandosene e alimentandoli a sua volta. Un nesso che fin dall'inizio la psicoanalisi ha evidenziato, spesso rilevando nel contenuto manifesto dei sogni immagini e situazioni riconducibili a noti motivi tratti da miti, fiabe e leggende, e mostrando, proprio per questo, come l'interpretazione dei sogni possa fare luce sulle spinte che originariamente hanno creato quei motivi. Entrambi, sogni e miti, risultando il frutto di una complessa elaborazione e deformazione delle fantasie di desiderio: quelle individuali, nei sogni; quelle "di intere nazioni, e cioè i sogni secolari della giovane umanità" (Freud), nei miti. Su "Sogno, mito e gruppo" dal 6 al 9 giugno si svolgerà a Roma, organizzato dalla cattedra di teoria e tecniche della dinamica di gruppo della facoltà di psicologia dell'università "La Sapienza", un congresso internazionale che raccoglierà psicoanalisti e psicoterapeuti di gruppo, docenti universitari, operatori dei servizi psicologici e psichiatrici e studenti. Un congresso che, oltre a relazioni, panel e workshop, proporrà anche supervisioni di situazioni cliniche che metteranno a confronto modelli e tecniche diverse, nonché vere e proprie esperienze di gruppo, in particolare per sperimentare l'importanza, l'uso e la finalità che possono svolgervi il racconto del sogno e l'attività onirica: dal "sogno musicale" all'utilizzo di immagini fotografiche o alla produzione di immagini per catalizzare trasformazioni affettive e relazionali in gruppo, alla narrazione del sogno come forma di accordatura delle relazioni di gruppo, fino al cosiddetto Social Dreaming. Una forma di esperienza di gruppo, quest'ultima, che tende a far emergere il legame del sogno con gli affetti vissuti nei contesti istituzionali o sociali di appartenenza: "Il sogno non appartiene al sognatore", dice Gordon Lawrence, che anni fa ha messo a punto questa tecnica di gruppo ed è tra i partecipanti al congresso; "I sogni non devono essere considerati una proprietà privata del sognatore, ma qualcosa che è condiviso e messo in comune", ribadisce Claudio Neri, che con Paolo Cruciani è promotore del congresso.

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