RASSEGNA STAMPA

5 GIUGNO 2002
GIULIO GIORELLO
Da Leopardi alla Hack, stelle senza miti

"Lo spettacolo di un cielo stellato colpisce ogni uomo riflessivo", scrisse Leopardi nel "Saggio sopra gli errori popolari degli antichi" (1815). A tale "riflessione" aveva già dedicato una "Storia dell'astronomia" (1813) che muoveva dalle "stravaganze" dei primi filosofi per giungere alla più sobria scienza edificata dallo "immortal Newton" e seguaci. Critico della "superstizione" astrologica, nonostante il suo eroe avesse dato non poco ascolto alle sirene dell'astrologia, il giovane Giacomo non solo aveva tracciato un affresco degli sviluppi delle indagini sul cielo, ma aveva affrontato i temi della pluralità dei mondi, dell'eventuale vita extraterrestre e dell'infinità dell'Universo. Possiamo leggere la sua "Storia" come preambolo ai motivi di alcune delle "Operette morali" (si pensi, per esempio, al dialogo Il Copernico) e di celebri Canti, ma anche come anticipazione delle controversie che segneranno il debutto dell'astrofisica e della cosmologia scientifica. Così Margherita Hack (Storia dell'astronomia dalle origini al duemila e oltre, edizioni dell'Altana p. 643, euro 37,00), ha interpretato Leopardi in "Sette variazioni sul cielo", prendendo le mosse dalla polemica contro l'astrologia del poeta recanatese per concludere con la celebrazione del Cantico del gallo silvestre di una natura "che mai non è cominciata, e non avrà fine". Non sorprende che una figura di rilievo del mondo scientifico abbia voluto "riprendere, quasi due secoli dopo, il progetto del quindicenne Leopardi" là dove questi l'aveva interrotto, ossia all'inizio dell'800, segnato "dalla scoperta del primo pianetino, Cerere, fatta da Giuseppe Piazzi il primo gennaio 1801". Ne scaturisce una doppia Storia permeata da un comune sentimento illuministico, una passione per la conoscenza che sa fare i conti con il dolore della "caduta" di miti e consolazioni a buon mercato. Come l'autore dell'"Infinito", anche Margherita Hack è convinta che la vicenda dell'astronomia investa il senso dell'esistenza umana. Copernico ha liquidato l'illusione di un uomo al centro del cosmo; Bruno ha cancellato l'idea stessa di un centro dell'Universo. Dopo Leopardi, astronomi come gli Herschel hanno prospettato la Via Lattea come grande "famiglia di stelle", la Galassia; negli anni Venti del Novecento si è compreso che il Sole occupa una posizione periferica nella Via Lattea, e che questa non è che una galassia tra tante. All'inizio del terzo millennio c'è chi prospetta che quello che chiamiamo Universo sia solo uno tra tanti. E così la domanda del Pastore errante dell'Asia tocca l'intero "cielo".
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