RASSEGNA STAMPA

3 GIUGNO 2002
PIETRO GRECO
La clonazione terapeutica per superare il problema del rigetto

Una ricerca pubblicata su «Nature Biotechnology» dimostra che nelle mucche è possibile creare tessuti da trapiantue senza il rischio che l'organismo non li riconosca

La clonazione terapeutica può aiutare a superare il problema del rigetto e dare così un buon aiuto alla medicina dei trapianti.  Pur con tutte le cautele del caso e la neces­saria attesa di ulteriori conferme, è questa l'indicazione che viene da un esperimento condotto su mucche e realizzato negli Stati Uniti da un equi­pe di ricercatori del Children's Hospi­tal Boston, della Harvard Medical School e dell'azienda privata Advan­ced Cell Technology, specializzata in biotecnologie e già famosa per un controverso annuncio di clonazione umana.

I risultati dell'esperirnento sono pubblicati oggi dalla rivista inglese «Natu­re Bìotechnology» e, secondo An­thony Atala, lo scienziato che ha diret­to la ricerca, sono «la prova che in linea di principio la clonazione tera­peutica può essere usata per creare tessuti da trapiantare senza il rischio del rigetto».

Quello che, in concreto, hanno realiz­zato i ricercatori americani è presto detto. Hanno prelevato una serie di ovociti di una mucca, li hanno priva­ti del loro nucleo e li hanno «farciti» con il nucleo (e quindi con il materia­le genetico) di cellule della pelle prele­vate dall'orecchio della mucca da tra­piantare.  Il trasferimento dì nucleo è riuscito e le cellule così clonate sono state indotte a moltiplicarsi e a forma­re in vitro del blastocisti: questi giovani embrioni (di età non superiore ai 4 giorni) sono stati poi ìnseritì nell'ute­ro di un'altra mucca che li ha incuba­ti con successo per una 5 o 6 settima­ne.

Dopodiché le cellule prelevate dall' embrione ottenuto per clonazione so­no state utilizzate per creare tessuti di cuore, muscoli dello scheletro e reni.  Questi tessuti sono stati fatti crescere in un ambiente tridimensionale adat­to. Tutti funzionavano bene (i tessuti di reni filtravano metaboliti come in un rene normale).  Quìndi sono stati trapiantati nella mucca che aveva for­nito i nuclei originari.  L'organismo della mucca, attraverso il sìstema im­munitario, ha riconosciuto come suoi i tessuti, li ha accettati, li ha fatti sviluppare con successo e dopo varie settimane non ha manifestato alcun segno di rìgetto.

Insomma, come sostiene Anthony Atala, la clonazione terapeutica ha funzionato, Se il sistema si dovesse dimostrare efficace anche per l'uo­mo, ciascuno di noi avrebbe una fon­te praticamente illimitata di organi da trapianto da poter usare alla biso­gna senza timore di rigetto e senza problemi.

Eh no, direte voi.  I problemi ci sareb­bero.  Soprattutto di natura bioetica.  Perché molte legislazioni e moltissi­me persone non accettano affatto che si creino embrioni da utilizzare come fabbriche di organi umanì, come è avvenuto nel caso delle mucche coin­volte nell'esperímento di Boston.

E, infatti, una volta messa a punto per bene la tecnica della clonazione terapeutìca, la strada seguìta per le mucche del Massachusetts non sarà quella che verrà seguita per cercare di produrre tessuti e organi per gli uomi­ni che li attendono negli ospedali di tutto il mondo.  Nelle mucche la stra­da passa necessariamente attraverso il territorio eticamente paludoso del­la creazione di embrioni, perché in quei simpatici mammiferi non sono state trovate cellule staminali capaci di differenziarsi e produrre tessuti a píacimento.

Negli esseri umani, invece, quelle cel­lule capaci di differenziarsi esìstono, E, quìndi, la clonazìone terapeutìca umana può essere usata per produrre cellule staminali e non per produrre embrioni.  L'esperimento di Boston ha (sembra aver) dimostrato che tes­suti creatì a partire da cellule bovìne sottoposte a trasferimento di nucleo, se reimpiantate nell'organismo dona­tore del nucleo (e, quindi, del mate­riale genetico), non creano rigetto. E' quindi lecito attendersi (anche se non è lecito darlo per scontato) che tessuti senza rischìo di rigetto possa­no essere creati anche per l'uomo.  L'esperimento ha anche dimostrato che le potenzialità della ricerca scien­tifica sulla clonazione terapeutìca so­no enormi.  E che non è giusto limitar­la per motivi ideologici. O  perché al­cuni creano polveroni e tendono arta­tamente a confonderla con la clona­zione riproduttiva: cioè con la nascita di individui completi che, allo stato, non è né possibile né giustificabile.
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